Torna in questi giorni alla ribalta l’argomento equiparati nelle nazionali di rugby, una pratica diffusa tra le Unions che scatena spesso grandi polemiche sulla legittimità di una nazionale formata da giocatori giudicati “non rappresentativi dell’identità nazionale“.
In questo articolo vorrei fare chiarezza sul sistema retto dalla Regulation 8 – Eligibility to play for National representative teams e condividere la mia opinione a riguardo.
Va premesso che un giocatore può rappresentare una nazione se ha un legame genuino, stretto e credibile con essa. Dunque può rappresentare la propria nazione di nascita, anche se in quel momento non vi risiede.
Esistono poi altri criteri ed è qui che entra in gioco la Regulation 8 di World Rugby.

DEFINIZIONI
Cosa si intende per equiparati ed oriundi (o naturalizzati)?
Un giocatore è considerato oriundo o naturalizzato se può dimostrare 10 anni di residenza non continuativa in un paese diverso da quello di nascita o se ha un genitore o un nonno/a originario del paese che vuole rappresentare.
Si può invece considerare equiparato, e può dunque rappresentare una nazione se può dimostrare di avere residenza in quest’ultima per almeno 5 anni consecutivi al momento esatto in cui viene equiparato.
Tutto questo se non ha già militato in un’altra nazionale ma questo è un capitolo a parte.

PRO E CONTRO
Perchè esiste la Regulation 8? Sicuramente per garantire che vi sia un legame tra i giocatori e la nazionale per cui giocano. Cosa che in molti ritengono non sia effettivamente garantita.
Opinione rispettabile poichè in effetti può far strano veder giocare in nazionale giocatori che per stereotipo, per sonorità del nome o per altro, non sono immediatamente ricollegabili a quella nazione. Fino ad insinuare in qualcuno il dubbio che tali giocatori non giochino con il necessario attaccamento ed amor patrio che avrebbe chi in quella nazione ci è effettivamente nato e cresciuto. Una questione meramente culturale.
Proviamo però a pensare a cosa accadrebbe se non esistessero i diritti garantiti dalla Regulation 8, almeno per quello che è lo stato attuale del rugby a livello mondiale e la sua diffusione.
Esistono nazioni come ad esempio Inghilterra, Francia e Nuova Zelanda che anche in assenza di una regolamentazione scritta avrebbero moltissime potenzialità a livello di reclutamento al di fuori dei propri confini, vuoi per un passato coloniale, vuoi per la vicinanza a territori dai quali storicamente esiste un flusso di migrazione fisso e continuativo.
Che a pensarci bene vale anche per la possibilità ad esempio dell’Italia di pescare giocatori argentini con origini italiane, anche se la concorrenza con la nazionale argentina rappresenta un certo limite.
Tolti questi pochi casi pensiamo a tutte quelle nazioni che non hanno possibilità di cercare giocatori “di qualità” al di fuori dei propri confini.
Va da se che senza questa regolamentazione, che permette a tutti di naturalizzare ed equiparare, si creerebbero dei grandi squilibri tra le varie Unions, quindi la regola ha anche un suo risvolto positivo.

OPINIONI DEL BLOGGER
Fatte tutte le dovute premesse e considerazioni, credo che come per tutti i risvolti della vita, dunque anche le leggi che governano il nostro amato sport, si possa sempre fare di meglio. Credo anche però che abolendo la Regulation 8 (cosa impossibile per altro) si creerebbe un enorme disequilibrio che peggiorerebbe e di tanto la qualità del rugby internazionale.
Ci si dovrebbe semmai concentrare ed investire sullo sviluppo e la diffusione del rugby a livello mondiale, soprattutto sullo sviluppo in quelle che sono le Unions che beneficiano di tale regola. Questo per fare in modo che ci sia la possibilità di schierare giocatori “autoctoni” adeguatamente preparati e performanti per tale livello, senza la necessità di fare politica di reclutamento al di fuori dei propri confini.
In conclusione, pur rispettando le opinioni di chi non apprezza questo sistema, ritengo che facendo polemica sul sistema delle equiparazioni si guardi il dito e non la luna.
La giusta polemica, a mio avviso, dovrebbe essere rivolta alla Regulation 8 e non a chi ne fa giustamente uso, anche se fosse sistematico. Inoltre ci si dovrebbe indignare per il fatto che nel 2023 ancora sia necessario il sistema di equiparazioni perchè lo sviluppo del rugby in certe zone del mondo è ancora ad un punto morto.

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