Italia A, Top 10 e “alto livello”: facciamo un po’ di chiarezza

4 Novembre 2021

Dalla presentazione della prima lista di convocati dell’Italia A, anzi forse già dalla triste presentazione del massimo campionato italiano, ovvero il Top 10, si è alzata una gran nube di polvere tra polemiche, chiacchiere e commenti di ogni tipo.

Va precisato che purtroppo dietro a questi argomenti si sta muovendo una battaglia tutta politica che parla direttamente di pancia e rende marginali i contenuti tecnici della disputa.

Tutto nasce dalla campagna e dal programma elettorale dell’attuale Presidente federale Marzio Innocenti, in cui si dice molto chiaramente che l’esperienza delle Accademie, così come sono oggi, è da ritenersi conclusa. Spreco di denaro, risultati che latitano eccetera.

Va da se che chi per queste accademie lavora si senta tremare la terra sotto i piedi e, nell’inconfondibile stile italico, abbia fatto ciò che è possibile per salvare il salvabile. Nonostante, a mio avviso, il focus debba essere non che fine fanno i lavoratori ma che fine fanno i ragazzi che queste accademie stanno frequentando e quelli che dovranno farlo nel futuro prossimo.

Nel frattempo però qualche chiarimento lo si è avuto con la nomina di Franco Smith a responsabile dell’Alto Livello del rugby italiano. Grazie alle sue parole che non lasciano grossi spazi a fraintendimenti (almeno a mio avviso).

Il progetto per l’alto livello si dovrebbe basare su alcuni pilastri, il primo è la nascita delle “Accademie U23“, con sede presso le due franchigie di Parma e Treviso, dove i giovani prospetti possano misurarsi nel livello del campionato URC e possano tornare ai club di Top 10, rimanendo sotto il loro controllo quando non impegnati con le franchigie.

Il secondo pilastro alla base del progetto per l’alto livello è la ri-nascita dell’Italia A (tenetevi forte perchè è qui che si genererà l’onda d’urto).

Con le parole di Smith (e non con le chiacchiere portate dal vento) appare chiaro che, visto che in questa stagione la URC e gli impegni della Nazionale non si sovrappongono e per le franchigie è fondamentale vincere le partite, ci sarebbero meno “finestre” a disposizione dei giovani per fare un minutaggio importante dunque ecco che l’occasione di poter giocare con l’Italia A si fa ghiotta e importante per questi ragazzi delle “Accademie U23”.

Leggete da qualche parte che l’Italia A debba essere la selezione dei migliori del Top10? Io no e non c’è scritto neanche nelle parole di Smith.

Aggiungo che, dalla rivoluzione della Regola 8 di World Rugby, ovvero quella che legifera sulla Ammissibilità a giocare per le squadre nazionali di rappresentanza, non essendo più ammessa come “seconda rappresentativa” l’U20 nasce la necessità di un nuovo contenitore per poter equiparare gli stranieri di interesse per la Nazionale.

Fin qui credo sia tutto abbastanza chiaro. Purtroppo però nella narrativa si inserisce un elemento di disturbo, un elemento che non so se vada interpretato come semplice espressione colloquiale o se faccia bene qualcuno a dargli risalto e strumentalizzarlo, ma resto sulla narrazione.

Questo elemento di disturbo, al quale pare che in molti si siano appigliati, è il fatto che Innocenti nella disgraziata conferenza stampa di presentazione del Top 10 stagione 2021/22 abbia detto, rivolgendosi ai capitani delle 10 squadre partecipanti, ripresi tutti di schiena, che l’Italia A sarebbe stata un’occasione anche per “loro” di mettersi in mostra a livello internazionale, parola più parola meno.

Mi sorge il dubbio che qualcuno da quella frase abbia sottointeso che l’Italia A sarebbe stata il palcoscenico per i giocatori di Top 10, un po’ poco se messo a confronto con le parole di Franco Smith, ma può darsi sia colpa mia e che mi sia perso qualche passaggio.

Quello che so per certo è che non credo abbia grosso senso nell’intento di lavorare per l’alto livello e formare i nostri giovani per il livello internazionale, mettere su una squadra per far giocare i giocatori del Top 10 come se fosse un contentino, una passerella o un momento di soddisfazione personale.

ATTENZIONE: non credo neanche che sia il palcoscenico giusto per i giocatori di 28/30 anni che non trovano minutaggio nelle franchigie.

Una volta lette bene le dichiarazioni di Franco Smith sul progetto Alto Livello e viste le possibilità che offre l’Italia A, questa deve essere formata da giovani italiani e talvolta qualche straniero che interessa equiparare. Stop.

Se avanza posto ben vengano quei pochi del Top 10 che meritano di fare una prova che magari scopriamo un nuovo fenomeno ma non ci dimentichiamo che a oggi il Top 10 è ben distante dal livello dell’URC, figuriamoci quello internazionale.

Questa Italia A deve servire ad allargare il bacino di giocatori a disposizione della Nazionale maggiore, deve servire a far giocare i giovani prospetti ad un livello importante. Il resto è, come dicevo all’inizio dell’articolo, politica, fuffa, chiacchiere che per me stanno a zero.

Concentriamoci e convinciamoci semmai che per far funzionare qualsiasi progetto di alto livello oggi sia necessario ristrutturare e dare una forma decente al massimo campionato italiano che può, anzi deve essere, la palestra dei talenti nostrani.

Se davvero si vogliono aumentare i numeri non serve aumentare i contenitori, bisogna aumentare la produzione e migliorare i contenitori che già ci sono, anche se questo richiederà molto tempo.