Di bilanci sulle varie nazionali che hanno partecipato alla finestra dei test di novembre ne sono già stati fatti molti, anche se nessuno ha manifestato la curiosità su quale nome avrà la kermesse in futuro: tornerà a non averne uno? O ne avrà un altro ancora in modo da confondere i già confusi tifosi del nostro amato sport?
Ma andiamo subito al punto perchè oltre ad aver mostrato un certo equilibrio tra le squadre dell’emisfero nord e quelle dell’emisfero sud, questo novembre rugbistico ha anche portato a galla tutta una serie di problemi che affliggono il board di World Rugby.
Da una parte si è riusciti a rendere spettacolare e attesissimo un periodo di rugby normalmente molto meno spumeggiante. Questo è anche “merito” della pandemia che ha scombinato i calendari e i normali tempi dello sport, forzando un po’ le squadre a doversi confrontare già in ghingheri anzichè sperimentare libere e felici.
Ma il lato oscuro di questo periodo, che per verità ha origini ben più lontane nel tempo, è venuto a galla prorompente e in argomenti vari, mettendo ancora di più in luce una fame insaziabile di denari, solo in parte celata ad esempio dal primo no, anzi “ni”, al progetto di World 12s, un nuovo format ricco di investitori e investimenti (si parla di 250 milioni di cucuzze) che dovrebbe inserirsi in un calendario congestionato che già mette a dura prova la tenuta fisica e la sicurezza dei giocatori.
Che questo “ni” però possa diventare “si” a fronte di guarentigie e laute questue non è dato sapere.
“But our game needs money, whether we like it or not. We have to do something, and we have to sit around the table and communicate with each other and make sure we look after a) the golden egg (the players) and b) the game itself.” Steve Hansen, a.d. 2019

Per di più questo progetto vede come testimonial d’eccezione gli stessi personaggi che fino a pochi mesi prima sottolineavano proprio l’aspetto del player welfare e le stagioni ormai interminabili, tipo Steve Hansen, Kieran Read ed altri. Chissà perchè questo voltafaccia, forse anche qui pecunia non olet.
Ma di questo parlerò in seguito, torniamo a World Rugby.
Nuove tempeste si abbattono sulla reputazione del board soprattutto per quanto riguarda il settore arbitrale e le nuove regole/direttive che, se una volta avevano come obbiettivo primo, oltre a velocizzare il gioco, quello di semplificare e rendere appetibile lo sport ad un pubblico neofita, oggi con una aumentata attenzione alla sicurezza dei giocatori (e questo è un bene) si è rivoluzionato il regolamento rendendolo incomprensibile agli occhi del pubblico esperto e troppo legato all’interpretazione dell’arbitro.

Creando così dei veri e propri mostri, come il Rassie-rant, il video di un’ora e 2 minuti pubblicato da Rassie Erasmus questa estate costatogli una corposa squalifica. Ne abbiamo parlato in una delle dirette del B&I Lions Tour che trovate qui.
Oppure le parole di Dave Rennie nel dopo gara di Galles – Australia, in cui il coach ne dice quattro a proposito delle capacità dell’arbitro Adamson.
Troppa interpretazione, troppa confusione. Ma c’è di più, un qualcosa che ad un pubblico meno esperto è probabilmente sfuggito e che adesso mi appresto a raccontare.
Riguardo i famosi, noiosi e ormai abituali trenini pre-boxkick il board ha pubblicato di sua sponte una serie di chiarimenti alla regola che in realtà risultano ridondanti e non necessari non aggiungendo niente a ciò che già sta nel regolamento.
Uno dei chiarimenti riguarda il mediano di mischia (o primo utilizzatore in piedi) in ruck che si porta indietro il pallone con le mani anzichè con i piedi. L’azione di portare il pallone indietro con le mani secondo i chiarimenti (ma era già così anche prima) è motivo per considerare il pallone fuori dalla ruck.
A trovate un video esplicativo molto chiaro riguardante anche questa casistica.

Escono le direttive e il risultato alla prima giornata di gioco è che i mediani in pratica smettono di usare i piedi ed usano tutti le mani per portare indietro il pallone, con gli arbitri che mai considerano fuori quel pallone. Ovvero l’esatto contrario di ciò che è contenuto nei chiarimenti.
Detto tra noi, se il focus deve essere la sicurezza dei giocatori come può essere sicuro per un mediano ricevere una carica mentre si è piegati con gli occhi sul pallone e non in posizione di forza? Quale arbitro darebbe mai il via libera a un’azione del genere?
Questo a dimostrazione che anche qui, come in moltissimi altri casi, entra in gioco l’interpretazione dell’arbitro che va in campo e ci mette la faccia, a differenza dei grandi capi che stanno a sedere comodi sui loro scranni.
Quando l’intento primo dei cambiamenti alle regole era quello di velocizzare e semplificare tutto scorreva abbastanza liscio, da quando il focus si è spostato sulla player safety l’altro obbiettivo è passato in secondo o terzo piano. Ma quello che più salta all’occhio è l’enorme confusione che ha creato il susseguirsi a distanza di pochi mesi di nuove linee guida e direttive che confondono più il pubblico che i direttori di gara.
Pubblico in cui c’è chi vede una partita internazionale il sabato, vede un intervento falloso ripetutamente non fischiato e poi pretende che non gli venga altrettanto fischiato la domenica quando scende in campo.
Cara World Rugby, ci sei o ci fai? Qual’è il tuo intento? Rendere le regole e la loro applicazione più fumosa per creare dibattito? Dare vita a show televisivi e moviole tipo giuoco del calcio? Chi scrive spera sinceramente di no ma… se ci sei batti un colpo!
Concludo il pippone con una considerazione: se gli arbitri internazionali fossero selezionati per capacità e competenza anzichè in base al peso specifico della federazione di appartenenza all’interno del board forse avremmo arbitri più preparati, vero è anche che avremmo forse 5 arbitri internazionali in tutto…
