Italia e 6 Nazioni: argomentazioni efficaci di detrattori sempre più attenti

3 Marzo 2022

La partecipazione dell’Italia al 6 Nazioni non è in discussione, possiamo dormire sereni. Siamo stakeholders, dovremmo buttarci fuori da soli, possiamo perdere anche in tripla cifra tutte le partite ma nessuno può toglierci di là.

Certo, e finchè le argomentazioni di chi ci vuole fuori dal torneo rimangono in stile “siete brutti e cattivi, con voi non giochiamo più” è un po’ come se gli stessi detrattori provassero a buttare giù il nostro castello a colpi di cerbottana.

Quest’anno però comincia a montare tutta un’altra offensiva, come se nell’aria qualcosa stesse cambiando.

Diciamocela tutta, il problema nostro ad oggi non sono i pessimi risultati nel 6 Nazioni, visto che come ho detto, a parte un enorme senso di frustrazione e disinnamoramento, quei pessimi risultati non ci precludono i benefit economici (che sono anche rimasti gli unici) derivanti dalla partecipazione stessa.

Il problema grosso sono le pessime condizioni in cui versa l’intero movimento in Italia.

E attenzione, finchè le cose andavano male ma in maniera quasi accettabile, stabile se non altro, si poteva vivacchiare, mangiucchiare e andare avanti. Tanto che ne sanno gli altri di cosa combiniamo in casa? Loro vedono solo il 6 Nazioni.

Però negli ultimi tempi l’offensiva si è spostata, qualcuno comincia a ficcare il naso in casa nostra, fiuta il marcio (e te credo, con quanto ce n’è arriverà la puzza perfino oltre la Manica) e comincia a scoprire che non solo non ci meritiamo di stare nel 6 Nazioni ma non abbiamo neanche minimamente imboccato la strada per provare a meritarcelo a breve.

Questa mattina mi è stato segnalato un articolo di Gordon D’Arcy sull’Irish Times che dovrebbe contenere le solite polemiche trite e ritrite, le solite statistiche negative, le solite impressioni del redattore che dice di essersi annoiato allo stadio.

E invece c’è di più…

In questo articolo si scava nel profondo della realtà rugbistica italiana, se ne delinea un quadro non dettagliato ma puntuale.

Quel quadro che tanti in Italia non vogliono accettare e capire, che dicono che la politica nel rugby non esista, sono ancora intrisi nelle fandonie della retorica spicciola e del “ma quanto è bello il nostro massimo campionato” ma attenzione signori, la cosa tremenda è questa: leggendo l’articolo di D’Arcy è disarmante come tutto ciò che dice sia vero e inappuntabile.

Si denuncia ad esempio il fatto che ogni cambio di presidenza si traduca solo nello stare a guardare mentre si smantella il lavoro della precedente, più attenti ai bisogni della propria agenda che a quelli del movimento.

Si prende d’esempio il lavoro egregio svolto da Laporte in Francia per trovare un accordo tra nazionale e Top14, che è stato il vero volano per lo sviluppo della nazionale stessa. Mentre in Italia il Top10 stenta ad essere fucina di nuovi talenti per la Nazionale, bloccato com’è dagli interessi personali delle singole società e, aggiungo io, privo di una consorzialità che potrebbe essere garantita da una lega, partecipata anche dalla federazione stessa e che negli ultimi 10 anni è stato lentamente e malamente ridotto ad un campionato dilettantistico. Ma questo è un altro big problem che meriterebbe di essere sviscerato a parte.

Si parla del lavoro svolto da Aboud che nei suoi 6 anni di contratto ha creato i presupposti per degli ottimi risultati a livello di nazionali giovanili ma che non solo non si è tradotto in nulla per la Nazionale maggiore, per i problemi descritti poco sopra, ma che sta anche per essere smantellato per i motivi detti ancor più sopra.

ATTENZIONE: non sto difendendo la precedente gestione o puntando il dito su quella attuale, sto solo sottolineando come D’Arcy centri in pieno il problema dicendo che non c’è una continuità sui progetti a lungo termine, tutto nasce e muore ad ogni cambio di presidenza, buttando via l’acqua sporca e il bambino. L’importante è non rallentare l’avanzamento del progetto nuovo, anche a discapito delle esigenze del movimento. Non conta tenere il buono e lavorare su ciò che non funziona, conta seguire l’agenda.

Questo forse D’Arcy non lo sa, ma in politica dalle nostre parti funziona sempre così, non solo nel rugby.

E potrei continuare a sottolineare su quanti punti D’Arcy abbia effettivamente ragione ma vi invito a leggere l’articolo linkato sopra e farvi un’idea, sarei curioso di vedere se qualcuno di voi trova qualcosa di opinabile tra le sue parole.

E perchè questo dovrebbe fare paura?

Perchè finchè la promessa che “un giorno torneremo grandi, non vi preoccupate!” poteva essere un buon muro di difesa, oggi si scopre non solo che non basta più, non solo che tutti ormai comincino a capire che sono promesse da marinaio perchè nel frattempo in casa si persiste da anni a fare tutto al contrario, ma si percepisce anche che il muro di cinta in realtà è di cartapesta, vuoto come vuoto sta diventando il recipiente delle nostre speranze in un futuro rugbistico migliore.

D’Arcy poi mette addirittura in dubbio anche la bontà delle nostre passate vittorie, presuntuoso questo D’Arcy vero?

So già che i complottisti diranno:

  • che combinazione: Aboud è irlandese… un articolo sull’Irish Times… ma dai…
  • seee… come minimo D’Arcy sarà amico di Ascione, è tutto pilotato!
  • per buttarci fuori ormai non sanno più cosa inventarsi!

Eppure signori il muro scricchiola.

Perchè oltre all’offensiva dei detrattori delle altre 5 nazioni si fa sempre più forte anche lo sconforto di qua dalla barricata. Mai mi sognerei di dire che dobbiamo uscire dal 6 Nazioni, ho già parlato troppe volte dell’importanza della nostra presenza sia in termini economici che di sviluppo, ma la parte obbiettiva di me che dice sempre “dobbiamo lavorare per meritarci davvero di stare nel torneo”, che fino ad oggi almeno mi ha fatto un po’ da salvagente, comincia pure quella a sgonfiarsi.

Perchè si scontra con la realtà di un movimento che non avanza mai, che anzi continua a perdere pezzi, con riforme che dovevano essere l’unica nostra salvezza ma che invece ci stanno facendo fare il passo del gambero, con un “cambiamento” che a parte farci sbattere la faccia su quanto il lavoro svolto negli ultimi anni sia stato pessimo non ha prodotto niente di positivo ad oggi. E tra poco faremo il bilancio del primo anno, non siamo ad un mese dall’insediamento.

Mentre quella che dovrebbe essere l’informazione mantiene i soliti toni da eterna campagna elettorale, noi contro loro, il vecchio contro il nuovo, senza mai entrare nel merito delle problematiche, senza proporre possibili soluzioni, mettendo sempre al centro le persone e i personaggi e mai le questioni programmatiche.

Con questi presupposti ditemi voi per favore come poter dormire sonni tranquilli.