Rugby e Musica: Mandela, Pienaar, la Coppa del Mondo in Sudafrica e discografia del 1995

2 Maggio 2022

Sulla Coppa del Mondo 1995, ospitata e vinta dal Sudafrica, si è detto e scritto molto. Merita una menzione il film Invictus del 2009 con Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela e Matt Damon ad impersonare Francois Pienaar, l’allora capitano degli Springboks. Invictus è uno dei film più belli di sempre tra quelli che vedono protagonista il rugby ed è valso anche la candidatura agli Oscar per i due attori principali.

Gli anni che precedono la Coppa del Mondo del 1995 sono densi di avvenimenti storici e politici legati tutti all’apartheid, un sistema di leggi di segregazione raziale che hanno caratterizzato un lungo e triste periodo durato circa 50 anni.

Uomini e donne neri, nonostante rappresentassero la maggioranza della popolazione, furono sfrattati dalle proprie abitazioni e deportati, segregati in aree circoscritte, privati dei diritti più basilari, da quello al lavoro a quello all’istruzione. Costretti ad utilizzare servizi pubblici, come ad esempio i trasporti, separati dai bianchi o “afrikaners”, discendenti dei coloni olandesi, tedeschi e francesi e fautori attraverso il Partito Nazionale (o Nasionale Party) delle leggi raziali che caratterizzavano appunto l’apartheid. Le proteste contro questo vero e proprio crimine vedevano protagonisti sia bianchi che neri, proteste che venivano brutalmente soffocate dalle forze di sicurezza governativa.

La comunità internazionale dichiarò l’apartheid un crimine internazionale contro l’umanità varando una serie di sanzioni al regime segregazionista sudafricano. Nel campo dello sport le rappresentative sudafricane furono boicottate ed estromesse dalla partecipazione alle Olimpiadi ed alle manifestazioni internazionali. Gli Springboks furono esclusi dalle prime due edizioni della Coppa del Mondo ’87 e ’91. La squadra, composta solo da giocatori bianchi, con la maglia verde e oro e l’emblema con lo springbok (un’antilope tipica della zona) è sempre stata vista dalla popolazione nera sudafricana come simbolo dell’oppressore, avendo gli stessi afrikaners adottato la nazionale di rugby come icona sportiva e rappresentazione della loro supremazia raziale.

Nelson Mandela fu uno dei maggiori oppositori al regime di segregazione. Politico e attivista sudafricano, negli anni ’60 fu un rivoluzionario che appoggiava la lotta armata dell’ANC. Adottò poi nel tempo diversi approcci alla lotta per la liberazione del suo popolo, tentando di anteporre alla lotta armata teorie di opposizione non violenta ispirate a Ghandi.

Dopo aver passato 27 anni in carcere, periodo nel quale divenne immagine e simbolo dei movimenti di lotta all’apartheid di tutto il mondo, Mandela fu scarcerato nel 1990 dal presidente de Klerk che aveva già avviato una serie di riforme a favore dei diritti delle persone nere. Insieme otterranno il Nobel per la Pace nel 1993. A seguito delle prime storiche elezioni democratiche del paese Mandela divenne il primo presidente nero del Sudafrica nel 1994, concorrendo proprio contro de Klerk che ne fu il vice fino al 1997. Questo evento segnò la fine dell’apartheid ma non quella delle tensioni sociali nel paese.

Dopo che tutte le rappresentative sportive nazionali avevano sostituito l’emblema dello springbok con la protea, un fiore tipico sudafricano, l’unica a non adeguarsi fu proprio quella del rugby. In una nazione in cui il rugby era lo sport e l’attrazione principale i bianchi non erano disposti ad arrendersi anche su questo aspetto e gli Springboks rimasero uno dei pochi emblemi a creare divisione tra neri e bianchi.

la protea fece la sua comparsa sul lato sinistro della maglia degli Springboks solo nel 2009, durante il Tour dei British & Irish Lions

Mandela vide così negli Springboks proprio il simbolo che poteva invece unire la nazione, lavorando fin da subito in concerto con il capitano Francois Pienaar nonostante quest’ultimo, cresciuto in una comunità afrikaner, l’avesse sempre visto come un “terrorista”.

Abbiamo adottato questi giovani come nostri ragazzi, come i nostri figli, come le nostre stesse stelle“, disse Mandela durante una visita al training camp degli Springboks poco prima dell’inizio della Coppa del Mondo. “Il paese è completamente con loro. Non sono mai stato così orgoglioso dei nostri ragazzi come lo sono ora e spero che quell’orgoglio potremo condividerlo tutti

Il lavoro di conciliazione di Mandela ebbe il suo culmine durante la finale mondiale, giocata e vinta dai padroni di casa contro la Nuova Zelanda. I 63000 tifosi presenti all’Ellis Park (in prevalenza bianchi) intonarono un nuovo inno nazionale composto da quello che aveva caratterizzato il periodo dell’apartheid, ovvero Die Stem, e Nkosi Sikelel’ iAfrika, un vecchio inno di liberazione panafricano del movimento anti-apartheid. Nonostante le aspre e ancora vive critiche della popolazione nera che riteneva Mandela poco impegnato sui diritti della maggioranza della popolazione ed intento a compiacere i bianchi, lo spettacolo della finale mondiale fu un vero e proprio successo.

La partita vide le due squadre terminare i tempi regolamentari in pareggio 9-9. A sette minuti dalla fine dei tempi supplementari, i sudafricani grazie ad un drop di Joel Stransky si assicurano la vittoria per 15-12.

L’intero Sud Africa è esploso in festa, con i neri gioiosi come i bianchi“, scrive Martin Meredith nella sua biografia, Mandela. Mai prima d’allora i neri avevano avuto motivo di mostrare un tale orgoglio per gli sforzi dei loro connazionali bianchi. È stato un momento di fusione nazionale frutto delle idee e degli sforzi di Nelson Mandela

When the final whistle blew, this country changed forever” furono le parole di Pienaar anni dopo, alla morte di Mandela.

Le divisioni e le disuguaglianze, soprattutto a livello economico/sociale, persistono tutt’oggi ma l’idea di utilizzare il rugby per riunire una nazione e guarire le sue vecchie ferite è diventato uno dei risultati più significativi dell’allora presidente del Sud Africa e un segno di quale sia il vero potere dello sport. Nel 2000 ai Laureus World Sports Awards, Mandela ha dichiarato: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Lo sport può creare speranza, dove una volta c’era solo disperazione

IL PANORAMA MUSICALE DEL 1995

Potete anche ascoltare le tracce clickando sui link evidenziati

Il 1995 è l’anno in cui, sulle note di Start me up degli Stones, viene presentato il nuovo sistema operativo della Microsoft, l’ormai leggendario Windows 95 che imporrà definitivamente la creatura di Bill Gates come azienda leader nel campo dei software e rivoluzionerà l’uso del personal computer. Una tra le più grandi rivoluzioni tecnologiche insieme all’avvento dei primi file MP3, che nel giro di un decennio provocheranno sconquassi nel music business tradizionale.

A luglio la guerra nell’ex Jugoslavia porta in dote l’atroce massacro di Srebrenica, in cui forze dell’esercito Serbo-Bosniaco deportano e uccidono circa 7000 bosniaci musulmani. Ispirata a quel conflitto e nata come protesta nei confronti dell’immobilismo della comunità internazionale, uscirà Miss Sarajevo, singolo a cura dei Passengers, pseudonimo della collaborazione tra Bono degli U2 e Brian Eno, con Luciano Pavarotti ad interpretare delle parti liriche nel pezzo. Pezzo che fu anche il simbolo dell’edizione del 1995 del Pavarotti & Friends, festival che in quella edizione adottò il nome Pavarotti & Friends: together for the children of Bosnia.

Per la discografia italiana, come anche per quella internazionale, il 1995 è un anno d’oro: Giorgia con Come saprei vince il Festival di Sanremo, prima artista nella storia della kermesse ad aggiudicarsi sia la vittoria che il Premio della Critica. Edizione ’95 del festival che fu un enorme successo di pubblico e alla quale parteciparono pezzi storici come, tra gli altri, Destinazione paradiso di Gianluca Grignani, Con te partirò di Andrea Bocelli e Gente come noi di Ivana Spagna.

Le classifiche italiane sono dominate da Zucchero e il suo album Spirito DiVino ma è anche l’anno dell’uscita di Buon compleanno Elvis di Ligabue, che ci metterà un annetto ad ingranare ma sarà l’album della consacrazione dell’artista italiano.

Per poter comprendere tutto ciò che è uscito a livello discografico nel 1995 a livello internazionale dovrei forse fare un altro articolo, forse fin troppo lungo e corposo. Quindi opterò per fare un riassunto in ordine sparso, giusto per farvi capire quanto questo sia stato un anno cruciale per la musica.

Il 1995 è innanzitutto l’anno degli esordi: Alanis Morrissette pubblica il suo primo album internazionale (il terzo della sua discografia) ovvero Jagged little pill, portato in vetta alle classifiche da Ironic e trainato dal singolo You oughta know, nel cui video appare anche il batterista dei Foo Fighters Taylor Hawkins, recentemente scomparso. Foo Fighters che debuttano anch’essi nel 1995 con l’album omonimo anticipato dal singolo This is a call. Album interamente suonato in studio da Dave Grohl e del quale si ricorda Big me, uscito poi come singolo nel 1996 con un video parodia della pubblicità delle caramelle Mentos, ribattezzate “Footos” per l’occasione.

Ad un anno dal primo successo in carriera esce il secondo disco degli Oasis, ovvero (What’s the story) Morning glory, album della consacrazione della band e tra i più venduti della storia. Con pezzi storici ed iconici come Don’t look back in anger, Wonderwall e Morning glory.

La cantante islandese Björk Guðmundsdóttir, meglio nota come Björk, dopo aver debuttato nel 1993 con Debut pubblica il suo secondo disco dal nome Post, usando poca fantasia per i titoli degli album e sprigionandone poi a fiumi nel suo stile musicale, come in Possibly maybe o Hyperballad. Il pezzo di maggior successo del disco però è in realtà una cover, ovvero It’s oh so quiet, pezzo di Betty Hutton del 1951 a sua volta cover del brano Und jetzt ist es still di Harry Winter.

Come non ricordare poi due successi incredibili come Boombastic di Shaggy, divenuto famoso in Italia grazie ad una pubblicità della Levi’s, e Scatman di Scatman Jones.

Per rendere ancora più l’idea di che anno sia stato, a livello musicale, il 1995 meritano una menzione tra le principali uscite anche i seguenti brani:

  • Blur – Country house
  • U2 – Hold me, thrill me, kiss me, kill me
  • P.U.L.P. – Common People
  • The Beatles – Free as a bird
  • Michael & Janet Jackson – Scream
  • Simply Red – Fairground
  • Annie Lennox – No more “I love you’s”
  • La Bouche – Be my lover
  • Jovanotti – L’ombelico del mondo
  • Gianna Nannini – Meravigliosa creatura
  • No Doubt – Don’t speak
  • Corona – Baby baby
  • Smashing Pumpkins – Tonight, tonight
  • Take That – Back for good

Come da tradizione di questa rubrica, ecco il PEZZONE! Ovviamente sceglierne uno in mezzo a tutto questo ben di dio non è stato affatto semplice.

La scelta è ricaduta su un album di debutto, l’ennesimo del 1995. La band in questione non è famosissima dalle nostre parti ma lo è il pezzone in questione, reso indimenticabile da una pubblicità del Calippo. L’album si apre con due pezzi dal gran tiro ovvero I’d like to know e Caught by the fuzz ma merita tutto almeno un ascolto.

L’album in questione è I should coco dei Supergrass e il PEZZONE è Alright.