Presentazione Test match Italia – Australia a Firenze: reportage a cura del Mannu

21 Ottobre 2022

Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco…

In un universo parallelo potrei essere un WikiPedro qualsiasi dato che c’è il sole, sono 30 gradi esterni e sono in Piazza della Signoria.

Potrei narrarvi del Biancone, del Perseo, degli Uffizi, dell’Opificio delle Pietre dure oppure del Corridoio Vasariano (si, è tutto in un fazzoletto di terra grande poco più di Wonderland…) oppure del riscaldamento globale, dato che il 20 di Ottobre uno si aspetta un clima un filino più fresco.

E invece vi narro di quel giorno in cui Palazzo Vecchio aprì le porte del “Salone dei Duecento” che solitamente ospita il consiglio comunale, per la presentazione del test match contro l’Australia del 12 Novembre allo stadio Artemio Franchi.

Oltre all’assessore allo sport del comune di Firenze, Cosimo Guccione, c’erano il presidente del Comitato Regionale Toscano di rugby Riccardo Bonaccorsi, Giamba Venditti, Leonardo Marin, Marius Goosen, Francesco Pierantozzi (al quale ho personalmente portato tutti i saluti del Barba) ed altri.

Ah si! C’era anche Irene Grandi, ma ne parliamo dopo!

il Mannu con Francesco Pierantozzi

Mancava Marzio Innocenti, trattenuto a Roma da impegni inderogabili, che ha comunque mandato i suoi saluti e le sue scuse per l’assenza nella sua regione natìa per voce di Riccardo Bonaccorsi.

C’era la voglia di raccontare l’importanza di un evento di portata internazionale, un test match in una città come Firenze. Bonaccorsi ha ricordato che dopo la vittoria a Novembre 2016 contro il Sudafrica le statistiche sui praticanti siano sempre cresciute, sia numericamente che qualitativamente, quantomeno in Toscana, segno che portare il rugby in giro per l’Italia e variare sempre le destinazioni porti frutti a lungo periodo.

Dicevamo prima che c’era anche Irene Grandi: sarà la madrina dell’evento – e in quanto a fiorentinità va nel culo a tanti – ma per chi vi scrive è un doppio motivo d’orgoglio.

Se Irene si interessa al rugby lo fa principalmente perché ha preso parte, ormai dieci anni fa, alla nostra avventura nel rugby integrato, per portare il rugby a misura di tutti e per tutti, dai più piccoli fino al progetto Collettivo Brancaleone (a questo link trovate la pagina Facebook per saperne di più).

A livello logistico non è stato affatto semplice per tanti fattori ma vedere la felicità dei ragazzi che oggi erano in Palazzo Vecchio e sentirne le parole una volta usciti, vi posso assicurare che ripaga di tutti gli sforzi.

Quello che purtroppo è saltato all’occhio era l’assenza di diversi club, a vista ci si conosce un po’ tutti e non vedere nessuna rappresentanza di alcune società di rugby fa un po’ pensare.

Certo che un appuntamento alle 12.00 in Palazzo Vecchio di giovedì non è proprio la cosa migliore da organizzare, sopratutto se si cerca di coinvolgere il rugby di base forse non è il massimo: i ragazzi sono per il 99% a scuola e non tutti probabilmente si possono permettere di spendere una mattinata per un evento di un’ora e mezza.

C’era anche poco rugby in senso lato. Ok che parliamo del test match di Novembre, ma non possiamo evitare di spendere due parole sulle ragazze che stanno giocando il mondiale in Nuova Zelanda, per dirne una.

Tra le varie frasi dette però ce n’è stata una abbastanza eloquente, facente parte di un discorso più ampio sull’organizzazione stessa dei test match, ma vorrei estrapolarne una parte: “perchè nel rugby si mangia prima, durante e dopo“. Sottolineando, se mai ce ne fosse la necessità, che alla fine siamo il rugby birra e salsiccia.

Questa è l’esatta figura che siamo (e parlo anche soprattutto a livello nazionale) dal mio punto di vista: un rugby birra e salsiccia, dove se si vince “andiamo a festeggiare con una birra”, dove se si perde “vabbeh, c’è la birra, consoliamoci”, dove ad un certo punto se un evento è organizzato un po’ “alla carlona” chi se ne frega, tanto ci va bene tutto.

Ecco, direi di no.

Questa è esattamente la mentalità che va cambiata. Innegabile e importantissimo il rugby “birra e salsiccia” ma è necessario averne uno professionistico (non solo nelle terminologie) e professionale. L’evento di ieri è stato discreto, nessuna grande lacuna e chi vi scrive punta il dito verso cose per cui, nella maggior parte dei casi, “ci si passa anche sopra” ma bastava veramente poco per renderlo un evento BELLO e coinvolgente.

Un orario diverso, una location diversa, che il salone dei Duecento non è male, ma quello dei Cinquecento è altra roba (c’era in concomitanza una riunione della CNA, ma anche qui, bastava cambiar data) oppure un po’ più periferica… mi viene in mente villa Favard che è all’ingresso di Firenze, per dirne una.

Ecco, mancava poco. Come sempre, ci manca un centimetro per raggiungere la meta e sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire.