Zebre Rugby e FIR: manovre scellerate e imminente naufragio di un patrimonio del rugby italiano

15 Gennaio 2022

Trovare un filo per provare a mettere insieme tutte le magagne che stanno dentro ed intorno alle Zebre è impresa ardua e ad andare alla rinfusa si rischia di fare lo stesso errore di pressappochismo di chi ne gestisce l’immagine.

Avevo comunque già accennato in questo articolo ad alcuni dei temi che tratto qui sotto.

Provo dunque ad andare per macroaree, dove la prima, quella che salta più agli occhi e fa più danni in assoluto è l’area della comunicazione. Lo so, sono ripetitivo ma repetita iuvant, o almeno spero.

il modello comunicativo delle Zebre: deaf, dumb and blind

In un mondo che gira intorno alla comunicazione e ai social network la nostra amata FIR e la sua costola (rotta) Zebre hanno deciso da anni di sparire dai radar, di non comunicare, di farlo in caso tramite messaggi e immagini prossimi al ridicolo.

Parliamo per ora delle Zebre, che ampliare il discorso anche alla FIR per quanto sia parallela e complementare, renderebbe questo articolo un tomo da 10 kg. Il male annoso della franchigia è la qualità delle immagini proposte: spot noiosi e sempre uguali stile RTV38 dei primi anni 90, un sacco di campagne di sensibilizzazione e solidarietà ma niente dal campo… e tanto altro. Oggi ci si presenta davanti una questione ancor peggiore.

Dal nuovo corso, guidato da Michele Dalai, ci si aspettava un cambio di rotta a livello comunicativo ed eravamo anche partiti abbastanza bene, con il Pres. impegnato a fare dei simpatici post sui social in cui via via faceva indossare la maglia zebrata a personaggi del mondo dello spettacolo. Poco, sicuramente… ma era un poco che era comunque molto di più dello zero assoluto che c’era prima, ed eravamo solo all’inizio. Dalai non è certo uno che non ne sa di comunicazione, anzi già nel 2016 quando si avvicinò per la prima volta alle Zebre il progetto era incentrato proprio sulla comunicazione.

Dunque mi chiedo: cosa è andato storto nel frattempo?

Perchè il cambio di rotta c’è stato, in peggio. Da Parma giungono comunicati striminziti, non si giustificano neanche più le scelte tecniche (l’esonero di Bradley, la partenza di Pescetto, l’acquisto di Fox-Matamua che spero di aver scritto bene). Quando esce un comunicato o una notizia sulle Zebre si aprono due strade: la prima è quella del disinteressato/ignorante che commenta “toh, un altro acquisto del c…” oppure “eh ma perchè non le chiudiamo e usciamo dal URC?!”. La seconda è quella dell’appassionato che è costretto ad aprire Google e andarsi a cercare qualche particolare in più.

Perchè cristo santo dal recinto del Lanfranchi guai se esce una mosca! Con tutti i protagonisti, dal giocatore al dirigente a quello che pulisce i bagni, tutti daccordo a fare trincea intorno.

attenti a trincerarsi e provocare che poi sappiamo tutti come va a finire…

Il danno che viene fatto e che tutti lì dentro ignorano è che nell’ignoranza e nella nebbia il pubblico si muove creandosi in testa idee di ogni tipo e sproloquiando su questa povera franchigia, aumentando il senso di spreco, di sotterfugio, di magnamagna generale.

Quindi a questo punto le cose sono due: o davvero lì dentro c’è tutta gente che vive distaccata dalla realtà e non capisce due cose basilari messe in croce oppure, e qui però mi potrei anche incazzare, lo si fa apposta per approfittarsi dell’ignoranza media mista a mancanza di iniziativa polemica vera degli appassionati del rugby italiano, detto in parole brevi: CI PRENDONO TUTTI PER IL CULO.

Sinceramente non credevo che la situazione in cui versavano le Zebre fino a un anno fa potesse peggiorare, non credevo che potesse farlo con le premesse e le persone che vi sono subentrate (poche, e di quelle poche solo poche sono buone a qualcosa) ma adesso siamo arrivati a un punto di non ritorno.

Il Pres. Dalai si risvegli dal torpore, ci mandi un segnale di SOS e proveremo a salvarlo noi, che ci può anche stare che gli ordini imposti dall’alto siano questi e allora tendo volentieri una mano e offro, se ce ne fosse bisogno, i miei spazi per una replica. Altrimenti che ci spieghi, lui o il suo superiore Pres. Marzio Innocenti, il perchè di questa deriva assurda a livello comunicativo.

Ma la comunicazione non è il solo male ovviamente, ci sono molti segnali che qualcosa all’interno delle Zebre non vada (per dirlo con diplomazia).

L’ultimo è arrivato dalle convocazioni della Benetton, pardon, della Nazionale italiana per le prime giornate di 6 Nazioni: 5 giocatori su 33 provengono dal Lanfranchi trincerato. Qualcuno ha giustamente obiettato che è normale così, io ribatto che così è (se vi pare).

Allora che fine ha fatto la franchigia per lo sviluppo dei giovani talenti per la Nazionale? Forse la stessa fine del progetto Accademie U23, annunciato e mai esplicato? O forse semplicemente bastava dire che ci sono dei problemi qua e là? Tipo troppi casi di positività, giocatori infortunati, mancanza di allenamento, non ci sono più le mezze stagioni.

E invece? NIENTE! NULLA! Ci si continua a chiudere dietro un muro di silenzio che ha dell’omertoso.

A che frutta un atteggiamento del genere? Alle Zebre no di certo visto che nella carenza di informazioni fioccano i commenti negativi, i “chiudiamo tutto”, i “portiamo tutto a Padova”, i “mangiapane a tradimento” eccetera.

E allora signori miei mi perdonerete se insinuo che in questo modus operandi io ci vedo del marcio. Mi perdonerete se ci vedo una subdola volontà di smantellamento che sta per smettere di strisciare inosservata e comincia a tirare su il capino.

E attenti bene, cari “appassionati”, che nella tragedia delle Zebre le vittime siamo tutti noi. Anni di investimenti milionari che vanno in fumo, l’investimento soprattutto del Lanfranchi, che se non lo avete mai visitato al suo interno vi invito a farlo.

Un ambiente dove si respira una professionalità che purtroppo non c’è realmente, un potenziale inespresso, ambienti che potrebbero servire alla comunità rugbistica italiana per ospitare la formazione di tecnici, arbitri e quant’altro, incontri e scambi di informazioni con chi opera nell’alto livello e dico le prime cose che mi vengono in mente. Ci vogliamo privare pure di tutto questo?

Se la risposta è si, mi arrendo… evidentemente ho un’idea del bene del rugby sbagliata.

Non vi voglio annoiare troppo con questa tragedia, presto ci sarà una diretta sulla pagina Facebook di Barba Ovale in cui approfondiremo i perchè della frana delle Zebre e tutte le sue implicazioni, questo articolo vuole essere uno sfogo, un sasso buttato nella piccionaia, un invito a chi legge ad approfondire le tematiche e ad interessarsi a questo scandalo.

Inoltre spero (ma ci spero poco in realtà) che chi di dovere si senta chiamato in causa e voglia almeno tentare di giustificare in qualche modo questo sfacelo che ci presenta davanti agli occhi.