Quando si parla di Ben Youngs credo che tutti si sia più o meno daccordo nel definirlo il miglior mediano di mischia inglese attualmente in circolazione, nonostante i 30 anni di età e complice probabilmente anche una concorrenza non troppo spietata. Nessuna intenzione di sminuire le capacità e i traguardi raggiunti da questo giocatore ma sembra che in Inghilterra si sfornino giocatori di talento supremo un po’ in ogni reparto e che a n.9 negli ultimi anni si stenti un po’ a trovare un ricambio, se si pensa che i primi concorrenti in questo spot a venirmi in mente siano Care (33 anni), Robson (28) e Heinz (33). Ma non è questo l’argomento che vorrei trattare oggi.
La carriera internazionale di Ben Youngs è stata ricca di alti e bassi, questi ultimi dovuti probabilmente più alla difficoltà di tenere alto il ritmo e la tenuta fisica e ad una non troppo spiccata capacità di problem solving, ma sicuramente l’affidabilità, un ottimo ball carrying e la tecnica sopraffina sono stati tra gli elementi ad averlo portato in alto con la maglia bianca n.9. Personalmente sono rimasto sbigottito dal laser pass dato ad Anthony Watson per la prima meta contro il Galles nell’ultimo 6 Nazioni, una meta di cui tutti notano e ricordano chiaramente il bel movimento dalla touche che condiziona la difesa, ma senza il colpo da maestro di Ben Youngs, un passaggio dal coefficente di difficoltà molto alto e dato con una precisione assoluta, probabilmente sarebbe stata solo una semplice bella giocata da prima fase. Purtroppo non ci sono molti filmati dove si possa apprezzare il passaggio di Youngs ma ho trovato questa analisi con un buon replay e la giusta enfasi sul suo gesto tecnico.

L’affidabilità, la capacità di interpretare al meglio un game plan e le qualità dell’uomo Ben Youngs sono doti di primo piano per questo giocatore, mai al di sopra delle righe e sempre pronto a rispondere alla chiamata nella necessità, ma anche pronto a grandi rinunce quando il fato lo richieda. Un esempio è la rinuncia alla convocazione per il Tour dei B&I Lions 2017, che detta così può suonare brutta ma dietro c’è una storia affascinante.
Il Tour dei Lions del 2013 vinto in Australia, al quale partecipò assieme al fratello Tom schierato a tallonatore, fu sicuramente l’apice della sua carriera e fu anche protagonista di due ottime segnature, una contro i Rebels nella partita inaugurale e una controversa ai Reds di Quade Cooper. La convocazione per il tour successivo in Nuova Zelanda sembra una formalità e giunge puntuale ma il destino ha in mente altri programmi. La notizia sconcertante della grave malattia della cognata Tiffany, definita senza speranze, precede di poche settimane quella che all’apparenza sarà una convocazione scontata per il tour e gli eventi mettono davanti ad un bivio Youngs. In effetti la direzione da prendere è chiara al giocatore che rinuncia senza indugio al suo secondo tour per restare vicino al fratello Tom, sua moglie Tiffany e tutta la famiglia. In un momento molto duro e difficile il dubbio se partire o meno non sfiora neanche la mente di Ben. Al suo posto, per la cronaca, verrà poi convocato Greig Laidlaw.
In un momento della vita in cui il dolore gioca il ruolo da protagonista, anche per un professionista le priorità cambiano e Ben, costretto a guardare il tour da spettatore a casa, mette la famiglia e i valori davanti a tutto, anche all’immenso onore di essere convocato nei B&I Lions. La storia avrà un lieto fine: pochi mesi dopo, periodo di natale 2017, Tiffany in seguito a dei controlli di routine viene dichiarata fuori pericolo, la gioia e la serenità ritrovate in famiglia fanno assolutamente dimenticare il dispiacere di non aver potuto partecipare al tour, finito con un pari dei compagni contro gli Allblacks. La speranza che nutrono i tifosi è di poterlo rivedere nella lista dei convocati per il tour 2021 in Sud Africa, per pareggiare i conti con il destino, anche se nei Lions la concorrenza è decisamente alta. Staremo a vedere.

Un altro aneddoto sulle rinunce in carriera di Ben Youngs, stavolta non dovuto alla volontà personale del giocatore, è legato al suo numero di caps con la nazionale inglese: 99
Il club dei “centurioni” internazionali (ovvero giocatori con almeno 100 caps) è composto solo da una cinquantina di giocatori e vanta nomi che hanno fatto la storia dello sport come Richie McCaw, che detiene il record di presenze in nazionale con gli All Blacks ovvero 148, Alun Wyn Jones, i nostri Sergio Parisse ed Alessandro Troncon (in tutto sono ben 8 italiani totali), Brian O’Driscoll, Ronan O’Gara, Matt Giteau. Stranamente l’unico centurione inglese al momento è Jason Leonard con 114 presenze, oramai ritiratosi nel 2004.
Ben Youngs è attualmente fermo a 99 caps più 2 per i Lions e, ironia della sorte (di nuovo), avrebbe dovuto conquistare il suo centesimo cap con la maglia dell’Inghilterra contro l’Italia nel 6 Nazioni “monco” del 2020, partita sospesa a causa della pandemia. Simile sorte sarebbe toccata a Jamie George che nella stessa partita avrebbe guadagnato il suo cap numero 50 e resta fermo a 49. Sicuramente la fiducia piena che Eddie Jones ripone nel mediano di Leicester gli frutterà l’occasione per entrare nel club dei centurions inglesi ed andare a fare compagnia al solitario Leonard, anche se al momento è ancora in discussione la possibilità di recuperare le ultime partite del 6 Nazioni 2020 e non si sa quale forma avrà e quando si giocherà quello del 2021. La concorrenza rimane poca, di giovani rampanti all’orizzonte non se ne vedono per poter andare a rivestire la maglia di mediano di mischia del XV della Rosa, basti pensare che nelle amichevoli pre-mondiale 2019 Eddie Jones ha anche pensato di provare George Ford come possibile terzo mediano dietro appunto a Youngs e Heinz, che da l’idea non di un’emergenza ma sicuramente di un problema non da poco. Sicuramente un esperimento migliore di quello di Mauro Bergamasco mediano di mischia, ricordo di cui tutti noi ci vorremmo liberare anche se sarà impossibile.
L’augurio per Ben Youngs, a coronamento di una carriera stellare, è di riuscire a vederlo un giorno così:

