Gli effetti del Covid-19 sul rugby

3 Giugno 2020

Quali effetti ha avuto il Covid-19 sul rugby a livello mondiale? Proviamo a mettere insieme qualche tassello per comporre questo complicato mosaico di lati positivi, negativi e ambigui.

In Italia da una parte ha avuto effetti catastrofici: chiusura di tutti i campionati (ricordiamo che la FIR è stata la prima tra le federazioni a chiudere tutte le attività agonistiche) annullamento delle rispettive retrocessioni, promozioni, dei premi in denaro e dei trofei. Indiscutibile la necessità di chiudere immediatamente visto che il rugby è uno sport di contatto, sicuramente discutibile la gestione post chiusura, le società sono state lasciate con un nulla in mano, quelle che hanno investito denaro e soprattutto tempo ed energie per eccellere ma anche quelle che sulle attività di clubhouse e marketing poggiano le fondamenta della sopravvivenza. Oggi poi si vorrebbe provare a ripartire con delle regole che sembrano più quelle del balletto, infatti in tanti preferiscono non ripartire affatto.

Ma salendo un po’ di livello gli effetti sono più sfaccettati. Pensiamo ad esempio alla conferma alla guida tecnica della Nazionale di Franco Smith, tecnico per cui personalmente nutro grande stima e penso di aver visto già dei buoni effetti del suo lavoro nelle poche gare disputate nel 6 Nazioni “monco” di quest’anno. Ricordando che le prime 3 partite giocate da una qualsiasi squadra con un nuovo tecnico, in un mondo normale, non possono assolutamente essere indicative di un successo o insuccesso futuro ma servono semmai ad oliare dei meccanismi. Risultati a parte a livello tecnico la squadra ha espresso anche cose molto positive, non solo disastri come tanti sbandierano e urlano.

Franco Smith, nuovo tecnico della Nazionale

In tutto questo credo, senza sminuire il valore del tecnico, che anche il Covid-19 abbia giocato il suo ruolo nella vicenda. Sarebbe stato da pazzi andare a cercare un tecnico fuori dai confini italiani, forse impossibile, quindi ben venga il continuare a puntare su chi già è qui e disponibile ed ha già avviato un lavoro di qualità.

Stesso discorso penso si possa applicare anche sulla campagna acquisti delle Zebre. Finalmente dopo anni e anni di “obiettivo principale dare un palcoscenico ai giovani talenti italiani in odore di nazionale” a volte centrato, spesso aggirato a favore di sponsor con acquisti esteri (a volte anche dubbi), i rinforzi stavolta vengono tutti dal territorio. Penso ai vari Pescetto, Bianchi, Casilio, alcuni di loro già permit players che adesso possono accasarsi nella franchigia ducale e daranno sicuramente qualità e freschezza alla squadra. Vuoi che anche qui il Covid-19 non abbia contribuito? L’iniezione di bei soldi frutto della partnership tra FIR e Celtic Rugby DAC, senza pandemia, avrebbe portato agli stessi movimenti di mercato? Chissà… intanto godiamoci il momento.

Nicolò Casilio, mediano di mischia proveniente dal Calvisano

Lontano dai nostri confini, soprattutto a causa del Covid-19, è invece in atto una vera e propria rivoluzione nel mondo del rugby. Con il board internazionale che si interroga sull’equiparare i calendari a livello globale, uniformando i periodi di attività dell’emisfero nord e quello sud (altro che rivoluzione, mi vengono quasi i brividi al pensiero) e il Super Rugby che pare stia letteralmente per esplodere.

Dall’Argentina giungono voci ufficiali che i Jaguares non parteciperanno più come franchigia al Super Rugby scatenando la caccia alle stelle della squadra da parte dei club di tutto il mondo. Sicuramente questo avrà ripercussioni anche sulla nazionale, speriamo positive visto il percorso fantastico che hanno fatto i Pumas negli ultimi 10 anni ma ho i miei dubbi.

In Sud Africa idee esotiche si fanno strada tra le franchigie del Super Rugby. O forse meno esotiche visto che pare ci sia un grande interessamento da parte dei team sudafricani a partecipare ad un torneo con le franchigie europee. Un nuovo Pro17 o 18? Anche qui il Covid-19 ha messo lo zampino: con la Nuova Zelanda pronta a ripartire a metà giugno con il Super Rugby Aotearoa, un formato domestico del torneo originale, visto che la natura chiusa ed isolata dell’arcipelago pare averli risparmiati dalla pandemia (ma anche dalle loro parti stanno affrontando le difficolta della ripartenza degli allenamenti col contatto), l’Australia per ora ancora in fase organizzativa verso un torneo interno e alle prese con i grossi guai finanziari della federazione, i sudafricani si trovano automaticamente tagliati fuori. Vero è che in generale ma soprattutto a livello economico sia sicuramente più favorevole giocare in Europa, vedi ad esempio gli spostamenti e coperture televisive delle partite, ma la pandemia ha costretto il board a correre ai ripari vagliando altre soluzioni.

Gli interessi economici, con grande scorno di quelli che pensano che le vicende sportive debbano essere sempre le uniche sul tavolo delle contrattazioni (vedi la questione Italia si, Italia no al 6 nazioni), stanno creando un gran minestrone in tutta Ovalia. Con il panorama in quotidiana mutazione ne vedremo sicuramente delle belle, non c’è spazio per la noia.