In occasione della partita di Challenge Cup tra Zebre e Bristol Bears ho avuto il piacere di avere l’accredito stampa ed accedere al Lanfranchi, dopo circa 5 anni di assenza, con una veste nuova e soprattutto con possibilità nuove.
La volontà di assistere al match va però di pari passo con quella di verificare con mano se e come è cambiato l’ambiente del Lanfranchi, dopo un mio articolo particolarmente critico dell’anno scorso che, se da una parte fece clamore, dall’altra mi permise di conoscere più da vicino coloro che in qualche maniera erano stati bersagliati da quelle critiche. Con la volontà ovviamente di concedere loro prima di tutto il diritto di replica.
Il contatto diretto allora fu con Simone Del Latte, Media Manager delle Zebre con il quale, una domenica pomeriggio, parlammo per più di due ore al telefono. Io aperto ad ogni tipo di spiegazione e chiarimento, lui disponibile ad ogni critica. Un incontro da cui entrambi credo che abbiamo avuto modo di trarre arricchimento.
Finalmente, dopo aver promesso decine di volte “vengo a trovarvi” ho colto un’occasione al volo e sono andato a Parma, carico di emozione per il ritorno in un luogo “familiare” e di curiosità di vedere come sia cambiato.

Dire che l’accoglienza è stata calorosa sarebbe un eufemismo: tra tanti sorrisi e tante strette di mano, ho potuto finalmente incontrare Michele Dalai, Amministratore Unico delle Zebre, dopo quasi un anno dall’avermi nominato Monsieur Barba ringraziandomi per averlo risparmiato dalla mia tempesta di guano. Si è subito dimostrato gioviale e disponibile, ma non ne dubitavo.
Oltre alle sue doti nel campo della comunicazione, chi lo conosce me l’ha descritto come un fiume in piena e in effetti non sta fermo un attimo! Ma nel momento in cui lo incontro di nuovo in un momento di quiete prima della fine dell’intervallo, si concede un attimo e mi accoglie con un “Dè!” al quale rispondo “eh no! io so di Siena mica di Livorno!” e lui “si ma io son mezzo livornese!”
Ecco… un difetto ce lo doveva avere anche lui, no?
A fine partita abbiamo avuto comunque modo di scambiare ancora due parole, con la promessa di incontrarci di nuovo a breve al Lanfranchi ma soprattutto con la mia promessa di non arrivare di nuovo allo stadio solo un’ora prima del kick off, altrimenti è logico che poi non lo trovo.

Battute a parte, in mezzo a tutto questo si sta svolgendo un match, Zebre – Bristol Bears di Challenge Cup. Una partita dai due volti, entrambi meritevoli di disamina: un primo tempo molto positivo, concluso in vantaggio sul 6-0 contro i Bears che non commettono l’errore dell’andata e vengono a Parma con una formazione schiacciasassi, e un secondo tempo calante che inizia con un bel botta e risposta e crolla rovinosamente con 3 mete subite negli ultimi 10 minuti, per un risultato finale di 11-34.
Trovate il mio resoconto della partita a questo link.
Oltre ad un commento “leggero” sul match vorrei soffermarmi qui su alcuni aspetti che, nella mia seppur breve visita (ma ci tornerò presto), ho avuto modo di toccare con mano.
Il primo è il problema atavico della fidelizzazione del pubblico. A Parma purtroppo in passato non è stato fatto gran che per far appassionare i tifosi locali alla squadra di rugby di più alto livello della città. Se vogliamo essere pignoli non è stato fatto gran che in generale ma questa diventerebbe una polemica sterile.
Le ultime volte che venni a vedere le Zebre lo stadio era sempre piuttosto pieno, a memoria l’ultima in assoluto dovrebbe essere in occasione di uno Zebre – Munster del 2018, ma anche con tanta gente a vedere la partita non si percepiva grande atmosfera e l’impressione era che la maggior parte fossero lì più veder giocare Munster dal vivo che per supportare le Zebre.

Ieri allo stadio c’erano circa 1000 persone, poche rispetto ad una media intorno ai 2500, mi dicono che sia anche a causa del ponte di S. Ilario durante il quale le scuole sono chiuse e molti vanno via da Parma. Ma nonostante questo ho percepito più calore, più gente appassionata alla squadra e all’ambiente e questo, se si verificasse anche con lo stadio più pieno, sarebbe un passo avanti molto molto importante. Quindi sotto questo aspetto gli attuali gestori hanno ricevuto da parte mia un feedback molto positivo.
Veniamo dunque alla parte “tecnica” riguardante il gioco del rugby e alla gestione dei giocatori, che poi è il bersaglio grosso di tutte le critiche.
Negare che le Zebre abbiano una crisi enorme e profonda di risultati sarebbe da stupidi, però affermare che giocatori e tecnici stiano là sereni e si sentano appagati dal “posto fisso” è altrettanto falso e anche sotto questo aspetto ho notato un discreto cambiamento.
Nel passato dopo una sconfitta, tra i giocatori potevi comunque vedere qua e là qualche sorriso, per fortuna non su tutte le facce, accompagnati da parole come “siamo soddisfatti del lavoro svolto nonostante le imbarcate, anche se si perde siamo ancora qua, che possiamo fa? mica ci possiamo lamentà!”

Ieri invece, nonostante un primo tempo per il quale la squadra si è guadagnata gli applausi, nelle facce di tutti, dai giocatori ai tecnici ai dirigenti, si leggeva tanta rabbia, ma per fortuna anche consapevolezza dei propri mezzi e di ciò che necessita un correttivo tecnico o attitudinale. Sicuramente a livello di atteggiamento in senso lato c’è poco da criticare.
Data la situazione di scoramento dovuta alla sconfitta ma soprattutto a come è arrivata, ho preferito evitare di dilungarmi su critiche riguardanti la gestione dei giocatori italiani anche in ottica Nazionale, argomento che vorrò comunque chiarire presto, ma data la disponibilità di tutti al dialogo sono comunque voluto scendere un po’ più nel particolare ed oltre ad aver analizzato insieme a Roselli quali sono le aree specifiche che necessitano di più intervento, va sottolineato un netto cambio di tendenza rispetto alle prime uscite di stagione, dove le Zebre subivano nel primo tempo per poi rendersi protagoniste di grandi recuperi ma troppo tardivi.
Oggi grazie anche ad un cambiamento nel metodo di lavoro, come segnalato dallo stesso Roselli, i giocatori riescono ad entrare in campo con un’intensità diversa che purtroppo però alla lunga risulta in un grande consumo di energie. Con un conseguente calo di lucidità che porta a discostarsi dal game plan, a concedere calci di punizione in sequenza e a troppe iniziative personali velleitarie da chi è riuscito a conservare un po’ più di carburante.
Dunque il prossimo step, che richiede però grande maturità, è riuscire ad implementare una fase di “gestione” della gara senza però correre il rischio di tirare troppo i remi in barca e subire il ritorno dell’avversario, per risolvere il problema di “disciplina” intesa da Roselli non solo come quella nei confronti del regolamento ma anche come rispetto del piano di gioco.
In conclusione di serata ho avuto modo di salutare anche il presidente della F.I.R. Marzio Innocenti che è risultato critico ma giusto nei suoi commenti nei confronti delle Zebre, riconoscendo una piccola crescita tecnica che è sotto gli occhi di tutti ma che non basta e non può bastare, con il mio augurio che le ultime iniziative prese dalla federazione possano portare a fare un altro step nella giusta direzione. Iniziative delle quali ha parlato in diretta con Roberto Marelli di Bulldog Rugby Supplies insieme a German Fernandez, Direttore dell’Alto Livello e Formazione Poli di Sviluppo e Francesco Grosso, Responsabile Promozione e Sviluppo. Intervista che trovate a questo link.

Ho gradito che Innocenti non si sia lasciato andare a frasi del tipo “si ma stiamo lavorando bene, siamo a buon punto, la situazione è molto positiva, si ma siamo ancora qua… eh già!” sentite e risentite nel passato, dimostrando lui come tutti coloro che ho incontrato e che rivestono incarichi nella franchigia, una grande capacità di autocritica e nessun senso di appagamento.
Il lavoro da fare è ancora tanto, sia a livello tecnico che a livello gestionale, ad oggi riconosco la volontà di lavorare sodo e migliorarsi da parte delle Zebre, ma ovviamente continuerò a tenere sotto controllo la situazione.
A margine di questa bella serata vorrei ringraziare di nuovo Del Latte per la sua disponibilità, ma soprattutto Roberto Marelli di Bulldog Rugby Supplies perchè mi ha fatto divertire come un pazzo!
A presto!
