Stephen Aboud: cronaca dell’addio alla FIR

6 Aprile 2022

“se è furbo si leva dai cogl…….”

dissi a un amico su Whatsapp un paio di mesi fa, ma lo dissi forse più per esorcizzare la paura di perdere una delle poche note intonate nel brusio confuso della passata gestione federale.

Però, visto l’andamento delle cose e il modo in cui stanno cambiando il sistema da lui curato negli ultimi 6 anni, credo che fosse un epilogo abbastanza scontato purtroppo.

Aboud se ne va dopo aver rivoluzionato la formazione dei tecnici italiani, rivoluzione che ha fatto storcere tanti nasi ma che io trovo azzeccata. Dopo aver riorganizzato le Accademie producendo per altro ottimi risultati sulla qualità della formazione dei nostri giovani nell’alto livello. Un sistema quello delle Accademie pieno di difetti, certamente, ma spesso più dovuti a qualche comportamento clientelare tipicamente italico che a “vizi di forma” dello stesso.

Una delle poche certezze, una delle poche persone il cui lavoro andava salvato a tutti i costi viene avvicendata (anche se per iniziativa di Aboud) ed è un epilogo a mio avviso inaccettabile.

L’unica speranza è che si cerchi di salvare “il buono” del lavoro di Aboud, che si riesca a dare un minimo di continuità ad uno dei pochissimi progetti a medio-lungo termine mai messi in atto nel rugby italiano e che ha dato anche dei discreti frutti. Speranza resa flebile dalle novità riguardanti le Accademie e il loro prossimo futuro, orientate verso una gestione inclusiva, verso la quantità a scapito, probabilmente, della qualità. Ma potrebbe essere anche questo un progetto a medio-lungo termine quindi chi vivrà vedrà.

Negli ultimi anni dalle Accademie non sono usciti molti giocatori a disposizione per la Nazionale maggiore ma è anche vero che i nostri U18 e U20 hanno cominciato a competere quasi alla pari con i coetanei delle altre Union che prendono parte al 6 Nazioni, sintomo che il sistema in qualche modo funziona.

Se questo divario poi si dilata in maniera drammatica a livello seniores il malfunzionamento sta proprio lì, in quella transizione. Transizione in cui nelle altre Union i ragazzi cominciano ad avere contratti professionistici (qualcuno anche prima della transizione) mentre da noi… lasciamo perdere.

Si poteva spendere qualche energia in più per mettere mano ai campionati e ciò che ad essi attiene invece di smantellare qualcosa che funziona?

Si potevano applicare dei correttivi al sistema Accademie e intanto lavorare sodo a ciò che crea discontinuità nel percorso di crescita dei ragazzi provenienti da queste ultime?

Domande difficili che non troveranno risposta ma intanto un ringraziamento doveroso ad Aboud. Tra l’altro nel marasma dei proclama elettorali, delle polemiche becere e del caos degli ultimi due anni dove ognuno ha dovuto dire per forza la sua, lui ha comunque mantenuto un profilo basso e ha continuato il suo lavoro dietro le quinte tanto da farci spesso chiedere “ma Aboud ci sarà ancora o se ne è già andato?”

E questa è cosa buona.