(in)visibilità del rugby in Italia: il “terzo mondo” del rugby live

18 Ottobre 2020

Premetto che stavolta mi concederò un articolo un po’ più di pancia, col bisogno di togliermi un sassolino dalla scarpa.

Da diverso tempo ormai ho un chiodo fisso e ritengo indispensabile condividere questo mio pensiero con tutti: in Italia è impossibile vedere le partite di rugby. Non voglio scendere nello specifico, riusciamo a vedere il 6 Nazioni si, meno male direi, le finali delle coppe europee, il rugby dell’emisfero australe grazie a Sky e qualche partita del PRO14 su DAZN (dunque pagando). Ma nient’altro…

Dopo l’amara premessa scendo nel dettaglio della mia riflessione che si compone di due aspetti principali: la fruibilità del rugby live per i già appassionati e la visibilità del nostro sport per i neofiti e per chi lo ignora.

Per quanto riguarda gli appassionati di rugby c’è una gran parte di questi che vorrebbero piacevolmente godere di, che so, una bella partita di Premiership inglese? O di TOP14 francese, forse qualcuno (e dico forse) vorrebbe pure vedere le partite del massimo campionato italiano, TOP 12 o 10 che sia? La difficoltà sta nel fatto che per queste competizioni nessun broadcaster è disponibile in Italia, neanche a pagamento. Perchè? Sarebbe bello avere una risposta a riguardo.

La situazione del massimo campionato italiano è emblematica: se da una parte un’errata gestione nel tempo ha portato la qualità media del TOP12/10 molto più vicina a scapoli/ammogliati che ad una partita qualunque di PRO14, dall’altra si è anche preteso, nonostante tutto, di vendere il prodotto alle tv o ai broadcasters in generale.

Ovviamente il pubblico, già storicamente poco numeroso ed ora più interessato a giocare a rugby nei giardinetti che a guardare certa roba, è oramai praticamente inesistente. Dunque vien da se che sarebbe più opportuno investire ed acquistare spazi dove esporre il nostro maltrattato massimo campionato, non senza prima ridare al prodotto una bella rinfrescata e lustrata che così com’è non è certo appetibile (ma non è di questo che vorrei parlare in questo articolo). Anche perchè io non ho studiato marketing e comunicazione ma credo sia elementare che, creando visibilità e qualità oggi, si possa poi un domani riavere indietro qualcosa in più dagli sponsor e magari anche qualche broadcaster importante interessato all’acquisto dei diritti.

Ma allo stato attuale ci sono anche altri campionati più interessanti e competitivi che potrebbero essere propinati al pubblico. “Ma a che pro?” mi chiederete… ed ecco la risposta.

Per gli appassionati sarebbe di sicuro un buon sistema di “fidelizzazione”, ad esempio i giovani rampanti che stiamo oggi coltivando potrebbero condividere con gli amici commenti ed esperienze legati alla visione delle partite dei grandi campioni internazionali durante tutto l’arco dell’anno invece di doversi arrangiare a vedere gli highlights su youtube.

Per quanto riguarda gli inesperti invece il discorso è ben più articolato. Io non so come nel 2020 si pensi di poter pubblicizzare il prodotto rugby tra il pubblico inesperto semplicemente facendo vedere 5 partite all’anno in cui l’Italia prende sberle a destra e a manca perchè, fatevene una ragione, ma è questa l’immagine che oggi la nostra Nazionale maggiore purtroppo rende al pubblico comune ed è anche frustrante.

Forse negli utlimi anni si è pensato un po’ troppo a pubblicizzare i prodotti Nazionale e Franchigie PRO14, anzi le franchigie quasi per niente, e zero spaccato il rugby in generale. Dunque l’unico modo per avvicinare nuovi volti al nostro movimento è diventato andare a pescare i bambini nelle scuole, che è fondamentale e di vitale importanza ma non l’unico aspetto.

Faccio un esempio un po’ più terra terra. Gruppo di amici non rugbisti, ragazzo che gioca a rugby che durante una conversazione dice:

– “oggi giocano squadra X e squadra Y del campionato Z!” – “ah si? e dove si può vedere questa partita?” – “da nessuna parte! forse si trovano gli highlights domani pomeriggio su youtube” risata generale e chiusura del sipario.

Potrebbe funzionare diversamente uno scenario di questo genere:

– “oggi giocano squadra X e squadra Y del campionato Z!” – “ah si? e dove si può vedere questa partita?” – “su canale X alle ore Y quindi stasera non esco che devo guardare la partita!” e il giorno dopo “oh ma lo sai che ho guardato la partita anch’io ieri! che spettacolo! mi piacerebbe venire a provare a giocare!” taaaac

Senza contare tutte quelle persone che facendo zapping o consultando qualche app si potrebbero imbattere in una partita e presi dalla curiosità si mettono a guardarla.

Oggi l’unico scenario possibile è: “oh ieri ho guardato l’Italia contro l’Inghilterra, che figura di m#5*@! ma non vi viene voglia di smettere?”

Tutto questo lo dico per un motivo molto più semplice di tutta la spiegazione sopra: non abbiamo solo e semplicemente bisogno di ampliare il pubblico, le società hanno bisogno di presentare un prodotto che abbia visibilità alle amministrazioni locali per ottenere spazi, agli sponsor per ottenere soldi, e spesso non basta dire “abbiamo centinaia di bambini che frequentano i nostri impianti fatiscenti” perchè poi dall’altro lato ci sono interlocutori che si aspettano un ritorno dalle scelte che fanno. E poi ci sono i momenti di aggregazione, il trovarsi al pub o nelle club house a vedere le partite e magari creare i presupposti perchè qualche sconosciuto incuriosito si metta a sedere a vedere la partita sorseggiando una birra.

Per come la vedo io è una sfida che la nuova presidenza della FIR dovrà prendere in giusta considerazione visto che gran parte di queste problematiche passano proprio dalla gestione della federazione, dai “diritti televisivi” al miglioramento dei livelli di Nazionale e Franchigie passando anche, perchè no, da una migliore gestione di eventi come le partite della Nazionale a Roma, altro disastro maturto negli ultimi 5 o 6 anni soprattuto se rapportato a ciò che circonda gli stadi delle altre 5 nel match day. Ma anche questo argomento non merita di essere approfondito qui in sole due righe.

Attenzione: non mi accontento di risposte del tipo “il rugby in italia non è appetibile” perchè questa per me è e rimane conseguenza e non causa. Senza far nomi qui a Siena c’è una società di uno sport, che ha un seguito ed un numero di appassionati decisamente minore rispetto al rugby, che spara sui social e sulle televisioni locali ad intervalli ravvicinati notizie di neo acquisti ed eventi vari, creando curiosità intorno all’immagine, stimolando domande anche tra chi nemmeno sa di che sport si tratti o ha mai visto una partita. Questo si chiama investimento e gli auguro di cuore che abbia un ritorno importante perchè tutti gli sport hanno importanza e dignità.

E voi cosa ne pensate?