Mi verrebbe da dire: non solo il disco è rotto e la puntina ormai da tempo salta sempre indietro alla solita frase, ma anche la puntina si è oramai consumata a furia di saltare.
Parlare di disco e puntina nel 2021 potrebbe risultare di difficile comprensione ad un pubblico giovane e fresco (nonostante negli ultimi anni il vinile stia vivendo un felice revival) ma rende abbastanza l’immagine di un rugby dai canoni oramai desueti, polverosi e stantii.
Di cosa avremmo bisogno oggi per rinverdire i fasti di ciò che fu il rugby italiano di circa 20 anni fa? Con i suoi dubbi e i suoi difetti per carità, ma con un’identità e una grande spinta propulsiva oramai persi nel tempo. Veicolo di messaggi e di valori che furono volano della crescita e che oggi, distorti e piegati, fanno quasi da ostacolo. Facendo risultare i rugbisti autoreferenziali, spocchiosi e noiosi agli occhi degli altri.

Ho deciso di mettere in ordine le mie idee a riguardo, suddividendole in 7 punti (anzi 6+1) che vi elenco qui sotto.
TRASPARENZA
e qui parlo soprattutto a livello federale. Dove informazione pubblica non è uguale a informazione accessibile. Nessuno può dire che ci siano verità nascoste se tutto è pubblicato nei canali ufficiali ma per poter essere davvero TRASPARENTI le informazioni devono essere anche messe in risalto o quanto meno facilmente accessibili. Non nascoste dentro comunicati che nessuno apre o sotto catene di link ridondanti.
SVECCHIARE
riferito stavolta a tutti i livelli. Chi si occupa di comunicazione deve essere al passo con i tempi che corrono, dare un messaggio fresco e moderno, un’immagine del nostro sport più legata alla realtà di oggi e meno a stilemi anni 90 fatti di riprese statiche e presentatori con la cartellina in mano, pubblicità monocorde basate su un giocatore che agita un pallone e ripete una nenia o legge un gobbo. Soprattutto bisogna che chi ha in mano la gestione della comunicazione sia avvezzo al mondo social. Da qui il terzo punto ovvero
COMPETENZA
che non significa avere per forza una laurea in scienze della comunicazione ma essere al corrente di cosa è catchy e cosa è in grado di attrarre l’attenzione, che oggi potrebbe essere diverso da ieri e domani diverso da oggi. Poi va da se che ci vorrebbe un po’ più di attenzione a scivoloni e strafalcioni vari soprattutto quando si pubblica qualcosa in un canale ufficiale. Se tanti di noi rileggono decine di volte prima di pubblicare SENZA PRENDERE UN EUROCENT non vedo perchè chi viene pagato debba tirar via.
IDEE
come già anticipato bisogna saper andare un po’ oltre al video monocorde del giocatore col pallone in mano che ringrazia lo sponsor, oppure di due giocatori che si passano un pallone sopra al cofano di una macchina. Oggi ci vuole molto poco a produrre un qualcosa che attragga l’attenzione anche con mezzi non esagerati a disposizione, chiunque può e deve farlo nel suo piccolo, a volte basta un buon cellulare. Inutile disporre di costose attrezzature hi-tech se poi le si utilizzano per produrre contenuti poco interessanti. E di cose da dire e da fare sul rugby ce ne sono a migliaia, non c’è neanche il rischio di essere ripetitivi.
EVENTI
legare il rugby a eventi sociali di altro genere non è reato. Festival, concerti e quant’altro legati ad esempio al nome di una squadra blasonata (molte già lo fanno in forma privata) oppure galà con premiazioni stagionali organizzati dalla fedrazione. Oltre a gratificare chi partecipa e chi organizza, certi eventi potrebbero attrarre tanti nuovi appassionati.
INTRATTENIMENTO
il vero tasto dolente. Se è vero che i canali istituzionali sono meno adatti allo scopo ciò non significa che debbano per forza produrre show noiosi infarciti di gloria, valori e cose alte. Stesso discorso vale anche per le pagine private e i blog. Gli ex giocatori della nazionale non sono solo dei monumenti viventi da chiudere in una teca e spolverare ogni tanto per fargli raccontare di quanto sangue hanno versato o quanto fango hanno mangiato in carriera. Spesso sono persone che hanno vissuto centinaia di momenti esilaranti che potrebbero certamente interessare molto di più che la sola carrellata pomposa e leggendaria. Oltre ai racconti epici quanto potrebbero interessare molto di più (e ne abbiamo qualche esempio sui social) una bella videoanalisi, una classifica settimanale dei migliori passaggi, delle migliori mete o delle immagini più buffe dai campi. Lo fanno un po’ dappertutto, noi in Italia siamo allergici all’intrattenimento, molto meglio la retorica.
Ecco i primi 6 punti chiave, veniamo dunque al punto per me cruciale, quello su cui batto spesso e continuerò a farlo imperterrito, come una vera e propria mission personale.
CANALE A TEMA
gestito dalla Federazione Italiana Rugby, con le dirette (o le repliche) delle partite dei massimi campionati europei di club, al netto della possibilità di acquisirne i diritti televisivi. Un canale che possa contenere spazi di intrattenimento, rubriche, approfondimenti e perchè no tutto il massimo campionato italiano. Il Top 10 (o qualsiasi denominazione avrà in futuro) prodotto come si deve, con replay, grafiche, statistiche e commentatori. Qualcuno potrebbe obiettare “eh ma è una grossa spesa” io invece lo vedo più come un grande investimento, fatto oggi per richiamare sponsor (e appassionati ovviamente) domani.
Diamoci una svegliata. Altrimenti guardiamoci negli occhi, ammettiamo di voler rimanere mediocri, uno sport di nicchia, senza nuovi ingressi se non dal minirugby (però poi voglio vedere quanti ragazzi una volta cresciuti saranno stimolati a rimanere solo per il gioco e per lo spirito di sacrificio) e sopratutto senza fidelizzare chi nello sport già c’è.
Si parla tanto di dropout nel passaggio da minirugby a rugby juniores adducendo sempre motivazioni fisiche e sociali, mai nessuno si chiede: cosa offriamo ai ragazzi? Intendo a parte ciò che fanno in campo. Perchè è facile tenerli al campo finchè i genitori ce li portano ma quando altri interessi (motorino, amore, altre cose poco edificanti tipo droghe ed alcohol) si fanno spazio e attraggono gli adolescenti non possiamo rispondere con la merendina del discount e il succo di frutta nel cartone.

Applausi!
Ho riletto di nuovo il tutto e confermo gli applausi.
Dei vari punti, credo che quelli che andrebbero affrontati per primi siano quelli che toccano la FIR e non perchè “debbano fare tutto loro” ma perchè è palese che la Federazione debba essere la prima non solo a dare l’esempio ma, molto più in concreto, a fornire opportunità e soluzioni.
Assolutamente imprescindibile dovrebbe essere la tv tematica, perchè un contenitore dove mostrare il Top10 o come si chiama in modo organico e dove poter trasmettere anche ogni evento che non viene prodotto/mostrato altrove è fondamentale. Uno spazio tv da sfruttare per questo e per ogni tipo di contenuto che ora, quando c’è, vaga disperso per il web.
Tasto dolente è anche quello della trasparenza, che io abbinerei anche ad un vero problema di fruizione: le notizie non solo sono poche e lacunose, ma si fa anche una fatica del diavolo a trovarle. Aggiungo che il sito FIR, francamente, è parecchio vetusto: ha una struttura da sito di negozio di quartiere e quando lo apri tutto ti sembra meno che il biglietto da visita e il contenitore di una federazione milionaria che, in virtù della (triste) presenza nel 6N, si vende come di punta.
Il più grande rimprovero che faccio io a FIR, però, è il sistematico e continuo allontanamento dalla base, non senza snobismo, la creazione di quella sorta di astronave chiamata Nazionale, che sta lì sopra e galleggia sulle nostre teste, virtualmente staccata da quelle che sono invece le sue basi. Ci sono voluti due decenni per scattare due foto ai nazionali con le maglie dei club che li hanno formati… Ci vuole più coinvolgimento, vicinanza, anche riconoscenza, in fondo, perchè tutto nasce da lì.
Nello sport USA, i mega pro tra i mega pro, restano per tutta la carriera e la vita legati alla loro università, sempre ricordata in ogni scheda insieme alla high school e, io l’ho visto in NFL, sempre citata da ogni giocatore nella clip pre-partita: nome, cognome e università di provenienza, come a dire “se sono qui, lo devo a dove sono stato prima”.
Per quanto riguarda il resto, sono super d’accordo sul discorso sul fare le cose con attenzione, perchè basta niente per far passare un messaggio di trascuratezza, fino al menefreghismo.
Il rimprovero che faccio alle società, invece, è quello di credere spesso troppo poco nella comunicazione e nella sua importanza: ciascuno nel suo piccolo può fare molto e oggi con i social a portata di mano con ogni smartphone non ci sono scuse. E’ certamente vero che i piccoli contenuti locali di ognuno non incontreranno quasi mai l’attenzione di molta gente al di fuori del contesto, ma non importa: bisogna comunicare sempre, far sapere cosa si fa, ingegnarsi per creare contenuti e per attirare attenzione, poca o tanta che sia.
Il rugby è bello e si può “vendere” bene ma si scontra contro la scarsa conoscenza e diffusione mediatica generale di cui soffre in Italia: possiamo provare ad uscirne solo se si innesca una cascata che dall’alto coinvolga tutti, una cascata di modi e spazi, di contenuti e di stimoli.
Ciao e buona Pasqua!
Ciao e buona Pasqua!
bella risposta! daccordo su tutti i punti! avresti potuto scriverci su un articolo con tutte queste informazioni, ti ringrazio tanto di averle invece condivise qui! per quanto riguarda la comunicazione a livello locale nel mio piccolo sto cercando di organizzare qualcosa che porti il locale in mezzo ad informazioni di più ampio respiro, non un progetto a breve perchè anche se locale a me non piace fare le cose tirate via. come giustamente osservi anche te, non tutto il locale può essere appetibile al di fuori delle quatto mura quindi alternalo al “globale” forse può fare da trampolino. ottimi i tuoi spunti, grazie di nuovo e buona pasqua!