Summer Internationals 2022 – WEEK 4, parte 3: Chile – Stati Uniti; Georgia – Italia

13 Luglio 2022

Quarta e penultima settimana di test estivi caratterizzata dal dominio dell’emisfero nord su quello sud con tutte le serie di test tra tier 1 giunte al pareggio. Ecco l’ultima parte del resoconto del weekend.

CHILE – STATI UNITI qualificazioni mondiali – andata

A Santiago del Chile, sotto il diluvio universale la nostra nuova squadra simpatia, ovvero il Chile dal quale ci scrive e comunica il nostro nuovo inviato ufficiale Marcello Bardini, ha affrontato e tenuto testa agli USA nella partita di andata valevole per il penultimo posto libero nelle pool per la RWC 2023.

Uno show d’altri tempi con le squadre che a fatica hanno comunque giocato un rugby decente, che se per quanto riguarda gli USA potrebbe non essere una sorpresa, lo è forse per il Chile che però è simbolo della grande crescita del rugby sudamericano degli ultimi anni. Ed essendo la sfida finita con lo scarto di un solo punto, la speranza che il Chile possa fare l’impresa ed affacciarsi alla Coppa del Mondo non è affatto svanita.

Sono gli Eagles ad aprire le marcature con una meta alla bandierina di Dyer magistralmente trasformata da AJ MacGinty, con un pallone che nonostante le premure e le attenzioni del caso corre comunque in lungo e in largo. Pochi minuti dopo e gli stessi due giocatori sono di nuovo protagonisti: calcetto di MacGinty che Dyer sembra riuscire a schiacciare ma il TMO gli nega la segnatura.

Date le condizioni meteo proibitive ogni punizione è un’occasione buona per tentare la via dei pali piuttosto che rischiare di giocare, così con due errori dalla piazzola degli Eagles e un due su tre dei Condores si va al riposo sul 6-7

Nel secondo tempo gli statunitensi ritrovano un po’ di confidenza nella touche che frutta loro due segnature da maul, una al 44′ con Taufetee e l’altra al 74′ con Pifeleti. Ma l’azione più degna di nota della partita arriva al 50′ e porta la firma dell’apertura cilena Rodrigo Fernandez: lungo box kick di De Hass dalla metà campo statunitense, raccolto poco fuori i suoi 22 da Fernandez che dà inizio ad una cavalcata nel fango in cui riesce ad evitare il placcaggio di 4 avversari per poi tuffarsi per una meta coast to coast che ha del surreale. Poi dopo 6 minuti, grazie ad una punizione segnata da Videla, i Condores mettono il becco avanti per il momentaneo 14-12 dando vita ad un bel botta e risposta con il risultato in bilico fino all’ultimo istante.

Ma le sorprese non sono affatto finite perché al 62′ l’impianto di illuminazione cede e solo i cartelloni pubblicitari, unici accesi come in una sorta di presepe, regalano una flebile luce. Quel tanto che basta per gli Eagles per continuare a giocare (dopo un paio di secondi di sconcerto e braccia allargate) impegnati in un multifase in zona rossa. Nic Berry lascia giocare pochi secondi, giusto per consegnare questo momento ai posteri, prima di sospendere momentaneamente la gara a causa dell’oscurità.

Il match terminerà, dopo una meta trasformata ed una punizione per gli Stati Uniti, con una meta allo scadere di Videla che egli stesso poi trasforma, dando speranza ai cileni che possono ancora giocarsi un posto alla RWC 2023 sabato sera a Glendale in casa degli Eagles.

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GEORGIA – ITALIA

E così sono a parlare di Georgia – Italia. Ma prima di farlo immaginatemi come un buon padre di famiglia che a tavola si toglie gli occhiali, li richiude, li posa sul tavolo, poggia i gomiti sul tavolo e getta la faccia fra le mani mentre uscendo da questa morsa si allunga la pelle degli occhi fino a quasi strapparsela e cerca delle parole, scansando mille bestemmie in mezzo ad un mare di tristezza, solitudine ed abbandono.

Ho letto tante cose, per quanto volessi evitarle purtroppo le ho lette, ho letto anche che i test estivi di solito li prendiamo sempre sotto gamba.

Noi, non il Galles, non la Scozia, non l’Irlanda che partecipano come noi al 6 Nazioni e che sono arrivati chi più chi meno ai playoff dello stesso URC a cui partecipiamo pure noi. Non la Francia dove tutti i giocatori giocano nel Top 14 che è uno dei campionati più abrasivi al mondo e che sembra sempre duri 11 mesi su 12.

Noi siamo giustificati se facciamo figurette, perchè evidentemente non siamo gli italiani del rugby, siamo gli italiani di un’estate al mare, siamo gli italiani della 600 col portapacchi carico di valige sopra, siamo gli italiani di “ma vieni qua bella chiappona!” in disco in riviera…

Passi tutto, passi che siamo più vacanzieri che rugbisti, passi quello che volete, ma abbiamo passato anni, anzi avete, io non c’entro nulla, a lamentarvi che giochiamo sempre con gli All Blacks, che basta partite dove perdiamo sempre, il movimento passa quasi un anno a prepararsi al riscatto, a vedere finalmente l’Italia giocare con i suoi pari, a vincere perchè se non si vince si smette di seguire e con tutto questo moto popolare, con questa spinta, questa grinta, questa voglia… ciò che i 23 di Batumi sono riusciti a tirar fuori è stato farsi sciogliere in mano il cornetto con la candela sabbiosa al naso.

Fa male, fa male perchè so benissimo che a giustificare questo abominio sono l’1% dei tifosi ma vi giuro che io non mi capacito di questo. Non era importante vincere col Galles. Era l’unica occasione buona, si e l’abbiamo colta, si ma alla fine è un di più, un qualcosa che ci fa sbraitare sul momento, che a qualcuno fa pensare che siamo diventati improvvisamente bravi a giocare a rugby, che il mondo ci deve rispettare e che il 6 Nazioni ci spetta di diritto oltre ad appartenerci in percentuale. Ma quella è stata una vittoria utile solo per il marketing, per ritrovare un 3% di tifosi in più, e meno male se è servito almeno a quello.

A Batumi ci giovavamo il futuro, la dignità, la faccia. E la faccia con cui siamo venuti via da Batumi, tutti noi rugbisti italiani, non è la faccia rossa e sudata di chi ha lottato per vincere, di chi ha conquistato centimetri, calpestato avversari, vinto per forza e non per bravura… ma è la faccia di un bimbo sotto l’ombrellone, con la bocca sporca di gelato, il cornetto squagliato in mano e la candela sabbiosa al naso.

Io ci ho provato, ho cercato di essere clemente, so che questi 23 che sono andati a Batumi sono il meglio che abbiamo e l’ho detto prima della partita, con accezione positiva ovviamente, e ne sono ancora convinto. Gente che sa tenere un pallone in mano e sa passarlo, sa calciarlo, sa prenderlo al volo e sa lanciarlo in touche ma che sotto pressione lo fa come il bimbo con il cornetto squagliato in mano in spiaggia mentre gli altri si divertono a giocare e i più spavaldi ci provano con le ragazze al sole.

Noi non ci potevamo permettere tutto questo, non ci potevamo permettere di non preparare una partita come questa a livello psicologico (e se è stato fatto per favore prendete i responsabili e mandateli a pulire i corridoi). E invece l’abbiamo fatto e adesso dobbiamo aspettare novembre per digerire tutto questo, 4 mesi sono tanti e anche a novembre cosa ci aspetta? Gli altri stanno già danzando sul nostro cadavere quindi o troviamo un modo per sistemare la testa di questi ragazzi o i loro piedi e le loro mani continueranno a partorire obbrobri come quelli di Batumi.

Adesso chiudo qui, e torno a leggere i vari “dimettetevi tutti” “usciamo dal 6 Nazioni” “tutti a Tblisi” “le franchigie sono inutili” “bisogna parlare italiano” e chi più ne ha più ne metta. A me fa male che tanta ignoranza possa trovare sfogo, mi fa strano che non faccia male a chi sta nelle stanze dei bottoni.

E se a qualcuno invece facesse male: il mal voluto un è mai troppo!

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