Chi mi conosce sa che ho una strana passione per il fischio dell’arbitro di rugby, con quel timbro grave e caratteristico che mi è sempre piaciuto. Va da se quindi che da quando ho cominciato ad arbitrare sia andato subito a fare ricerche per capire come quel suono venisse prodotto. Una volta scoperto il trucco la malattia non ha fatto che peggiorare, arrivando anche ad osservare durante le partite in TV quale tipo di fischietto usasse l’arbitro, in caso notassi qualcosa di diverso dal più diffuso ACME Thunderer 58.5
Ad esempio accade spesso ultimamente di veder usare fischietti di colore nero tra gli arbitri internazionali.
Su questo argomento mi sono da tempo posto una domanda, ma la malattia mi ha portato ad inserire all’interno di un post sulla mia pagina Facebook un appello ai colleghi arbitri che la seguono: qualcuno sa quale sia il modello di sto benedetto fischietto nero che viene sempre più usato? Anche perché, nel caso, lo voglio anch’io!

Fu così che a rispondere con grande perizia e abbondanza di particolari fu tal Domenico Piunti, che risolse l’arcano che da tempo mi attanagliava le meningi.
Ma non è tutto.
Domenico comincia a snocciolare dettagli, allegare immagini ed altre nozioni, tanto da incuriosirmi. Per prima cosa su come sia possibile che sappia tutte queste cose e come se ne sia appassionato, ma soprattutto per capire quante ancora ne sa.

Così ci scriviamo e ci presentiamo, Domenico ha 58 anni, ha arbitrato da giovanissimo prima di avere una lunga carriera da giocatore e da allenatore. Ma è stato anche giornalista televisivo, curando già nei primi anni novanta una trasmissione che parlava solo di rugby.
Un vero e proprio fiume in piena che in pochi minuti mi snocciola delle curiosità incredibili sulla storia e l’evoluzione del fischietto nel rugby, sugli arbitri e le federazioni… un pozzo di conoscenza!
Naturalmente decido di non farmelo scappare ed è così che è nata questa mini collaborazione, che si svilupperà nel tempo, in cui ci scambiamo informazioni, lui del passato ed io del presente, ma tra i due sono più io ad avere qualcosa da apprendere da lui perché tutt’ora Domenico continua a seguire con curiosità e grande attenzione questo mosaico di particolari. Quindi mi sono fatto sotto con le domande.
● Domenico come nasce questa tua smisurata passione per il fischietto del rugby?
Quando frequentai il corso per arbitro, nel 1983, il presidente della CNAr e il docente leader (al tempo erano rispettivamente Giulio Zanesco e Antonio Condorelli) comunicavano la promozione al candidato consegnandogli il badge federale da cucire sulla maglia e il fischietto. Il fischietto era il cosiddetto Balilla (l’ACME 63), col tipico tono acuto degli arbitri di calcio. Alla seconda partita arbitrata lo lasciai negli spogliatoi, e fui costretto a rimpiazzarlo col più economico, ma altrettanto efficace 660 in bachelite, ovvero di plastica (“quello che avevano tutti”). Dopo qualche altra partita mi rivolle indietro la mia società, così appesi il fischietto al chiodo. L’anno dopo andai per la prima volta in tournée in Inghilterra e cominciai a vedere campi diversi, spogliatoi diversi, palloni diversi e… fischietti diversi.
● Mi pare di capire che ci sia stata un’evoluzione e che il fischio non sia sempre stato uguale a quello “moderno”, ovvero grave e modulato. Come e quando è stato deciso che il timbro del fischietto dovesse avere questo tono così caratteristico?
Come ho appena detto, il mondo anglosassone era completamente diverso rispetto al nostro, ed anche a quello francese, che fino a fine millennio è stato il nostro benchmark. In Italia e in Francia si è sempre usato un po’ di tutto. Il fischietto per gli anglosassoni era invece il Titanic (l’ACME 58), una specie di orgoglio nazionale per i sudditi della regina. Era il fischietto della polizia, delle ferrovie, e chiunque facesse l’arbitro di rugby cercava di procurarsene uno per il suo suono chioccio ed autorevole. Non autoritario, autorevole. Oltre i confini del Commonwealth era invece praticamente sconosciuto. Credo che la differenza in ambito planetario abbia cominciato a farla la Coppa del Mondo del 1987. Da quel momento in poi, i fischietti in ottone del costruttore britannico sono diventati lo standard per tutti i test mondiali e per pressoché tutti gli arbitri dell’altissimo livello. Anche gli psicologi li approvarono perché il suono non stridulo rispettava i nervi dei giocatori.

● So però che non tutti gli arbitri internazionali usano lo stesso fischio, ovvero il 58.5 Ad esempio la federazione sudafricana usa dare in dotazione il 558, un grosso fischietto in bachelite (plastica nera). Perché ancora oggi gli arbitri sudafricani usano questo fischietto?
Gli arbitri sudafricani (che non erano presenti per noti motivi alle prime edizioni della RWC) usano l’ACME 558 in symonite (bachelite). Il 558 è addirittura più massiccio rispetto al 58.5 ed è fornito dalla SARRA ai suoi associati. Fra gli arbitri di altissimo livello solo Mark Lawrence lo ha alternato col 58.5 mentre gli altri (Watson, Kaplan, Joubert, Rasihvenge, Jonker, Peyper) tutti col fischio in bachelite nera. Secondo gli inglesi il motivo sta nel fatto che in terra sudafricana fanno massicce operazioni di reclutamento di arbitri e i 558 sono meno costosi, ma forse è solo un pettegolezzo.

● Uno dei fischietti più iconici del nostro sport rimane quello con cui viene aperta ogni coppa del mondo, hai qualche aneddoto particolare anche riguardo a questo?
Come ho già detto, il fischietto più iconico e costoso rimane il 58, detto Titanic perché dedicato al transatlantico nel quale era dato in dotazione. Per la Coppa del 2019 fu creato un fischietto commemorativo che fu portato dall’Inghilterra in Giappone da dei volontari in bicicletta per essere consegnato a Nigel Owens per la partita inaugurale. La ACME fornisce i fischietti per tutte le manifestazioni internazionali. Non so con che cosa abbia fischiato la buonanima di Kerry Fitzgerald nella finale RWC del 1987 (la documentazione è veramente poca), ma di certo nel 1991 Derek Bevan aveva il suo ACME 58, nel 1995 Morrison il suo 58.5, poi due volte Watson con il 558, nel 2007 Rolland con il 58.5, poi Joubert 558, Owens e Garces 58.5. In sintesi, quattro volte è stato usato il 58.5, tre il 558, una il 58.

Come avrete dunque intuito, Domenico ne sa veramente una più del diavolo, e io che pensavo di avere una passione strana!
Abbiamo deciso insieme di raccontare queste storie e curiosità legate al mondo dell’arbitraggio, con una serie di pillole prodotte da Domenico stesso, che non vede l’ora di digitalizzare una marea di appunti che ha scritto su carta in tutti questi anni.
Dunque stay tuned, troverete le pillole di Domenico sui social network di Barba Ovale.
Abbiamo dato alla rubrica un nome, ovvero “la Voce ed il Fischietto” a ricordare i due mezzi a disposizione dell’arbitro per dirigere una partita.
