Nelle ultime settimane, vuoi per i risultati sensazionali della Nazionale al 6 Nazioni, vuoi perchè su blog e pagina ho spesso parlato di investimenti e investitori, vuoi perchè siamo in campagna elettorale, sento spesso tirar fuori un argomento sul quale però non si fa mai approfondimento. Dando per assodato con rassegnazione che le cose stiano così e non ci sia soluzione.
Mi verrebbe da dire così è (se vi pare).
Perchè in realtà la questione della mancanza di interesse verso il rugby da parte di investitori importanti non è così netta e marcata ma richiederebbe una serie di considerazioni.
Innanzitutto dire che il rugby non sia appetibile a prescindere è incorretto, sarebbe più corretto dire che non lo è in questo momento e per come è gestito e viene gestito da anni, ma questo lo approfondirò più avanti.
Nessuno sport è inappetibile a prescindere e mi piace sempre portare come esempio la Ego Handball, squadra di pallamano senese che, grazie ad una campagna comunicativa molto presente e costante, riuscì a suscitare molto interesse a Siena.
Sto parlando di pallamano, sto parlando di una squadra che è arrivata a Siena quasi dal nulla. Tralasciando tutta la storia che c’è dietro ma segnalando, per correttezza, che questo successo è stato frutto di investimenti di un privato appassionato e di una serie di circostanze legate allo sport stesso, come l’acquisizione del titolo sportivo del Tavarnelle che militava in serie A, oltre all’interesse della Federazione a posizionare la pallamano nelle città importanti, anche in Toscana.

Non è fondamentale adesso approfondire la storia della Ego Handball ma mi soffermerei solo su alcuni aspetti importanti:
- l’investitore
- l’interesse della Federazione
- la possente campagna pubblicitaria
E un discreto successo di pubblico, per quanto fulgido ma… ricordo ancora che si sta parlando di pallamano.
Dunque credo che come esempio possa essere abbastanza calzante per dimostrare che nulla è inappetibile in senso assoluto, lo è solo in senso relativo. Soprattutto se si parla di attrarre pubblico, anche dal nulla.
Ovviamente non si può neanche affermare che tutto sia possibile e che le cose vadano alla grande, così come non si può incolpare il fato per la mancanza di importanti investimenti. Ci sono delle cause, alcune difficili da affrontare, altre un po’ meno, altre ancora in cui la responasibilità viene da chi questi investimenti dovrebbe provare ad attirarli, anzi, dovrebbe lavorare alacremente per attirarli.
E vorrei porre l’attenzione proprio su queste cause, per evitare il pressappochismo e la rassegnazione con cui di solito si liquida questo argomento.

Tra le cause più difficili da affrontare c’è la grande mancanza di cultura sportiva in Italia, mancanza che riduce a pochi visionari il gruppo di persone in grado di creare o investire su progetti a medio/lungo termine per la crescita del proprio sport. Visionari che spesso si trovano a scontrarsi con manfrine politiche che portano, nella successione delle gestioni, a voler ogni volta distruggere ciò che ha fatto il predecessore per rifare tutto da capo, mettendo dentro “chi mi pare” e investendo su tutt’altro. Per farla breve manca quella continuità che sarebbe l’elemento chiave per un progetto a medio/lungo termine.
Buttarsi poi su un progetto a lungo termine significherebbe probabilmente non raccoglierne i frutti o non vederne riconosciuti a pieno i meriti e le lodi, dunque senza cultura sportiva prevale l’interesse personale e la voglia di mettersi in mostra che fanno tendere verso progetti a breve termine ed exploit isolati, con l’investimento di molte più risorse relativamente agli effetti benefici dei progetti stessi.
Tutti gli sport italiani hanno vissuto di brevi epoche segnate da grandi glorie seguite poi dal nulla cosmico e l’oblio: quando Tomba vinceva si era tutti sciatori, quando Schumacher vinceva tutti seguivano la Formula 1, oggi che Sinner vince siam tutti tennisti, tutti nuotatori con Rosolino, tutti ciclisti con Pantani eccetera eccetera.
Mai che da queste performance ci sia stato qualcuno in grado di alzare la mano e dire “perchè non proviamo a creare qualcosa per il futuro adesso che le risorse ci sono?” ma figurati! Meglio ingrassare come maiali subito e chi se ne frega di chi verrà dopo.
Questa non è ovviamente l’unica causa ma ce ne sono molte altre, potremmo citare anche un’altra causa tra quelle più difficili da estirpare, ovvero la crisi economica che dal 2009 attanaglia il pianeta, i vari crack di Tanzi, Cragnotti e compagnia bella che soprattutto nel rugby e soprattutto in certe zone a vocazione rugbistica hanno avuto effetti nefasti. L’importante però è che questo non venga usato come scusa.
Perchè alla fine dei conti, se si va ad analizzare bene e senza il paraocchi, di investitori sia in passato che in presente ce ne sono stati a disposizione, non troppi e non con chissà che fondi a disposizione ma neanche così ininfluenti, anzi…

Vorrei poter portare degli esempi ma mi limito a segnalare che in passato è spesso successo (più spesso di quanto si creda o di quanto i più sappiano) che a cordate di investitori con denari e know how disponibili per il bene del rugby sia stata data una bella pedata nel culo. “Ma come mai?” vi chiederete.
Perchè spesso gli investitori, soprattutto quando si tratta di aziende che operano nel campo della comunicazione, vogliono quantomeno partecipare, poter posizionare elementi all’interno dei CDA, poter avere almeno un minimo di controllo sull’investimento. Altrimenti sarebbero donatori, non investitori e di donatori davvero non ne esistono o sono una rarità.
Ed è forse qui che nasce il misunderstanding? Forse la gente vede gli investitori come gente che mette il burro e se ne va? Beh se fosse così allora questo articolo non basterebbe a colmare una lacuna così grossa.
Tornando però alla questione degli investitori malvisti, molti ignorano che qualcuno via via ha bussato alla porta e gli è stato risposto picche, altri addirittura sono stati lasciati soli nelle difficoltà per fare le forzine. Perchè è molto più importante mantenere uno status quo fatto di posti di lavoro e buste paga date a persone che non muovono paglia o che, peggio, tirano indietro. Di interessi politici che passano avanti agli interessi sportivi, importanti solo a parole.
Il problema dunque non è l’assenza di interesse, non è la mancanza di investitori ma la solita politica e la ricerca di meri donatori. Che non vuol dire che là fuori ci siano fior fior di magnati pronti ad iniettare denari a valanga ma che spesso affermare che non ci sono investitori è o una scusa o una risposta tranciante, a seconda di chi lo afferma.
