Oramai da diversi anni la Francia si presenta al 6 Nazioni come una delle più forti contendenti al titolo finale. Stavolta lo fa in uno stile come sempre invidiabile: tra volti nuovi, ritorni importanti e, purtroppo, anche alcune assenze di peso. Cosa quest’ultima che accomuna un po’ tutte le nazionali partecipanti.
La buona notizia è il ritorno in squadra della coppia di stelle Dupont – Ntamack, con l’apertura di Tolosa assente per tutto il 2024 a causa di un infortunio. Coppia di giocatori di un Tolosa che sta assumendo sempre più i connotati del mostro acchiappa tutto in Europa, forte di ben 13 convocati in nazionale, ovvero quasi un terzo del totale a fronte di 14 club partecipanti al Top 14.


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42 giocatori convocati da Fabien Galthié per i primi match del 6 Nazioni, un numero oramai consueto. Come ogni anno possiamo partire da un punto fermo caratteristico della Francia: l’enorme ed invidiabile profondità della rosa.
Questo è un ciclo post mondiale che caratterizza ogni Union facente parte di questo amato sport, con ancora qualche esperimento e qualche freccia nella faretra da scoccare pur mantenendo saldo l’obbiettivo di vincere il 6 Nazioni. Ma per la Francia è ancora una volta un motivo per pavoneggiarsi, con un roster sempre e costantemente in linea con i tempi.
Se guardiamo alle statistiche la rosa dei convocati della Francia è tra le più giovani delle 6 Nazioni, terza dietro ad Italia ed Inghilterra ma mantiene un primato relativamente invidiabile, poichè è la rosa con la media di caps più tra le contendenti: 20,43
Questo significa che in questo 6 Nazioni la Francia, forte di ben 6 debuttanti, si potrà permettere di sperimentare ancora, con il match di debutto casaligno contro un Galles le cui potenzialità sulla carta sono ben ristrette.
All’interno della rosa però, oltra alla coppia mediana di Tolosa sopra citata, non mancano certo le star: a partire da giocatori esperti come Damian Penaud che ha segnato ben 6 delle 10 mete del Bordeaux contro gli Sharks sudafricani in Champions Cup, match terminato sul risultato di 66-12.
Ma potremmo citare tra gli esordienti anche Noah Nene: 20 anni, 1 metro e 92, 103 kg, primo centro (ed utility back) che si è messo in mostra con il Dax in Pro D2, in prestito dallo Stade Français. Una pedina che potrebbe rivelarsi fondamentale in assenza di nomi di spicco come Gaël Fickou e Jonathan Danty.

(Photo by Anthony Dibon/Icon Sport)
Sarà possibile per la Francia mettere fine allo strapotere irlandese? O sarà forse questo 6 Nazioni 2025 l’ennesima tappa intermedia di un progetto di crescita che non sembra avere mai fine? Esistono indizi che fanno pendere la bilancia verso la seconda ipotesi. Tra questi anche la volontà della FFR di non portare nel tour in Nuova Zelanda di questa estate i giocatori francesi che parteciperanno alle fasi finali del Top14. Con la motivazione ufficiale di “voler preservare i migliori giocatori per il Mondiale 2027” e di cogliere l’occasione per far fare esperienza a nuove leve.
Esternazioni che hanno non poco irritato i neozelandesi che si sono appellati alla “mancanza di rispetto” dei francesi ma che, vista dalla mia prospettiva, ha un senso e pure ben marcato. Non si tratta di sbruffonaggine francese, la stessa che personalmente odio dal profondo pure io, ma della presenza di un progetto ben chiaro, legato alle esigenze dello sport attuale.
Posso dirvi che personalmente non ci trovo niente di strano o anomalo, sicuramente dietro tutto questo c’è un gioco delle parti atto a rialzare l’attenzione ma fa tutto parte di un concetto di rugby professionistico che può piacere o non piacere, nessuno può sindacare sui gusti personali… ma fa parte della realtà del rugby moderno in cui chi si sa adattare ha la meglio, agli altri rimangono purtroppo solo poche briciole.
Detto questo, tornando sull’argomento principale, molto probabilmente stiamo assistendo all’ennesimo tassello del mosaico francese verso la conquista della vetta del mondo. Di certo i franzosi ci sapranno regalare delle grandi emozioni, come consueto, in questo 6 Nazioni 2025.

