“Inghilterra e Sud Africa convocano sempre gli stessi giocatori!” Verifichiamolo dati alla mano

25 Ottobre 2021

Questo interessante progetto di “fact checking” coinvolge anche l’amico Ottavio Arenella di Rugbycoach8 che si è divertito a mettere nero su bianco le liste dei giocatori che sono scesi in campo dalla Rugby World Cup 2019 ad oggi, prendendo in considerazione quelle che sono le nazionali più citate nelle chiacchiere da pub, tacciate di convocare sempre gli tessi giocatori, ovvero Inghilterra e Sud Africa, mettendole a confronto con l’Australia ed infine con l’Italia, giusto per capire come funzionano le cose da noi.

Ci sono diverse premesse da fare per capire quali sono i movimenti usuali e quali quelli particolari che riguardano i famosi cicli mondiali. I tecnici delle nazionali tier 1 hanno quasi sempre mandati (e conseguentemente progetti) legati al periodo che va dalla fine di una Rugby World Cup a quella successiva. O almeno funziona così per i primi 4 anni di contratto.

Tendenzialmente quando c’è un cambio alla guida di una nazionale si vedono anche dei cambiamenti sostanziali nella rosa, per inserire giocatori giovani da far crescere come gruppo per la RWC e altri adatti al sistema di gioco del nuovo tecnico.

Andiamo dunque ad analizzare una delle nazionali che, a giudizio della maggior parte dei commentatori, ha contato per molto tempo sempre sullo stesso nucleo di giocatori, ovvero l’Inghilterra. Con il tecnico Eddie Jones spesso al centro di critiche per le sue scelte.

Ecco la prima tabella redatta da Ottavio Arenella con le varie formazioni inglesi susseguitesi dal 2019 ad oggi.

Potete clickare sulle varie tabelle per ingrandire.

Ciò che salta all’occhio è che nei 20 match disputati fino ai test di giugno 2021 ci sono diversi giocatori che hanno giocato quasi tutte le partite.

Jamie George ha saltato un solo match, quello contro gli USA alla RWC 2019. In totale 19 partite di cui 16 da titolare. Il suo “sostituo”, ovvero Luke Cowan-Dickie, conta 16 presenze di cui 4 da titolare. Sempre presente invece Owen Farrell, essendo il capitano, con una sola partenza dalla panchina. Stesse presenze anche per Ben Youngs ma con due partenze dalla panchina. Sono molti poi i giocatori che vantano 19 presenze tra cui: Maro Itoje, Tom Curry, Kyle Sinckler e Jonny May.

Al netto degli infortuni (come nel caso ad esempio di Sam Underhill che ha fatto però ritorno nei test di giugno) si può affermare, dati alla mano, che è vero che l’Inghilterra fa giocare sempre gli stessi giocatori. Ma per quanto ciò possa sembrare assurdo ci sono diverse motivazioni dietro queste statistiche.

La prima, la più ovvia, è che Eddie Jones è ancora alla guida dell’Inghilterra, che è giunta in finale alla RWC 2019, ha vinto nel 2020 la Autumn Nations Cup e il 6 Nazioni ed ha subito una battuta d’arresto solo nel 6 Nazioni 2021, quando le polemiche sul tecnico di origini australiane hanno cominciato a montare.

Ma anche qui potrebbe esserci una spiegazione, in parte certe scelte possono essere legate anche alla necessità del famoso “blocco Saracens” di giocare a livello internazionale, dato che per una stagione sono stati fermi al palo a causa della pandemia e della retrocessione nel Championship. Necessità per il “blocco Saracens” che significa soprattutto essere pronti ad affrontare il B&I Lions Tour in Sud Africa. L’ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che superato lo scoglio del Tour dei Lions, Eddie Jones ha inserito nel gruppo diversi giovani e nuovi prospetti, tra cui Simmonds, Dombrandt e Smith, riprendendo dunque il filone della preparazione al mondiale 2023.

Sono molte le ipotesi da poter fare e finalmente con i dati messi in evidenza tutto il quadro appare più chiaro.

E apparirà più chiaro anche per la prossima nazionale che analiziamo grazie alla tabella di Ottavio, ovvero il Sud Africa.

Il Sud Africa ha ripreso l’attività internazionale in ritardo rispetto agli altri competitors, essendo rimasto fermo al palo per due anni dalla vittoria alla RWC 2019 avendo rinunciato all’edizione 2020 del Championship (Tri Nations 2020). Ha comunque giocato 22 partite, considerando le 3 (quasi 4) della serie del Tour dei Lions.

Quindi abbiamo davanti agli occhi una squadra che si riaffaccia alle sfide internazionali con meno preparazione alle spalle, forte di essere campione del mondo in carica, con Jacques Nienaber nuovo head coach (ma in realtà ben poco è cambiato, essendo rimasto Rassie Erasmus anche se in veste di Director of rugby) e con evidenti problemi di spostamenti dentro e fuori dai confini a causa di una situazione pandemica nazionale molto critica.

Nonostante questo, dando un’occhiata alla tabella, appare subito evidente come in effetti ci sia un’ossatura principale abbastanza stabile nei 23 nomi, come ad esempio in mediana dove Pollard vanta 19 presenze di cui una dalla panchina e allo spot del n.9 appare quasi sempre Faf De Klerk, con Cobus Reinach e Herschel Jantjies a ruotare. Rispetto all’Inghilterra sicuramente a n.9 il Sud Africa ha molta più profondità se si pensa che Hendrikse è un valido quarto nome, anche se per il momento è fermo per un brutto infortunio.

Ci sono diversi giocatori che vantano 18 o 19 presenze tra cui Etzebeth, il capitano Kolisi, Mapimpi, Mbonambi e Lukahnyo Am ma in generale quello che si può evincere dal comportamento in fase di convocazione di Nienaber/Erasmus è che ci sia stato in realtà più ricambio o comunque più rotazione nei ruoli rispetto a ciò che sembra da fuori. Forse un po’ condizionati da numerosi infortuni dei giocatori più importanti (P.S. Du Toit su tutti) e dall’età avanzata di altri che hanno contribuito alle glorie sudafricane degli ultimi anni.

Va detto in conclusione che, nonostante una maggiore rotazione, la forza del gruppo allargato del Sud Africa è quella di essere sempre in grado di portare avanti un sistema di gioco ben definito, un vero e proprio marchio di fabbrica, e di avere sempre attori preparati al compito, nonostante molti di essi giochino in squadre diverse in Europa. Può essere un limite non avere un piano B ma avere un piano A così solido è sicuramente un grande vantaggio e i risultati ad oggi danno ragione ai sudafricani.

Una situazione di partenza decisamente diversa è quella dell’Australia. Vediamo intanto la tabella di Ottavio Arenella.

Qui ci vorrebbe un intero articolo solo per spiegare tutte le difficoltà che sta attraversando il rugby australiano, fortuna che Ottavio Arenella, oltre a produrre tabelle, ha anche fatto una bella analisi per il mensile Ovalmente, lo trovate a questo link.

Restando nell’ambito tecnico, sulla panchina dell’Australia dopo la RWC 2019 si èseduto Dave Rennie al posto di Mike Cheika, rivoluzionando la rosa come ci si aspetta quando cambia la guida di una nazionale.

Basti pensare che, in 26 incontri ufficiali disputati (compreso anche il match con il Giappone del 23 ottobre), ad indossare la maglia n.10 siano stati ben 7 giocatori, tra cui Quade Cooper e Noah Lolesio, simboli dei due aspetti che connotano questa rivoluzione: giocatori esperti che hanno bisogno di ricambio e nuovi innesti ancora giovani ed inesperti.

Un vero rebus quello che ha dovuto affrontare Rennie, diviso tra cercare di dare fiducia alle nuove leve (tra cui si annoverano però anche giocatori di grande qualità quali Kellaway, McDermott, Ikitau, Petaia e Valetini) e salvare la faccia del rugby australiano in emorragia di pubblico. Con in più l’ostacolo della Giteau Rule che non ha permesso di richiamare molti campioni dai campionati esteri a dare una mano alla causa.

Quello dell’Australia però, che ha raccolto comunque dei buoni risultati nel 2021, appare un cammino più chiaro e più lineare nell’avvicinamento alla RWC 2023, o almeno più familiare agli occhi degli spettatori. Con un gruppo piuttosto ampio di nuove leve, inserite per altro in blocco da subito nel 2020, che dovranno creare il nucleo della squadra che affronterà il mondiale in Francia.

Per concludere questa nostra analisi vale la pena dare un’occhiata a quello che succede in casa nostra, con la tabella di Ottavio Arenella dedicata alla Nazionale italiana.

Ovviamente è difficile fare un confronto diretto tra la situazione italiana e quella delle maggiori squadre tier 1. Due sole, di fatto, le squadre di provenienza dei giocatori, troppe differenze a livello di campionati domestici, di profondità nei ruoli e soprattutto poche partite giocate dalla RWC 2019 ad oggi (solo 16 match).

Essendoci poi stati ben due cambi alla guida della Nazionale, con Franco Smith succeduto a Conor O’Shea subito dopo il mondiale (e con poco tempo a disposizione per preparare il 6 Nazioni 2020 poi bruscamente interrotto a causa della pandemia) e oggi con Kieran Crowley, subentrato al posto di Smith, atteso ancora dalla prova del campo.

In più, a rendere particolare la situazione futura della nostra Nazionale, c’è la “restaurazione” dell’Italia A che, per quanto da progetto debba essere il palcoscenico internazionale per i migliori prospetti del Top 10, ad oggi appare come una vera e propria propaggine della Nazionale maggiore.

Qualsiasi sia in futuro l’applicazione dell’Italia A quasi sicuramente dovremmo vedere diversi cambiamenti nelle varie liste di 23 giocatori nella speranza di creare una minima profondità nei ruoli quasi sempre mancata alla nazionale.

Ringrazio Ottavio Arenella Rugbycoach8 per il grande lavoro e per aver condiviso con me le idee riguardanti questo argomento così dibattuto, e voi cosa ne pensate?