In nome del fair contest in queste settimane di ritorno al rugby giocato abbiamo assistito ad un paio di nuove ricette di spezzatino: uno in salsa Aotearoa e uno all’australiana. Battute a parte quello che è saltato più agli occhi è stato l’alto (per il rugby australe) numero di calci di punizione fischiati dagli arbitri, a tutto svantaggio dello spettacolo. Ma c’è di più.
La speranza del tifoso medio era quella di vedere un rapido adattamento ai nuovi canoni regolamentari, magari più lento per chi già va in campo ogni weekend e deve rincorrere la soluzione ma rapido per chi nel frattempo ha avuto modo di studiare nei minimi particolari i match in video e magari ha potuto applicare in allenamento nuove tecniche per evitare i falli. A mio modesto parere in Australia sono invece più indietro dei neozelandesi.

Già nella seconda giornata del Super Rugby Aotearoa si erano potuti notare alcuni cambiamenti nel modo di attaccare. Prima si dialogava con difese che, complice il ritmo forsennato, contestavano ben poco il breakdown. Il compito di rompere gli equilibri, avanzare e creare momentum era delegato per larga parte al lavoro individuale (fisico ma molto più spesso atletico) del portatore di palla, dando vita a corse e mosse estrose alla base dello spettacolo australe. Con l’aumento delle possibilità di recupero diretto o indiretto per la difesa si è dovuto ricorrere a corse più conservative, a maggiori movimenti senza palla, ad un lavoro più attento e soprattutto più puntuale del primo sostegno. I neozelandesi sembrano esser stati abbastanza bravi ad adattarsi dunque la situazione si sta lentamente stabilizzando.
Per quanto riguarda il Super Rugby AU si può anche dire che era la prima volta in campo ma non può essere una giustificazione visto il materiale abbondante a disposizione dei video analists. Troppi ancora i CP fischiati nel breakdown, solo il lavoro del portatore a terra è stato fatto con decenza mentre troppo spesso sono state fischiate pulizie davanti al portatore. Forse, essendo questo movimento un qualcosa fino ad oggi studiato ed applicato di proposito, in quanto innaturale e già al limite delle regole in precedenza, dovrebbe essere più facile da evitare per non incappare nella punizione. Invece numerose entrate cosiddette “laterali” sono state fischiate da ambo i fronti.
Personalmente mi è sempre piaciuto pochissimo questo tipo di lavoro, troppo più simile ad un blocco da football americano che a un qualcosa proprio del rugby, dunque ho salutato con gioia il giro di vite che è stato deciso ed applicato. Ma trovo comunque grottesca la frequenza di fischi su questo fallo. Dall’altro lato probabilmente gli arbitri australiani sono stati un po’ meno ligi al dovere rispetto ai colleghi neozelandesi, mi spiego meglio: nel Super Rugby Aotearoa i fischi sono abbondanti, è vero, ma si tiene d’occhio molto di più la linea del fuorigioco, gli interventi pericolosi sia sul placcaggio che sul breakdown ecc. L’impressione data invece dall’arbitro Nic Berry è stata quella di un certo lassivismo, permettendo troppo spesso delle salite difensive ben oltre il fuorigioco e placcaggi degni del Rugby League. Non vuole essere la mia un’accusa diretta a Berry ma piuttosto uno spunto per una riflessione più ampia.
Va bene il giro di vite, benissimo essere pignoli ma l’omogeneità di giudizio dove sta?

Credo sia assurdo e spero dunque non accada che, a fronte dei molti CP fischiati per le “nuove regole”, per salvaguardare lo spettacolo si cominci a chiudere un occhio su altre infrazioni. Cosa sempre successa, è vero, altrimenti il giro di vite non sarebbe arrivato. Ma davanti ad un cambiamento così grande e difficile da digerire per le squadre (tra l’altro già alle prese con tutte le problematiche organizzative dovute alla pandemia ancora in corso) essere pignoli probabilmente sarebbe la migliore soluzione. Sfugge un po’ al momento il rapporto causa/effetto tra le nuove direttive e l’interpretazione degli arbitri sul campo ma sicuramente non sarà sfuggito agli osservatori di World Rugby dunque la speranza è che ben presto ci siano nuove delibere a riguardo. Lasciamo però che siano le squadre ad adattarsi rapidamente al cambiamento e non viceversa.
Anche perchè è vero che mediamente l’utente europeo poco segue e poco apprezza il rugby dell’altro emisfero, ma è altrettanto vero che prima o poi queste nuove regole o nuove interpretazioni arriveranno alle nostre latitudini e ci coglieranno forse impreparati. In un rugby già malato di frammentazione come il nostro, dove per anni si è lavorato per aumentare il tempo effettivo di gioco, questa nuova realtà rischia di essere una vera e propria catastrofe. Urge dunque che alla stretta sul regolamento sia affiancato un costante lavoro di osservazione ed aggiornamento ma più che altro è fondamentale trovare l’omogeneità interpretativa, sia per agevolare il gioco per le squadre sia per salvaguardare la credibilità dei giudici di gara.
Piccola nota a margine: l’applicazione della regola 50/22 aggiunge spettacolo e a me personalmente piace, in Italia l’abbiamo già sperimentata in questa stagione. La nuova regola che dice se un difensore annulla schiacciando un pallone, dopo averlo portato nella propria area di meta, riavvierà il gioco con un drop dalla linea di meta, con la difesa schierata ad almeno 5 metri di distanza e il pallone deve viaggiare per almeno 10 metri sinceramente non mi sembra un bel vedere.
