Rugby e pandemia: il Super Rugby Aotearoa sarà a porte aperte. E tutto il resto?

9 Giugno 2020

La notizia di questi giorni dell’apertura del Super Rugby Aotearoa al pubblico ha un sapore particolare. Da un lato, grazie alla copertura di Sky, anche noi tifosi boreali potremo finalmente rivedere delle partite live (si comincia sabato mattina alle ore 9 italiane in diretta con Highlanders – Chiefs su Sky Sport Uno), dall’altro ci torna in mente una domanda tremenda: ma da noi quando ripartiremo?

La natura isolata del territorio neozelandese ha permesso questo che dalle parti nostre sembra un miracolo. Anche le franchigie australiane, da poco tornate in campo per gli allenamenti, si stanno organizzando per una ripartenza in formato domestico con il ritorno di Western Force dopo 3 anni dal divorzio con le altre del Super Rugby. Se in Italia, per ovvi e validi motivi, ancora non si sa nulla sulla ripresa dei campionati, nel resto del continente qualcosa si sta muovendo. Per quanto riguarda la Gallagher Premiership inglese la data di ripresa dei campionati (sospesi e non annullati) è fissata per il 15 agosto mentre è da poco iniziato il ritorno agli allenamenti con norme e regole simili a quelle emanate anche dalla FIR in Italia. Probabilmente non sarà una ripartenza facile e si giocherà a porte chiuse, ma sarà sicuramente un passo importante verso il ritorno alla normalità. Il Top 14 francese invece naviga ancora in acque tempestose, le voci si rincorrono di settimana in settimana, l’ultima idea parrebbe essere quella di riprendere il campionato a fine giugno per concluderlo appena in tempo per l’inizio della nuova stagione. Scenario a dir poco fantascientifico se si considera che la Francia sta uscendo molto lentamente dal lockdown e che anche i giocatori arriverebbero alla ripresa in condizioni non ideali. Inoltre molte delle superstar (vedi ad esempio Pieter-Steph Du Toit) provenienti dall’estero avranno diversi problemi contrattuali e resteranno probabilmente a casa, non solo per colpa della pandemia ma anche per i dubbi delle varie società sulle attuali disponibilità economiche.

La ripartenza del 6 Nations e l’inizio del tour dei B&I Lions sono ancora un mistero. Per il primo le ipotesi della conclusione del torneo a novembre al posto della finestra dei test matches internazionali e un format andata/ritorno per il 2021 sono ancora al vaglio del board, per il tour dei Lions molto dipenderà dalle date che verranno fissate per le olimpiadi (anch’esse rimandate) visto che proprio i 3 test finali con il Sud Africa rischierebbero di andare a sovrapporsi con l’inizio dei giochi olimpici e agli organizzatori del tour non converrebbe a causa della ipotetica perdita di audience.

Un aspetto non secondario della ripartenza alle nostre latitudini è soprattutto lo stato psicofisico dei giocatori. Per molti lo stop forzato è stato un disastro, in tanti hanno giocato la loro ultima partita internazionale senza neanche saperlo e sarà duro il ritorno alla normalità. È recente e fa ancora scalpore ad esempio la notizia, maturata non solo a causa della pandemia ma anche ad un supposto calo di prestazioni e di motivazione già precedente, risalente alla RWC 2019, dell’addio al rugby internazionale di Jefferson Poirot, 27enne pilone della nazionale francese e del Bordeaux.

In un’epoca in cui l’intensità del gioco e dei contatti è sempre più alta, soprattutto a livello internazionale, è a mio avviso impensabile, specialmente in ruoli chiave come la prima linea, riprendere a giocare in fretta dopo 2 mesi di stop. Ci sono azioni e impatti del rugby ad altissimo livello a cui palestra e tapis roulant non possono assolutamente preparare. Spero di sbagliarmi e che si possa tornare tutti in campo al più presto, intanto ci potremo godere lo spettacolo del rugby in tv a partire già da questo weekend.