Nel 2021 si registra per più motivi una nuova tendenza, ovvero la presenza degli arbitri dell’emisfero nord nel Rugby Championship, due su tutti: Luke Pearce e Matthew Carley.
Perchè parlo di tendenza e perchè la ritengo nuova?
Parlo di tendenza perchè in vista del mondiale 2023 sicuramente saranno sempre più presenti arbitri overseas nelle competizioni internazionali australi.
La prossima kermesse internazionale sarà l’Autumn Internationals, che viene presentata come un nuovo format unico ma in realtà è la normale finestra dei test autunnali. Già in questo periodo le nazionali australi che torneranno a girare in Europa avranno modo di misurarsi con il metodo arbitrale europeo.
Tendenza che è nuova perchè, prima che la pandemia stravolgesse ogni nostra abitudine, anche rugbistica, era usanza ospitare arbitri australi nel torneo del 6 Nazioni, arbitri del calibro di O’Keefee che dalle nostre parti ha sempre dimostrato di essere tra i migliori al mondo.

Stavolta le parti si sono invertite, dopo un’estate di arbitraggi dubbi e polemiche assurde, in cui ci eravamo assuefatti ad un certo metodo di lavoro, come un raggio di sole è arrivato San Pearce da Pontypool, Galles (cresciuto però ad Exeter e per questo facente parte della federazione inglese).
Era atteso da noi appassionati come portatore di ragione in un mare di confusione, o almeno la sua presenza nel Championship avrebbe dato una volta per tutte la prova di cosa sia davvero giusto e cosa sbagliato, di cosa sia accettabile o meno.
Ma soprattutto ha svelato al primo fischio (non figuratamente, ma al primo fischio effettivo) che molti dei detrattori estivi del gioco sudafricano, destinato a segnare un trend per il futuro, avevano ragione.
Calma signori, non scaldatevi subito, lasciatemi spiegare!

Durante il Tour dei British & Irish Lions abbiamo avuto modo di osservare per la prima volta i Campioni del Mondo all’opera dopo 2 anni di stop. Ciò che hanno dimostrato al resto del mondo, detto molto brevemente, è che la difesa sudafricana è impenetrabile, la più tosta di tutta Ovalia, una macchina da guerra perfetta.
Ciò che però noi poveri cronisti di periferia abbiamo provato ad insinuare, puntualmente bacchettati dai soloni del rugby, era che questa difesa non fosse solo forte fisicamente e ben organizzata ma che usasse anche armi non ortodosse per rallentare l’attacco avversario e, conseguentemente, mandarlo a sbattere ogni volta su un muro ben ricostruito e avanzante.
Nonostante le fresche direttive di World Rugby sulla gestione del placcatore (che può rotolare solo in direzione est/ovest e mai in direzione della meta avversaria), i quattro arbitri designati per le rispettive sfide tra BIL e Sud Africa (“A” compresa) hanno deciso di chiudere un occhio quando i placcatori sudafricani rimanevano ogni volta oltre il placcaggio ad ostacolare un uso veloce del pallone (ed è successo diverse volte, sotto nel video solo alcuni esempi), metodo falloso sistematico a tal punto da diventare iconico, da farci quasi fare l’abitudine.
E da farci arrivare addirittura ad apprezzare l’arbitraggio di Raynal (…ma chi l’avrebbe mai detto!) che almeno ha provato ad evitare i continui rallentamenti del gioco dovuti all’ingresso di waterboys, fisioterapisti e dottori di ogni genere e in ogni occasione.
Luke Pearce, alla fine è dovuto scendere a mettere in chiaro le cose e lo ha fatto al minuto 6′ e 40″ del primo match tra Sud Africa e Australia (quello del leggendario ritorno di Quade Cooper). Due placcatori oltre il pallone, fischio e calcio di punizione. E sembra incredibile ma da questo momento in poi la difesa del Sud Africa è dovuta ricorrere al piano B, dimostrando di non averne uno.
Questo è significato vedere finalmente il gioco fluire, veder utilizzare palloni veloci da parte dell’opposizione, esplorare la difesa nel difetto. Insomma abbiamo visto una sfida alla pari, dove le vere forze in campo sono tornate a fare la differenza e il racconto della partita vede protagonista il gioco e non gli episodi che col gioco hanno poco a che fare.
La morte di quel BORING RUGBY che sembrava essere diventato un taboo, perchè “è un gioco vincente e quindi hanno ragione loro”.

Ovviamente tutto questo NON significa:
- che i B&I Lions abbiano perso per colpa degli arbitri, i Lions hanno perso perchè hanno provato a giocare al gioco degli Springboks cadendo malamente
- che il Sud Africa non sia una delle squadre più forti del mondo, perchè anche con l’arma segreta spuntata hanno battagliato in campo dando vita (finalmente) a delle sfide interessanti invece che essere solo tanto efficaci ma brutti da vedere, sfide oltretutto decise spesso solo da errori (tipo quelli dalla piazzola di Pollard)
- che gli arbitri della serie dei Lions siano incapaci, ma che semplicemente abbiano applicato un metodo rivedibile a nemmeno un anno dalle nuove direttive di World Rugby sull’area del placcaggio
Soprattutto non vuole essere un attacco agli Springboks che comunque sia sono meritatamente nel podio del Ranking mondiale, ma vuole essere un modo per sottolineare come nonostante le dure e noiose polemiche sugli arbitri, infuocate dal famoso video di un’ora e spicci di Rassie Erasmus, in realtà siano solo un teatrino mediatico, un trabocchetto in cui molti purtroppo cadono.
La speranza di avere partite ben officiate da arbitri di livello è ancora viva e se questi provengono da nord o da sud non fa differenza.

Gran parte del merito va soprattutto a quello che è un vero astro nascente nel panorama arbitrale internazionale, quel Luke Pearce capace di dirigere partite eccellenti con umiltà e soprattutto uscendo dal campo senza che nessuno abbia di che lamentarsi.
Vi ricordate Francia – Galles del 6 Nazioni 2021? Una gestione della gara che potrebbe benissimo essere mostrata nei corsi per arbitri. Protagonista Pearce in campo con Barnes al TMO (e Carley uno dei due giudici di linea).
Niente mi toglie dalla testa che se non fosse scontata la designazione di Barnes, che nel 2023 sarà a fine carriera, molto probabilmente Pearce sarebbe il candidato ideale per la finale mondiale. Tutto ciò ovviamente a meno che l’Inghilterra non vada in finale.
Perchè ricordiamoci sempre che l’arbitro bravo è quello che, a fine partita, non ti sei accorto che ci fosse stato.
