Considerazioni a margine del mondiale dell’Italia – Rugby World Cup 2023

7 Ottobre 2023

Purtroppo, come da pronostici, l’Italia conclude il suo decimo mondiale qualificandosi, come terza nel girone, alla Rugby World Cup 2027.

E fin qui nulla da eccepire: obbiettivo minimo raggiunto, tutto nella norma di una squadra che ha partecipato a tutte le edizioni del mondiale.

Ma c’è un però, anzi ce ne sono diversi di però ed è difficile condensarli tutti senza andare off-topic analizzando anche tanti altri problemi che affliggono il rugby nostrano ma questa vuole essere un’analisi del cammino dell’Italia alla RWC 2023 quindi spero di riuscire a restare stretto sul tema.

Anzi, questa non è una vera e propria analisi in realtà ma una raccolta di pensieri personali che vorrei condividere con voi.

Innanzitutto vorrei partire da un punto che ritengo focale: questa Italia ci ha illusi. Illusi che potessimo fare qualche upset, illusi anche che potessimo portare a casa almeno un punticino contro i padroni indiscussi della pool A, ovvero Francia ed All Blacks.

Forse forse ci ha pure illusi di poter fare la storia in questo mondiale, io per primo ho fatto sogni bagnati che non sono neanche andati vicino al realizzarsi.

Un’Italia che è davvero cresciuta tanto almeno negli ultimi 12 mesi, un’Italia che ha dimostrato di avere finalmente una fase di attacco decente, un qualcosa che al netto dei risultati ci ha fatto fare delle prestazioni via via sempre più convincenti.

Abbiamo stupito tutti al 6 Nazioni quest’anno proponendo questa manovra d’attacco fatta di un lavoro decente nel breakdown, di decoy runs e palloni utilizzati dietro la schiena, di conquista della linea del vantaggio e di creazione di disequilibrio nella difesa, fino a portarci a sfidare gli avversari nei 15 metri con dei buoni presupposti ma spesso, purtroppo, con attori non adeguati a quel tipo di sfida, cruciale in diversi game plan di squadre più blasonate di noi.

Il problema, sorto nella sfida contro la Namibia prima ancora di quelle più pesanti del nostro girone, è che se abbiamo stupito durante il 6 Nazioni, non siamo stati più in grado di evolverci, fino a diventare prevedibili persino per una Namibia che tutto ci si può immaginare tranne che ci studino così tanto bene da anticipare ogni volta i nostri movimenti. Fermo restando che giocando un heads up rugby, ovvero con un occhio a ciò che si ha davanti, probabilmente la difesa della Namibia l’avremmo battuta più facilmente dato che al dilà della bravura strategica, a livello tecnico ha lasciato piuttosto a desiderare.

Quindi viene abbastanza spontaneo dire che se ci ha letto e studiato la Namibia figuriamoci gli All Blacks e la Francia.

Perchè si, contro gli All Blacks non abbiamo perso perchè ci è mancata la modestia, perchè sui social si è esagerato dando per scontata una nostra vittoria o perchè abbiamo esonerato l’allenatore prima del mondiale… sicuramente abbiamo avuto un calo psicologico ed è fisiologico ma per il resto sono solo chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.

Il motivo, anzi i motivi per cui si è perso malamente contro gli All Blacks peggiori della loro storia recente, sono tutti squisitamente tecnici.

Il primo è che ci hanno studiati, ci hanno colpiti sul nostro debole e noi col nostro debole abbiamo continuato a giocarci, non avendo evidentemente un piano B a disposizione.

Hanno sfruttato i nostri errori, ci hanno rubato non so quanti palloni nei 15 metri, dove sapevano che ci accontentavamo di aver creato l’overlap ma non avevamo molto altro da esprimere, purtroppo, e dove già fisiologicamente il sostegno arriva con più ritardo rispetto a quando si è vicini alla fonte. E a quel punto basta aspettare e mettere le mani sulla merenda e figuriamoci se questo è un lavoro che i tuttineri non sanno fare.

Uniamo a questo gli zero virgola palloni che abbiamo avuto a disposizione dalle fasi di conquista (in entrambe le partite) ed ecco servita la frittata.

Il secondo motivo è che abbiamo affrontato una squadra che aveva come obbiettivo principale quello di dimostrare al mondo e a se stessa il proprio livello, di rimettere “la chiesa al centro del villaggio” dopo una prestazione pessima contro la Francia nel match di apertura di questa Rugby World Cup 2023.

Lungi da me giustificare qualcuno, è solo che sui social si è letto tutto e il contrario di tutto, in stile italico e nello stile che caratterizzava il rugby di 30 anni fa, perchè purtroppo ad oggi il rugby in Italia non è uno sport per giovani ma un qualcosa che è intriso di retorica, di nostalgia del passato, di romanticismo spinto e statue di cera. Quindi ho sentito il bisogno di fare un po’ di ordine.

Nonostante le necessità del nostro sport siano via via mutate, nonostante siano cambiate le liturgie più volte negli anni, in Italia abbiamo perso la capacità di attrarre i giovani e questo lo si verifica con un semplice passaggio: il rugby spopola su Facebook e non entusiasma su Twitch e TikTok, piattaforme dal target anagrafico decisamente diverso.

Non voglio dilungarmi su questo aspetto ma l’incapacità di fare una disamina più tecnica e meno legata ai valori e al rispetto e alla mentalità e al non siamo il calcio porta a dare degli alibi agli attori in campo o, peggio, a demonizzarli e dar loro dei falliti.

Per me abbiamo “battuto in testa”, siamo arrivati al nostro limite tecnico e strategico senza riuscire a portare un passo più avanti il limite stesso. Che non è un crimine ma è un problema in relazione al materiale umano attualmente a nostra disposizione.

Perchè si, bravo Crowley che ha fatto un bel lavoro ma va dato merito ad una profondità della rosa che, per quanto ancora non sufficente, è forse la più ampia che abbiamo mai avuto. Priva di giocatori/immagine ma con un talento più distribuito e con più giocatori di qualità.

Archiviato uno dei nostri peggiori mondiali dal punto di vista sia del punteggio che della prestazione, rimane l’amaro in bocca di non aver visto un ulteriore passo in avanti in un cammino tutto sommato in crescita ma anche la speranza che da qui al 6 Nazioni, con l’arrivo di Quesada, si possa trovare la strada per alzare un po’ quel limite di cui parlavo sopra e di dare qualche mezzo in più a disposizione di un gruppo di giocatori che, per quanto possa sembrare bizzarro dopo aver subito 160 punti in due partite, ha molti punti di forza e può dimostrare ancora molto.

Vorrei aprire una piccola parentesi: vi ricordate l’Italia di Franco Smith? Se non vedete differenza tra il gioco di quell’Italia e quello attuale avete bisogno di un bel paio di occhiali.

Potremmo allargare molto il discorso e finire a parlare pure dell’esonero di Crowley, nel quale io non vedo niente di male a parte l’avergli permesso di esprimere la propria contrarietà in conferenza stampa, ma anche a proposito del coach della Nazionale ho già letto ogni tipo di delirio: osannato e rimpianto fino a prima del mondiale e oggi tutti a volere il suo scalpo ma si sa, il pubblico rugbistico italiano tutto è fuorchè obbiettivo e posato ma ce ne faremo una ragione.