Per poter visitare i luoghi che vi descriverò, all’interno della meravigliosa Val di Merse non serve essere esperti arrampicatori, basta avere ben chiaro l’itinerario, quasi tutti i sentieri sono segnati con la segnaletica del CAI (simbolo con una riga bianca ed una rossa) vi consiglierò anche delle app e dei siti utili per orientarvi meglio. Non serve neanche un abbigliamento tecnico particolare, un consiglio che vi do è di indossare maniche e pantaloni lunghi, per proteggervi da spine e rovi, quando incontrerete ostacoli sul cammino come gli alberi caduti, e dagli insetti. L’unica indicazione che mi sento di dare è sulle calzature. Per me è indispensabile in ogni occasione avere delle scarpe adatte, che sia per andare in campo ad allenarsi, per andare a correre o per fare trekking. Personalmente per il trekking mi trovo molto bene con le mie Salomon XA PRO 3D perchè proteggono la caviglia nei terreni impervi e sulle rocce (ringrazio il Centro Calzaturiero di Vogogna e il buon Dario per avermele procurate).
Per poter raggiungere la Riserva dell’Alta Val di Merse troverete numerose guide che vi daranno come punto di partenza la zona a sud ovvero il Podere Gonna, io preferisco “attaccare” da nord ovvero da Brenna. Una volta raggiunto il centro abitato ci si dirige verso il fiume, si possono lasciare i mezzi nel parcheggio antistante il ponte sulla Merse per poi incamminarci a piedi verso il Borgo Calcinari.

Superato il ponte si prosegue a dritto per risalire la collina, dopo poco sulla sinistra c’è un piccolo maneggio e dopo circa 5 minuti di salita si raggiunge il podere da cui poter far partire il vero e proprio trekking.

Proseguendo lungo la strada principale (Strada di Calcinari) dopo circa 2 km, 20 minuti a passo svelto, sulla destra troveremo un sentiero in discesa, marcato ovviamente dalle linee bianca e rossa. Da qui comincia il sentiero M1, l’antica strada della riserva, che corre parallelo alla strada principale a metà altitudine tra quest’ultima e il fiume. In realtà per arrivare fin qui esiste un sentiero facoltativo, non segnato sulle mappe, che parte dal grande campo sotto Calcinari, costeggia il fiume e si ricongiunge in questo punto, pochi metri sotto, proprio con il sentiero M1 ma mi dicono che è ridotto ad uno sterpaio quindi lo sconsiglio.



Seguendo M1 per circa 1,5 km ci si immerge nella natura, ogni tanto il canto degli uccellini è intervallato dal rombare del fiume, si incontrano anche animali selvatici, soprattutto caprioli ma anche qualche volpina. Il sentiero ha pendenze dolci ed è attraversato da 3 o 4 fossi, interrati e protetti da strutture in muratura, che quando piove hanno una portata considerevole. Purtroppo si incontrano anche delle piccole frane e se è piovuto di recente anche delle discrete pozze dovute ai vari canali che non sono interrati e lo attraversano. Tutto ciò rende sconsigliabile soprattutto in certe stagioni la percorrenza in bici ma a piedi non ci sono mai grandi problemi. Se ve la sentite, in corrispondenza dei fossi, potete provare a raggiungere la sponda del fiume nei punti dove il sentiero le si avvicina di più e il percorso per raggiungerla è meno scosceso. Questa zona, denominata le Gole, è tra le più suggestive del corso della Merse e non è raggiungibile direttamente da nessuna delle due sponde.


Proseguendo il cammino, dopo 1,5 km circa, il sentiero si allarga e si divide in due. Per poter raggiungere il dighino si deve scendere a destra.


Per attenuare il dislivello il sentiero forma una grande U, è costeggiato da piccoli massi tondi ricoperti completamente dal muschio che col filtrare della luce del sole tra i rami rendono il paesaggio suggestivo, quasi fiabesco.


Dopo circa 600 metri il percorso termina in uno spiazzo e sulla sinistra si può finalmente scendere al fiume dove si rivelerà in tutta la sua bellezza il dighino.



Quella che nelle carte topografiche è indicata come Antica Diga è un grande sbarramento di circa 30 metri di lunghezza, di cui 15 attualmente dentro il bosco. Di origini medioevali assume la forma attuale durante la prima guerra mondiale anche come guado del fiume, ricollegando il tragitto al sentiero M2 che corre sul versante opposto. Lo sbarramento forma sia a valle che a monte delle belle zone balneabili.

Risalito il sentiero ad U e raggiunto il bivio di M1, a destra si continua a salire verso i ruderi di Mallecchi. Dopo circa 1 km si giunge in un punto particolare. Mi prenderò delle “licenze poetiche” per descriverlo… Sulla sinistra in alto si scorge una salita molto ripida che sembra in realtà un canale… sul punto più alto, visibile solo se si arriva alla sommità dello stradello, c’è un recinto con due cancelli, non ho trovato notizie certe su questo sito quindi non mi sbilancio, potrebbe essere la sorgente Mallecchi ma le macchie coprono tutto e non si vede cosa c’è all’interno del recinto, se qualcuno ne sa di più lo scriva pure nei commenti. Tornando al punto originale invece, sulla destra (o di fronte se si sta tornando dalla sorgente) è indicata una prosecuzione o deviazione del sentiero M1.


Ammetto che non mi è molto chiara e non è segnata sulle mappe, fortunatamente se si scende nel campo adiacente, in mezzo alle piante, si scorgono via via i segnali del CAI e, per quanto il percorso sia piuttosto scosceso e quindi sconsigliabile a chi non sia allenato e preparato, si scopre che riconduce, tagliando di un bel pezzo il sentiero segnato, al guado per il “defizio“.


La “regola” vorrebbe che si giungesse qui dal sentiero apposito che scende dai ruderi di Mallecchi lungo il piano che costeggia il fiume ma sono felice di aver trovato questa scorciatoia, fa molto “trucco da videogame”.
Riserverò ad una uscita successiva la visita e la descrizione del defizio, dove pare ci siano resti, come in molti altri punti in questa zona, di cave e scorie di minerali del ferro.
Tornando infine sul sentiero battuto e proseguendo verso sud la pendenza si addolcisce, la strada è in disuso, malcurata e ci sono molti alberi caduti a rendere difficoltoso il cammino ma si capisce che in passato fosse una strada importante almeno come quella di Calcinari. Infatti porta alla Casa Rossa, un rudere facilmente riconoscibile per il suo porticato ad archi.



Tra i ruderi di questa zona è il più “accessibile”, è meglio non entrare all’interno ovviamente essendo pericolante ma le macchie hanno in parte risparmiato la struttura e non è difficile farsi un’idea della sua bellezza originale. È inoltre gradevole anche la strada di accesso e il muro di contenimento che la delimita al di sotto dal piano stradale.


Continuando il cammino sulla vecchia strada della riserva ci si imbatte, risalendo vestro la strada di Calcinari, sull’ultima parte, per me anche la più affascinante, del complesso di ruderi di Mallecchi.



Un grande casolare del quale purtroppo si riesce con difficoltà ad intuire la forma e le dimensioni, i rovi lo hanno completamente inglobato e a meno che non si sia muniti di un machete è quasi impossibile avvicinarsi. All’interno di una stanza si scorge addirittura un albero il cui fusto ha circa un metro di diametro. Personalmente ho tentato di fotografare ciò che era possibile, dispiaciuto per non esser riuscito a vedere di più. Si intuisce che ci sia dietro la struttura principale un’altra struttura ad L con una corte tra le due. Anche le immagini dal satellite sono di poco aiuto purtroppo. Sarebbe bello se fosse in parte recuperata e liberata da tutta la vegetazione che probabilmente col tempo finirà per buttare giù anche le pareti.
Piu in alto, a metà risalita tra il casolare e la strada di Calcinari, c’è un piccolo edificio, forse una stallina o un pollaio.




Il viaggio giunge quasi al termine, si risale ancora un centinaio di metri fino alla strada di Calcinari dove si incotra l’ultimo piccolo stabile del complesso, ben visibile essendo lungo la strada.






La camminata si conclude, dopo circa 11 km totali, con il rientro “soft” attraverso la strada di Calcinari, tutta in discesa per permettermi di riprendere fiato. In tutto, considerando un passo piuttosto veloce, qualche sosta per foto e osservazioni e una ventina di minuti di ristoro al dighino, ci ho impiegato circa 3 ore e 30′ per un totale di 13,5 km. Le pendenze, a parte le deviazioni, sono tutte abbastanza dolci e affrontabili da chiunque, anche senza grande allenamento. Il mio consiglio è comunque di non abbandonare mai i sentieri con l’apposita segnaletica per evitare pericoli.
Tornerò presto in questa riserva ricca di punti di interesse, c’è ancora molto da vedere e documentare. Se volete informarvi di più consiglio il sito del comune di Monticiano dove si trovano, oltre a molte informazioni sui siti, anche molti dettagli sui sentieri con tanto di coordinate dei punti di interesse. Io mi sono servito anche della app ViewRanger per android che permette di visualizzare i principali sentieri su una mappa abbastanza dettagliata e disponibile offline.
Aspetto i vostri commenti, i vostri consigli e, perchè no, anche le vostre correzioni… Non sono assolutamente un esperto quindi potrei aver detto qualche castroneria, sono solo un amatore che rimane facilmente incantato dalla natura e dagli interventi dell’uomo su di essa.


Bello, mi piace!!!!
Ti auguro di trovare nel bosco ciò che cerchi!!!
ti ringrazio! nel bosco ciò che si riesce a trovare, oltre alla bellezza di ciò che ci circonda, è il tempo per poter mettere in ordine i pensieri, lontano dal trambusto e dai ritmi forsennati del quotidiano.
Io sono nato a mallecchi abitavamo in quello che chiami il rudere quei quattro cinque scalini che si intravedono erano l’accesso principale della nostra abitazione
WOW! BELLISSIMO! e quando sei nato esisteva per caso ancora l’abitazione che oggi viene chiamata Poggio ai piaggioni? i resti sembrano decisamente più antichi in realtà
Complimenti molto bello tutto quello che hai scritto e fotografato!
Amo quei posti, ho trascorso dal 1972 fino al 1982 tutte le estati di Agosto in quelle zone.
Vorre tornare a vedere il podere Mallecchi, e ancge “Castiglion che Dio sol sa”. Ho una paginetta instagram di “brenna amore mio” con alcune foto alcune anni 70, dagli un’occhiata se vuoi. Per me quelli sono i boschi piu’ affascinanti di tutta la Toscana. Complimenti ancora!
nooo bellissimo! non solo ho visto le foto ma meriti che metta qui il link al profilo!
https://instagram.com/brenna_amore_mio?igshid=YmMyMTA2M2Y=
grazie davvero! io ho qualche foto fine anni ’80 e dovrei ricercarla! posti stupendi ma che ho imparato a conoscere da grande, recuperando molto rapidamente il tempo perduto!
Grazie! Continuo a seguire i tuoi articoli, se torni da quelle parti e scrivi altri arricoli fammelo sapere!
Bravo ancora!
Sono luoghi stupendi ma purtroppo abbandonati dagli enti competenti. Io ci andavo spesso in bici, ma qualche anno addietro ho dovuto fare marcia indietro prima del dighino perchè con le frane dovute alla piogge violente, il sentiero era praticamente franato a valle. E’ un vero peccato!
tutto vero purtroppo… sono circa due anni che non ci ritorno quindi non so se sono stati fatti interventi da allora… fare una ricognizione potrebbe essere un pretesto per tornarci a breve!