Accademie si, accademie no: un punto di vista sugli attuali successi della Nazionale di rugby

6 Aprile 2024

Come spesso accade, questo articolo è stato ispirato da una conversazione con un amico (ed ex compagno di squadra) scaturita dall’analisi di alcuni commenti ad un post sulla pagina Facebook.

L’amico in questione è Nicolò Baruffaldi, ex giocatore del Top10 con svariate presenze tra Viadana, Colorno, Firenze e Lazio concludendo la carriera con l’ultima stagione nel CUS Siena Rugby, where it all began. Oggi è l’allenatore della mischia di Siena che partecipa al campionato di serie B ma è soprattutto stato il primo senese ad accedere all’Accademia Nazionale Ivan Francescato per diventare un giocatore “di quelli con l’asterisco”.

Nicolò mi contatta dopo aver letto i commenti sotto i post che celebrano i successi dell’Italia al 6 Nazioni 2024, esaltando le doti di Brex e Menoncello che hanno fatto incetta di riconoscimenti prestigiosi in questo torneo.

Però poi aggiunge una sua opinione riguardante le cause di questo successo e di queste fenomenali prestazioni.

Queste le parole di Nicolò: “leggo che in tanti esaltano il successo delle accademie, che questo 6 Nazioni è frutto dell’ottimo lavoro delle accademie, che quelli che c’erano prima erano dei fenomeni… ma possibile che nessuno si sia accorto di una cosa tanto banale? I ragazzi che oggi sono in Nazionale e contribuiscono al suo favoloso successo sono quelli nati nei primi anni di 6 Nazioni, quando l’Italia aveva successo e si volava sulle ali dell’entusiasmo e, banalmente, molti più giocatori fisicamente ed atleticamente dotati e con attitudine hanno scelto il rugby come primo sport anzichè il calcio o il basket. Anche con l’apporto delle accademie, venendo l’Italia da anni insuccessi, finiti i buoni prospetti dell’attuale Under 20 ci troveremo probabilmente davanti ad un buco generazionale, colmabile solo se i successi della Nazionale continueranno a venire con costanza e se ne continuerà a parlare sui giornali e in televisione. Senza i successi della Nazionale a fare da traino non ci sono accademie che tengono“.

Affermazioni piuttosto dure ma che hanno un fondo di verità, senza i successi della Nazionale saranno sempre meno i ragazzi dotati che sceglieranno il rugby come primo sport.

Ma per completezza ho aggiunto la mia opinione a riguardo.

Come esistono molti che non analizzano a fondo le questioni esistono anche tanti che demonizzano o hanno demonizzato il sistema accademie, così come oggi in tanti ne esaltano i risultati.

Il problema delle accademie, dal mio punto di vista non è mai stato COME FUNZIONAVANO ma COME RRECLUTAVANO: troppi “figli di” e troppo clientelismo nei confronti di alcune società.

Ma va detto che le accademie hanno anche rappresentato l’unico sistema attraverso il quale i giovani prospetti del rugby italiano hanno potuto vivere e lavorare in un ambiente di stampo professionistico, cosa che nella stragrande maggioranza dei club italiani non è possibile.

Sarebbe ideale se si incentivassero in qualche modo i club più virtuosi e capaci di svolgere lo stesso lavoro svolto dalle accademie nazionali, così come succede per i club di Premiership.

Non siamo voluti entrare troppo nello specifico di un argomento ostico e molto complesso (anche perchè abbiamo preferito cazzeggiare) ma le nostre opinioni possono aprire un dibattito più ampio in merito.

Voi cosa ne pensate?