Terza settimana di test estivi con tanta di quelle partite da far girare la testa. A concludere il resoconto del weekend ecco la terza ed ultima parte.

CARLING CHAMPIONS TEAM – ITALIA A
Italia A costretta ad alcuni cambi dell’ultimo minuto per problemi fisici: fuori Biondelli, Casilio, Ruggeri e Alongi. Eppure riesce a tenere testa ad una selezione dei migliori giocatori della Currie Cup, il maggior campionato per club sudafricano, votati dai tifosi della competizione. Un match di grande impatto mediatico visto lo sponsor altisonante ma che in realtà è stato giocato in uno stadio semideserto.
Ciò non toglie che sia stata una partita molto interessante e combattuta, con The Beast Mtawarira (con indosso una maglia da gioco che sembra più un body painting da quanto lo strizza ma che probabilmente a me farebbe da copertina per la notte) che prima della partita porta al centro del campo il trofeo giunto alla sua seconda edizione.
Ad aprire le marcature al secondo minuto è Gesi che, dopo un turnover da ruck ad opera di Matanzima, intercetta furbescamente un passaggio forzato di Sekekete e si invola in meta. Un lampo che caratterizza un po’ il match, giocato a viso aperto senza grosse leziosità strategiche, con un bel po’ di indisciplina dei sudafricani che tengono gli italiani, sempre molto propositivi, vicini nel risultato.
Non molte indicazioni tecniche da poter trarre da questo match per gli azzurri ma sicuramente una prova positiva, di grande intensità e con la certezza che la maul da touche sia anche per la seconda selezione italiana un’arma quasi disinnescabile dagli avversari.
Ottima prova di Canna dalla piazzola e positiva nel gioco, con l’Italia A che probabilmente soffre troppo la momentanea inferiorità numerica a causa di un giallo a Bianchi al 60′ di gara aprendo un po’ troppi spazi in difesa.
Comunque il bilancio di questo minitour in Sud Africa è da considerarsi decisamente positivo: se la vittoria contro una imbarazzante Namibia poteva non essere molto di più che un’iniezione di fiducia per i ragazzi impegnati lontano da casa, la sconfitta di misura contro il Carling Champions Team non è sicuramente esaltante ma ha permesso di vedere all’opera alcuni giocatori con un discreto minutaggio, cosa che senza questa seconda selezione (più la terza, la Emergenti) sicuramente non si sarebbe potuta ottenere.

ARGENTINA – SCOZIA test 1
La partita contro il Chile della Scozia A nascondeva dei messaggi che non eravamo stati pronti a cogliere. Forse l’unico, il più evidente, era che questa squadra senza Hogg e Russell non è che se la cavi poi gran che bene e infatti con l’Argentina, nel primo di tre test, trova la prima sconfitta dal 2011 (dopo 6 scontri diretti vinti). E non è una notizia di poco conto dopo che la Scozia ha per l’ennesima volta deluso le aspettative al 6 Nazioni e continua il suo cammino verso la RWC 2023 perdendo pezzi uno dietro l’altro.
Un’ Argentina cinica ed abrasiva che tiene il gioco in mano per tutto il primo tempo, con la Scozia che oltre a compiere errori madornali non riesce a mettere in campo gran che. Entrambe le squadre però sono piuttosto indisciplinate e nonostante la partita sia tutt’altro che semplice da gestire va sottolineato che Nic Berry, ben coadiuvato dal TMO Marius Jonker, ha arbitrato discretamente, forse un po’ troppo puntiglioso ma con una discreta consistency su tutta la durata dell’incontro.
Emblematica per lo stato confusionale della Scozia è la meta al 34′ di Santiago Carreras: un calcio di Sanchez dai propri 10mt coglie impreparato Darcy he controlla in due tempi dentro i propri 22, calcia di nuovo ben dentro la metà campo argentina, controlla al volo Mallìa che buca completamente indisturbato la linea scozzese in ritardo e disorganizzata, il buon recupero dalla distanza con placcaggio di van der Merwe fa contrasto con la gestione di una controruck a 3mt dalla linea di meta gestita da 3 uomini contro 1. Carreras raccoglie, ringrazia e si tuffa con comodità in meta.
Concluso il primo tempo sul 18-6 gli scozzesi provano in tutti i modi a metterci una pezza, migliorando dal punto di vista della disciplina (cosa che non fa l’Argentina) affidandosi alla touche, ravvivata dalle sostituzioni, e mettendo in moto le gambe ma tutto questo basta solo a recuperare lo svantaggio. Ai padroni di casa, raggiunti fino al pareggio, basta premere un po’ di più sull’acceleratore per indurre all’errore gli scozzesi che non hanno mai dato segno di avere il pallino in mano, per un risultato finale che recita 26-18.
Gli scozzesi in vista del secondo test dovranno rimettere insieme i pezzi e soprattutto, cosa non da poco, trovare una vera leadership in campo perchè l’impressione che si è avuta da casa è stata quella di una squadra spesso smarrita nei momenti decisivi.

GEORGIA – ARGENTINA XV
Se parli di Georgia non puoi non pensare alla sua arma letale, il pacchetto di mischia. Forti, specializzati, con talento e abrasivi. Un pratese amato dai senesi ha sempre dichiarato che “le mete le segnano i trequarti, ma gli avanti vincono le partite” ed è innegabile che con ottimi set piece da mischia e touche e buoni palloni in avanzamento, il gioco dei tre quarti porta quasi sempre buoni frutti.
Non ci stupisce quindi che le prime due mete dell’incontro portino la firma della Georgia, quello che ci stupisce è invece che siano pregevoli mete del reparto dei trequarti.
Prima fase da mischia, Abzhandadze trova lo spazio per una ventina di metri, salta due compagni e trova Niniashvili che segna la prima meta dell’incontro, trasformata da posizione non comoda dallo stesso Abzhandadze. Seconda meta sugli sviluppi di una touche: Niniashvili trova Abzhandadze al suo interno libero, continuità diretta e meta, trasformata dall’ottimo piede di Abzhandadze.
Quello che si è visto però è una mischia non avanzante e delle touche vinte non con così tanta disinvoltura. Ecco quindi che piano piano l’Argetina prende sicurezza e prima con il preciso piede di Prinsciantelli e poi con una maul da mischia recupera il divario e arriva sotto di un punto. Non passano neanche cinque minuti che Mensa trova una difesa un po’ assonnata, assorbe l’ultimo difensore e manda in meta Ruiz per il sorpasso 17-23.
La mischia Argentina prende in mano le redini della partita, complici forse anche le pause per water break che hanno caratterizzato molte delle partite del weekend e che hanno permesso di rifiatare e spezzare il ritmo. Al 72’, sempre da maul, l’Argentina sigla un’altra meta per il parziale 17-23
Risultato che non si muoverà fino all’ottantesimo dove la Georgia segna con Cheishvili per il definitivo 24-30
Argentina che ha saputo sfruttare al meglio le proprie forze e ha saputo disinnescare quella che da sempre è l’arma migliore della Georgia: la mischia. Georgia invece molto propositiva sui ¾, squadra nettamente migliorata rispetto alle ultime uscite contro squadre tier 1.
Domenica ci sarà IL test match contro l’Italia, fondamentale per entrambe le squadre: chi saprà sfruttare al meglio le proprie carte e non perdere la concentrazione porterà a casa la sfida.
Non sarà assolutamente una partita dal risultato scontato.
