Italia e 6 Nazioni: merito od opportunità

18 Maggio 2020

ATTENZIONE: non faccio assolutamente parte di una delle due tifoserie (i federales e gli antifederales), sono abituato a tenere posizioni molto più diplomatiche e credo che la verità spesso stia nel mezzo.

Entrando nel merito della questione “Italia si, Italia no” al 6 Nazioni che si ripresenta ad ogni piè sospinto (e che è tornata alla ribalta nonostante la pandemia e il distanziamento sociale) vorrei fare alcune considerazioni.

Il 6 Nazioni, così come circa il 90% dei tornei di Ovalia, si basa sulle scelte e gli interessi (soprattutto economici) degli organizzatori. Non è un campionato, è un torneo privato. Per assurdo se il board fosse composto da dei pazzi scriteriati potremmo svegliarci domattina e leggere nel giornale un titolo del tipo “TUTTI FUORI DAL SEI NAZIONI. ADESSO SI CHIAMA 8 NAZIONI E CI SONO DENTRO SOLO SQUADRE ASIATICHE”. Dunque non credo che nelle menti del board ci sia come primo criterio la meritocrazia, i risultati o quant’altro… bensì l’opportunità.

Infatti ad esempio sarebbe molto più facile vedere allargato il ventaglio delle partecipanti piuttosto che ridotto a 5… più nazioni partecipano più è ampia la fetta di pubblico pagante (inteso come incassi degli stadi, diritti televisivi, merchandising, birre nei pub ecc…) sicuramente ci sono anche degli standard “qualitativi” da considerare tipo quanti dal paese X si spostano/sposterebbero verso il paese Y per seguire i propri beniamini, ma in tutto questo ho sempre avuto l’idea che i risultati siano tra i criteri di selezione meno utilizzati. Non che non abbiano contribuito nel 2000 al nostro ingresso ma sicuramente contribuiscono adesso in minima parte alla nostra permanenza.

Non voglio snocciolare dati (nè tanto meno ricercarne) per rafforzare la mia tesi, non sono un analista economico nè tanto meno ho una laurea in marketing o scienze della comunicazione ma è piuttosto chiaro che ciò che ancora ci tiene (almeno fino al 2024) all’interno del torneo più antico del mondo è che facciamo comodo per tanti fattori economici/politici/strategici.

Per quanto riguarda il nostro tornaconto invece ci sono altri fattori da tenere in considerazione e partirei da una domanda banale ma fondamentale: abbiamo bisogno SOLO delle vittorie della nazionale maggiore al 6 Nazioni per far crescere il nostro movimento? O forse il focus andrebbe messo altrove?

Gli introiti della partecipazione al 6 Nazioni potrebbero essere meglio investiti, la crescita del movimento rugbistico italiano è legata più a questo che alle vittorie. E dal miglioramento interno semmai dovrebbero poi scaturire le vittorie della nazionale maggiore, nel completamento di un circolo virtuoso. Inoltre vincere contro nazioni meno forti sulla carta (vedi Romania o Georgia) va sul piatto di una bilancia dove sull’altro piatto ci sono locations come Londra, Edimburgo, Parigi ecc… quale meta sarà più appetibile per il pubblico? Quale piatto peserà di più? Chi baratterebbe un bel weekend a Roma o Dublino con uno a Tblisi? Perchè sarà pure un argomento trito e ritrito ma questo è…

Profumo tuo di vacanze… rumene?

In conclusione credo che l’Italia nel 6 Nazioni ci stia bene e spero ancora di poter vivere le emozioni delle trasferte (soprattutto quelle nell’adorata Scozia) e che la partita del sabato non sia sempre il punto più basso e triste della vacanza. Credo anche che l’atteggiamento di chi dice “bisogna uscire dal 6 Nazioni perchè si fa schifo e non ce lo meritiamo” sia paritetico a quello del marito che si evira per fare dispetto alla moglie.