Accade di rado di vedere due casi di head clash (contatti testa contro testa) in un stessa partita, a 25 minuti di distanza, praticamente identici se analizzassimo la partita senza replay. Ancora più raro che due eventi così simili abbiano due diversi outcome: il primo punito con un cartellino rosso ed il secondo con un giallo.
Verrebbe da fare una battuta ma… è raro pure che entrambe le chiamate siano giuste ed ineccepibili, peraltro gestite dando dei particolari che ci aiutano a capire meglio determinati falli e come essi vengono gestiti a livello regolamentare.
Si astengano quelli che si fanno prendere dai raptus di nostalgia del tipo “tutte manfrine! ai miei tempi erano entrambi play on, va bene la sicurezza ma così si esagera!” eccetera, anche se qui troveranno una dettagliata disamina su cosa differenzia un tipo di fallo da un altro o due sanzioni diverse per uno stesso fallo.
L’intenzione di questa analisi non è affermare o meno se ci sia una deriva del nostro sport verso il calcio o cose di questo genere, l’analisi serve ad altro ovvero permettere al pubblico di capire quali sono i processi decisionali messi in atto dagli arbitri, attraverso un esempio molto valido e particolare nella sua unicità.
Quindi sedetevi comodi e cominciamo: la partita in questione è Ospreys – Scarlets di United Rugby Championship, l’arbitro è Craig Evans.
Qui sotto, il video con tutto il processo decisionale, fondamentale per capirne la gestione.
Dal fischio di inizio alla prima interruzione di Evans passano quasi 5 minuti, 5 minuti di gioco continuativo sono davvero tanta roba!
Peraltro Evans ferma il gioco perchè si è creata una situazione di pericolo (dunque il gioco riprenderà con una mischia a favore della squadra che per ultima aveva il posesso) e non perchè ci sia un’interruzione naturale per un’infrazione, quindi chissà quanto ancora si sarebbe potuti andare avanti!
Proprio per questa interruzione Evans chiede al TMO informazioni sul giocatore assistito a terra dai medici, su segnalazione del GDL, per poter giudicare l’accaduto e se sia necessaria una sostituzione temporanea ed un protocollo HIA o Head Injury Assessment protocol.
Dalle immagini si ha la conferma del contatto testa contro testa, quindi a questo punto Evans opta per un “formal check”.
Dal seguente formal check appare chiaro il contatto e si possono evincere due cose, una ufficiosa ed una ufficiale.

La parte ufficiosa è quella che ci permette di apprezzare la differenza tra un gesto fortuito ed uno volontario e la spiegazione chiara è racchiusa nelle parole di Evans quando dice:
7 red is upright making the tackle, he could have got lower to make a genuine attempt of a tackle
e questo spiega come questo NON sia un evento fortuito ma un gesto volontario, perchè il giocatore avrebbe avuto la possibilità di abbassarsi e non l’ha fatto, dunque la sua posizione è volontaria.
La parte ufficiale è quella che rientra nell’analisi da protocollo di questo tipo di incidenti/falli (ricordandoci che si parte dal rosso e si cercano fattori mitiganti):
is not a passive tackle for me, 7 is coming in to the tackle, is not a passive act… I can’t see any mitigation… I’m a red card him…
e la questione sul passive tackle tornerà fuori tra poco nella gestione del prossimo evento.
Fin qui posso serenamente concludere che l’analisi di Evans è perfetta secondo il regolamento. Vorrei solo aprire una piccola parentesi: perchè il TMO non è intervenuto prima segnalando l’head clash all’arbitro? Forse è stato più rapido il GDL? A mio avviso si sarebbe risparmiato un bel po’ di tempo, vista anche l’attenzione di WR sull’argomento “perdite di tempo”, appunto.
Procediamo verso il secondo episodio dunque, partendo di nuovo dal video con tutto il processo decisionale.
Stavolta l’audio ci è purtroppo meno di aiuto nelle fasi iniziali ma il copione pare essere identico: giocatore a terra, segnalazione da parte del GDL di un potential head to head contact, chiamata di Evans al TMO (e non viceversa, anche stavolta), formal check.
Stavolta anche i commentatori sollevano la questione della perdita di tempo.
Premesso che non è necessario per un arbitro fare un confronto tra due episodi simili e che si debba limitare a giudicarli entrambi con lo stesso metro di giudizio senza metterli in correlazione, forse in questo caso afferma che it’s different solo perchè sollecitato da una domanda a riguardo.
I don’t see a dominant tackle here… I see a passive one… for this I see a mitigation here for a yellow card…
there is a step from Scarlets 10, however there’s a passive tackle from the Ospreys’ n. 10 and for that reason I might yellow card
quindi ci sono due fattori mitiganti tra cui viene data priorità al fatto che il placcaggio non sia dominante, che sia un placcaggio “subito”.
Di nuovo, a mio avviso, un’ottima disamina da parte di Evans per altro scevra da ogni tipo di pressione per la decisione presa 25 minuti prima.
Fa sorridere la frase, detta con grande naturalezza, alla fine del processo: “let’s explain this now though…”
Dovrebbe far pensare, il problema non è tanto il processo decisionale o il tipo di decisioni prese quanto la capacità di comprenderle da parte del pubblico, la soluzione non è semplicificare il regolamento o togliere libertà di gestione agli arbitri.
Una soluzione, sempre secondo la mia opinione, potrebbe essere quella di mettere il più possibile a disposizione del pubblico “il sapere” e permettere a chi segue lo sport di capire meglio cosa accade in campo.
Di certo non spiegando la regola a pappagallo ogni volta che c’è un fallo, che può avere la sua utilità ma risulta pure noioso e ridondante, ma creando piattaforme dove certe decisioni sono analizzate e spiegate per un pubblico più ampio possibile.
Potrebbe essere un’idea buona per World Rugby, intanto… non c’è di che, è stato un piacere fare la mia piccola parte!
