UPDATE: a questo link trovate la sentenza di World Rugby sulla squalifica di Tomas Lavanini
Non sarà un esempio da seguire ma è sicuramente un giocatore che sa attrarre l’attenzione su di se.
Tomas Lavanini per Barba Ovale è sempre un osservato speciale, che se fosse esistita la possibilità di scommetterci su forse c’avrei tirato fuori diversi soldini, come testimonia questo mio simpatico post su Instagram:
Ma nei test di novembre del 2021 Tomas Lavanini si è anche laureato in Espulsionologia: con il cartellino rosso sventolatogli contro l’Irlanda è il primo giocatore nella storia a collezionare 3 cartellini rossi con la maglia della propria nazionale.
Non solo, è anche sul podio dei giocatori con più cartellini gialli a livello internazionale (sto bricconcello), terzo a parimerito, pensate un po’, con il nostro Marco Bortolami, Jamie Cudmore e Brian Habana, tutti a quota 7 cartellini gialli.
Per completezza, Hooper è il giocatore che ha collezionato più ammonizioni (9) e in seconda posizione si trova il terza linea georgiano Vito Kolelishvili.
Lavanini alla tenera età di 28 anni ha tutte le possibilità e le carte in regola per infrangere ogni record da questo punto di vista, distribuendo spallate e papagni in faccia qua e là, planando raso erba sulle caviglie avversarie ma… scordandosi però di chiudere le braccia, altrimenti caro Tommasino niente cartellino!
E partecipando alla Rugby World Cup 2023 rischia anche di diventare il più cartellinato in assoluto ai mondiali.
Parlarne in questi termini (lo si fa ovviamente per burla) non rende il giusto merito però ad un giocatore che seppur scomposto e violento, rappresenta un qualcosa che ormai non esiste più.

Un condottiero d’altri tempi, che non porta rispetto al proprio corpo durante la battaglia, un Betsen, un Dusautoir che si è scordato le regole del gioco, un rappresententante di quella tenacia e di quella garra tipicamente argentine che con il professionismo stanno andando perse.
Sarà poi anche per l’assonanza con un certo Spartaco Lavagnini che anche solo a sentir pronunciare il suo nome viene in mente rivoluzione, agitazione, tumulto e gesta eroiche. Ovviamente con leggerezza e altro significato, ci mancherebbe.
È difficile nell’era del perbenismo fare un’ode a Tomas Lavanini, specialmente se si spendono sempre (e giustamente) parole a favore di un gioco pulito e rispettoso delle regole e dell’avversario.
Però perdonerete se chi vi scrive nutre un sentimento di tenerezza, quasi di amore nei confronti di questo gigante-non-buono. E quindi si, lunga vita a Lavanini! Se non altro per vedere se riesce a rompere ogni record e a collezionare una vagonata di cartellini.

