No, non è una puntata di Che fine ha fatto Carmen San Diego? ma a questo link potrete vederne una e fare un bel tuffo nel passato.
Quinto episodio della rubrica dedicata ad una domanda che, da povero ignorante, mi posi per la prima volta circa 3 o 4 anni fa a proposito di Christian Leali’ifano che al tempo vinse la sua lotta contro la leucemia per poi tornare alla grande a calcare i palcoscenici più famosi di Ovalia, con la maglia dei Brumbies e della nazionale australiana, prendendo parte anche alla Rugby World Cup 2019.
Ogni tanto la domanda mi viene in mente con diversi soggetti, il che non significa per forza che abbiano smesso di giocare o che siano finiti nella serie C rumena ma più semplicemente che altri riflettori, diversi diciamo, siano puntati su di loro.
Ed eccoci dunque alla domanda di rito: che fine ha fatto Ayumu Goromaru?
Se The Honey Badger, protagonista dello scorso episodio della rubrica, si può considerare un personaggio rilevante oltre che un ottimo giocatore, oggi siamo al cospetto di un vero e proprio mito ed idolo delle folle, dalla carriera molto altalenante fatta di picchi altissimi e stagioni mediocri.
Ayumu Goromaru è una pedina fondamentale del Giappone di Eddie Jones nonchè il protagonista assoluto dello storico Giappone – Sud Africa 34-32 alla RWC 2015, mettendo a segno ben 24 punti su 34. Un mondiale che ha del mitologico se si pensa che il Giappone non giunse agli ottavi di finale solo a causa dei punti bonus.
Un mondiale su cui Goromaru lascia il segno non soltanto dalla piazzola ma anche assestando degli interventi difensivi sempre puntuali e dominando nelle sfide aeree.
Performance strabilianti che gli valgono nel 2016 prima un contratto con i Queensland Reds in Super Rugby e poi quello più controverso con Tolone per cui divenne il giocatore di rugby più pagato della storia, 1,6 milioni di euro a stagione tra stipendio e sponsor.

C’è solo un piccolo problema, ovvero che la fama forse comincia a dare alla testa del nostro campione che, per utilizzare le parole dello stesso Eddie Jones, in quel periodo era più impegnato a girare spot pubblicitari che ad allenarsi sui calci piazzati. Inoltre a Tolone aveva trovato una concorrenza abbastanza agguerrita visto che il suo compagno di ruolo rispondeva al nome di Leigh Halfpenny.
La prima stagione francese frutta 5 misere apparizioni coronate da un bello zero nel tabellino. Strano per il giocatore giapponese più prolifico di sempre con 711 punti in 57 tests. Fatto sta che il contratto triennale viene rescisso dopo un anno per volontà neanche celate di entrambe le parti. Goromaru nel 2017 fa dunque ritorno agli Yamaha Jubilo, dove tutto ebbe inizio e dove quest’anno a fine stagione 2021 pare che appenderà le scarpette al chiodo.
Ma volendo “quantificare” questa fama al dilà delle mere cifre degli ingaggi, potrei fare alcuni esempi piuttosto calzanti della Goro-mania.

Come quando i compagni di squadra ai Reds si lamentarono che il Reds Fan day si trasformò nel Goromaru day: l’intera seppure poco numerosa, comunità di giapponesi di Brisbane si riversò a fare la la fila per ottenere l’autografo del loro beniamino.
Dopo la RWC 2015 Goromaru viene certificato “Maestro dei Ninja” dal Japan Ninja Council, poichè i suoi movimenti in campo ricordano molto lo stile dei guerrieri spia giapponesi. Ninja Council nato poco tempo prima per promuovere nel mondo il turismo in Giappone attraverso l’interesse per la cultura dei ninja, dunque la figura di Goromaru viene considerata di grande impatto mediatico e commerciale. Gli viene anche fatta una statua in bronzo a dimensione naturale che lo ritrae proprio nella posizione della sua routine del calcio che lo ha reso famoso.
Addirittura pare che il tempio di Seki Zenkoji, nella prefettura di Gifu, sia stato preso d’assalto dai visitatori dopo il mondiale 2015 perchè, pensate un po’, la statua del Buddha alta 3 metri presente all’interno del tempio tiene le mani giunte in una posizione che ricorda molto quella di Ayumu Goromaru mentre si prepara a calciare.
Roba dell’altro mondo, è vero, ma ampiamente documentata e con prove fotografiche come potete constatare qui sotto.


La particolare routine del calcio di Goromaru si è evoluta e formata poco prima della RWC 2015, poichè prima dell’avvento delle “mani a preghierina” in più occasioni il nostro Ayumu si è rivelato decisamente poco efficace, come in un match durante il tour del Galles in Giappone nel 2013 in cui Eddie Jones ha rischiato più volte l’infarto per urlare improperi dietro alla sua futura star Ayumu Goromaru, quel giorno decisamente poco preciso dalla piazzola.
Questo post è frutto della segnalazione di Samuele Bulletti. In più, avendo risposto in maniera corretta al QUIZZONE che ho proposto sulle mie pagine social, saluto in ordine:
Altri suggerimenti hanno fatto si che ci siano in cantiere nuovi episodi di Che fine ha fatto? Vi ringrazio tanto e potete commentare sia qui sotto sia sulle pagine social di Barba Ovale.
