Galles – Scozia 6 Nazioni 2010: quando il finale di una partita si perde tra poesia e leggenda

20 Maggio 2020

A volte mi trovo in difficoltà a descrivere le emozioni che provo quando vedo partite di rugby epiche, con risultati in bilico o decise da giocate fantastiche. In queste situazioni, per provare a coinvolgere il mio interlocutore, so che posso portare qualche esempio lampante tipo il drop di Wilkinson che valse la Coppa del mondo all’Inghilterra nel 2003 oppure più recentemente il drop di Sexton dopo 41 fasi per la vittoria contro la Francia al 6 Nazioni.

Ma quando devo condividere certe emozioni con persone che magari conoscono poco il nostro sport calo sempre il mio asso nella manica.

Se si va a cercare negli archivi, e questo vale per tutti gli sport, si trova sempre quell’evento che riesce ad assumere un carattere di epicità e drammaticità assoluto, universalmente riconoscibile. Mi vengono in mente ad esempio i rigori di Italia-Brasile ai mondiali di calcio del ’94 o la vittoria di Olivier Panis al GP di Formula 1 di Montecarlo nel ’96.

Per me, per quanto riguarda il rugby, quando si parla di vera emozione, di brivido, di epicità l’esempio principe è rappresentato dal finale della partita tra Galles e Scozia al 6 Nazioni 2010.

Ok è vero, la Scozia finisce la partita in 13 a causa di 2 cartellini gialli ma… le facce dei giocatori piegate dalla stanchezza, l’intensità degli interventi nonostante la tremenda fatica, le urla dello stadio e dei telecronist, due voci storiche del rugby gallese, Eddie Butler ma soprattutto l’inconfondibile Johnathan Davies, sono per me tutte cause di grandi brividi. Ma non mi voglio dilungare oltre, stavolta voglio lasciar parlare le immagini. E sarei curioso di sapere da chi legge se gli hanno suscitato le stesse emozioni.