Legacy and Business, la miscela vincente dei British & Irish Lions

13 Maggio 2025

Curiosità storiche e aneddoti sui British & Irish Lions a cura di Paolo Galardi del blog RUGBY ATLAS

Se paragonati al mondo sportivo moderno i British & Irish Lions possono sembrare un anacronismo, una reminiscenza dell’era amatoriale portata avanti solo nel nome della tradizione, ed invece sotto le apparenze si cela una realtà ben diversa.

Perché?

Perché i Lions più che tradizione sono futuro, precursori dello sport moderno (e odierno) in cui l’aspetto commerciale ed economico è prioritario rispetto ai risultati ottenuti sul campo. In fondo, sono nati per questo.

Nel lontano 1888 la visione imprenditoriale dei suoi inventori, tre “cricketers” di nome Shaw, Shrewsbury e Lilywhite, diede vita alla Selezione nel tentativo di replicare anche nel rugby un tipo di format che nel cricket stava riscuotendo un discreto successo (ed un discreto guadagno). Con l’Impero Britannico al suo apice, l’arrivo nelle colonie di una selezione con i migliori rugbisti della madrepatria alimentava curiosità e rivalità, facendo così crescere l’interesse intorno alla squadra.

L’intuizione di quei pionieri, sviluppata e migliorata da chi li ha succeduti, è riuscita a creare un unicum nel mondo dello sport che in quella maglia rossa amalgama i valori morali del Rugby con valori un po’ più materiali rappresentati dal giro di affari generato da ogni Tour.

E non può essere altrimenti.

Una squadra assemblata con i migliori giocatori delle British Isles che disputa dieci partite ogni quattro anni crea ovviamente aspettativa e, di conseguenza, un voluminoso e redditizio business sia per il Board dei Lions che per i partner commerciali.

La misura di questa aspettativa l’abbiamo avuta pochi giorni fa, in occasione dell’annuncio dei convocati tenutosi per la prima volta alla presenza dei tifosi.
Un evento di marketing inedito rivelatosi una scelta vincente vista la massiccia presenza dei fans sulle tribune della Indigo O2 Arena di Londra, andata esaurita in ogni ordine di posto, creando così un nuovo introito che si va ad aggiungere alle altre voci del già sostanzioso bilacio del Board. Tra queste, oltre ai contributi degli sponsor, vanno aggiunte sia quelle derivanti da un merchandising sempre più accattivante, come la nuova maglia con QR code integrato che permette di accedere a contenuti esclusivi, sia i pacchetti viaggio organizzati dallo stesso Board dei Lions per consentire ai tifosi di assistere ai vari incontri del Tour.

Traducendo in cifre quanto fin qui riportato, il giro di affari frutterebbe un profitto che il quotidiano The Thelegraph ha stimato intorno ai 10.000.000 di sterline, tenuto conto anche della retribuzione dei giocatori selezionati ai quali verrà corrisposto un ingaggio di 100.000 sterline ciascuno.

Concludo questo piccolo inciso con una riflessione, credo che il “modello Lions” debba essere preso come esempio di sostenibilità economico-culturale da poter estendere a tutto il mondo ovale, visto che ormai anche nel nostro sport l’importanza della parte commerciale è paritaria a quella del gioco.