All’interno del torneo più antico del mondo, oltre alla coppa per il Vincitore del 6 Nazioni, esistono una serie di trofei in palio. Alcuni solo figurati, altri concreti e materiali.
A partire dal più ambito, il Grand Slam: la squadra che vince tutti gli incontri di una singola edizione del torneo. Squadra però che non viene fisicamente premiata con una coppa o un cimelio nonostante l’importanza e la risonanza del traguardo raggiunto. Dall’edizione in cui è stato inserito il sistema dei punti bonus nel 6 Nazioni, ovvero dal 2017, la squadra che ottiene il Grand Slam viene premiata con 3 punti aggiuntivi nella classifica finale. Questo per evitare che pur vincendo tutte le partite possa rischiare di non vincere il 6 Nazioni a causa, appunto, dei punti bonus.

Altro titolo che fa parte della tradizione è La Triple Crown: in palio tra le quattro Home Nations (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda) e che si aggiudica la squadra in grado di battere tutte le altre tre nella stessa edizione del 6 Nazioni. Il corrispondente del Grand Slam ai tempi in cui al torneo, che si chiamava appunto Home Nations Championship, partecipavano solo quattro squadre. Triple Crown anch’essa storicamente solo un titolo figurativo spesso indicato come “the invisible cup” ma che dal 2006 è un trofeo reale e materiale.
Esistono poi altri due “titoli” poco ambiti ma ugualmente conosciuti. Il cucchiaio di legno, o wooden spoon, affibbiato alla squadra che giunge ultima in classifica da non confondere con il white wash che indica la squadra che perde tutti i match dell’edizione. Per farla breve si può ottenere il cucchiaio di legno anche senza perdere tutte le partite.
Oltre agli elogi e gli sfottò frutto della composizione della classifica finale, esistono delle coppe assegnate a margine di scontri diretti all’interno del 6 Nazioni. La più antica è la Calcutta Cup, in palio alla vincitrice della partita tra Scozia e Inghilterra, il Millennium Trophy per la sfida tra Irlanda ed Inghilterra, il Centenary Quaich tra Irlanda e Scozia, il Trofeo Garibaldi per la sfida tra Italia e Francia, l’Auld Alliance Trophy, nato nel 2018, in palio tra Francia e Scozia e ultima in ordine cronologico la Doddie Weir Cup tra Galles e Scozia.

Dal 2022 il parco dei trofei si arricchirà di una nuova coppa, la Cuttitta Cup. Intitolata al compianto Massimo Cuttitta vedrà la sua prima edizione a Roma il prossimo weekend nella sfida tra Italia e Scozia.
Il secondo trofeo annuale a cui parteciperà l’Italia, oltre al Trofeo Garibaldi, sarà a mio avviso anche più significativo e più bello a livello estetico: ricorderà per sempre la figura di “Mouse”, eccellenza tecnica del nostro rugby, che ha svolto un lavoro egregio come tecnico della mischia ordinata tra Edimburgo e Glasgow passando per la nazionale scozzese. Un filo conduttore d’eccellenza tra le due nazionali e un grande riconoscimento ad un giocatore, tecnico e uomo straordinario, prematuramente scomparso circa un anno fa all’età di 54 anni.

Un trofeo dedicato non solo alla sfida tra le due nazionali ma che consegnerà alla storia la memoria di un uomo che ha dedicato la propria vita al rugby, così come la Doddie Weir Cup, nata nel 2018 e intitolata al nome dell’ex seconda linea di Scozia e Lions, fondatore della “My name’5 Doddie” (con il 5 a simboleggiare il suo numero di maglia). Fondazione che raccoglie fondi per la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica, da cui Weir risulta essere affetto dal 2017 e per la quale si è fatto portavoce in prima persona.
Dunque sono tante le storie all’interno delle sfide annuali del torneo di rugby più bello del mondo e in questa ottica la nascita della Cuttitta Cup assume ancor di più un significato veramente importante che supererà i test del tempo e consacrerà alla memoria dei posteri la figura di Massimo e di tutto ciò che ha rappresentato per il rugby scozzese ed italiano.
