Quarta e penultima settimana di test estivi caratterizzata dal dominio dell’emisfero nord su quello sud con tutte le serie di test tra tier 1 giunte al pareggio. Ecco la prima parte del resoconto del weekend.

GIAPPONE – FRANCIA test 2
Poteva succedere l’imponderabile! Un Giappone sceso in campo non solo per far bella figura ma preparato e pronto per battersi ad armi (quasi) pari con la Francia. Lo avevo detto negli scorsi articoli e nelle presentazioni delle formazioni sui social di Barba Ovale che dietro a questi Brave Blossoms c’era un lavoro di approccio e preparazione alla serie con la Francia veramente minuzioso.
Succede quasi tutto nel primo quarto di gara. Al minuto 8 una meta francese in prima fase da touche, classica e senza fronzoli, porta alla facile segnatura di Lebel alla bandierina, con Lucu che assicura i 2 punti aggiuntivi. Sembra davvero tutto facile ma i presupposti non vengono poi seguiti dai fatti.
Bastano 3 minuti di gioco e, complice il piede in liberazione non irresistibile di Jalibert e una salita francese tutt’altro che ordinata, i giapponesi mettono su un contrattacco da ricezione che li porta dai propri 10 metri con tanta corsa, sostegno e belle continuità dirette a segnare una meta pregevole per mano di Yamanaka.
I pasticci al piede continuano con Jalibert e Lucu che al 17′ mettono di nuovo a rischio il risultato: il primo sparacchiando un calcio dove van den Heever aspetta ansioso il pallone con cui contrattacca da centro campo, batte il primo avversario, calcia per se stesso, raccoglie Lebel al limite dell’area di meta e la passa a Lucu che, sotto pressione, gliela calcia in faccia. La linea di pallone morto salva la situazione ma dagli sviluppi della conseguente mischia a 5mt i giapponesi rischiano in un paio di occasioni di segnare, i francesi si salvano ma fallosamente e il piede di Lee porta in vantaggio i padroni di casa, 8-7.
I francesi si guardano negli occhi ed evitano il patatrac ma i giapponesi difendono con tenacia e attaccano con vigore, non riescono nell’impresa solo a causa di una serie di errori dovuti proprio alla volontà di tenere il pallone vivo e il ritmo alto, errori che però frammentano molto la partita. I padroni di casa riescono comunque a chiudere il primo tempo in vantaggio con una pregevole azione caratterizzata di nuovo da ottime mani e continuità dirette ed è di nuovo Yamanaka ad andare a segno e a chiudere la prima frazione sul 15-7.
Nel secondo tempo i giapponesi vanno fuori giri e complice anche una certa indisciplina, i francesi ritrovano il bandolo della matassa pur senza avere ragione in maniera agevole dei padroni di casa. Servono le punizioni di Lucu e Jalibert e una meta negli ultimi minuti di Coullioud che approfitta di una distrazione della difesa da mischia dei giapponesi. Passano però due minuti e l’incubo dei francesi sembra tornare in vita: sugli sviluppi di una touche a 5mt l’eroe nazionale Tatafu, subentrato stavolta dalla panchina, segna una meta di potenza sfondando la difesa dei galletti ma interviene il TMO: Tatafu ha perso il controllo del pallone, no try.
La partita si conclude con un Giappone che, con una squadra giovane e diverse pedine importanti fuori per infortunio, dimostra di aver fatto una crescita sbalorditiva e di essere senza dubbio in una forma invidiabile. Se come si dice a Siena “un li sciupa la brinata” questi boccioli di ciliegio potrebbero essere ancora una volta una grande sorpresa alla RWC 2023.

ALL BLACKS – IRLANDA test 2
L’Irlanda fa l’impresa e vince per la prima volta nella storia in Nuova Zelanda. Lo fa aprendo la gara come aveva fatto l’Inghilterra nella vittoriosa semifinale alla RWC 2019 e la Francia a novembre nella storica vittoria casalinga, ovvero mettendo sotto torchio dal primo minuto i neozelandesi, con possesso, ritmo alto e un susseguirsi di fasi che mette immediatamente in confusione i tuttineri. La prima segnatura arriva quasi subito e porta la firma di Porter con trasformazione di Sexton.
La tattica è quella giusta anche se a centro campo la difesa irlandese è stranamente attendista, per quanto chirurgica nella scelta del timing di intervento al breakdown. Sembra quasi che l’Irlanda non abbia la testa per chiudere da subito il discorso, ci si aspetta una grande pressione che porti gli All Blacks ad andare fuori giri invece il racconto della partita si sviluppa con l’imprecisione in attacco degli irlandesi, con una grande frammentazione dovuta all’indisciplina ed una serie di episodi chiave che condizioneranno tutto l’andamento del match. Episodi legati anche e soprattutto ad alcune letture dello staff arbitrale a cui fa capo Peyper che ha creato non poche polemiche e che analizzerò con precisione in un articolo dedicato.
Su tutte la gestione errata della “maledetta” regola 3 che ha permesso ai padroni di casa di giocare per due minuti con un uomo in più (13 giocatori anzichè 12) pur non avendone diritto avendo causato le mischie senza contesa in seguito a due cartellini ai danni dei due piloni destri Tu’ungafasi e Ta’avao.
Il primo tempo si chiude in un clima di incertezza con un giallo a Jamie Ryan e la meta di Beauden Barrett che porta il punteggio sul 7-10.
Se il primo tempo è stato reso avvincente ed interessante solo dai mille e più misfatti, il secondo tempo non scorre affatto ed è ancora caratterizzato da una grande frammentazione, senza guizzi e con i padroni di casa contratti dalla medicina rifilata dagli irlandesi (i primi minuti a tutto gas sono evidentemente il tallone d’Achille degli All Blacks). Gli irlandesi sono attenti ad arginare con precisione chirurgica a suon di turnover di Doris e Beirne i padroni di casa.
Ci sono comunque due lampi di genio da segnalare, uno per parte: al 60′ Sexton calcia una punizione in touche, il fato vuole che sul punto di uscita ci sia Sevu Reece che, con un guizzo dei suoi, salta da fuori la linea di touche, prende il pallone in volo e riatterra in campo, un gesto atletico sopraffino con cui tiene vivo il pallone. Il secondo lampo è di O’Mahony che al 65′ raccoglie sui suoi 10mt un pallone caduto in avanti a Ross, alza la testa e con un calcio di esterno che sulle prime sembra un po’ una ciabattata in realtà guadagna, udite udite, una rimessa laterale ben dentro i 22 neozelandesi grazie alla regola 50/22. Peccato che quella touche venga malamente buttata alle ortiche fruttando però sugli sviluppi dell’azione neozelandese una punizione che Sexton mette dentro per il 7-23.
L’Irlanda che avrebbe potuto chiudere forse ben prima la pratica avendo fatto quasi tutto bene per mettere in difficoltà gli All Blacks, in realtà fatica poi ad avere ragione dei padroni di casa nonostante una momentanea doppia superiorità numerica (che a tratti doveva essere addirittura tripla) sprecando lo sprecabile ma riuscendo a mantenere l’attenzione e con una difesa monumentale che ha visto in O’Mahony, Beirne e Doris i suoi migliori attori.
E adesso che la serie è livellata, una volta finiti gli strascichi degli enormi errori arbitrali ai quali abbiamo assistito, le porte si aprono su un test 3 che probabilmente somiglierà ad una guerra di trincea. Ne vedremo delle belle!

AUSTRALIA – INGHILTERRA test 2
L’Inghilterra sceglie di mettere in campo nel secondo test contro l’Australia una specie di Royal Rumble. Senza andare tanto per il fino è chiaro fin da subito che sarà una battaglia di muscoli, con le squadre che a testa bassa conducono una partita fatta di tanto possesso e di scontri di grande intensità. Ovviamente correndo meno il pallone ci sono anche meno errori di handling e la partita risulta intensa, piacevole e poco frammentata.
La prima segnatura arriva al quinto minuto e porta il nome di Billy Vunipola, o Billy Pastasciutta come ci piace chiamarlo da queste parti. Dopo questa segnatura e un paio di carries tutte potenza dritto per dritto che fanno alzare i tifosi dai seggiolini non combina poi più un gran che, nonostante sia una partita abrasiva e basata molto sulla sfida fisica individuale con cui il nostro Pastasciutta dovrebbe andare a nozze.
Gli inglesi martellano da subito i padroni di casa, fanno tanto possesso ma anche un bel po’ di fatica, per quanto questo sia il gioco a loro più congeniale. Sfruttando dunque la loro propensione allo scontro fisico e l’indisciplina australiana gli inglesi riescono a mettere in chiaro le cose nel primo quarto con un vantaggio per 19-0 messo in dubbio solo da una meta quasi allo scadere del primo tempo di Taniela Tupou. Si va negli spogliatoi sul 7-19.
Nel secondo tempo l’Inghilterra cambia un po’ lo spartito cercando di mettere in mano a Smith la situazione ma la battaglia fisica ha sicuramente portato migliori risultati delle suonate di violino dei trequarti e l’Australia riesce pian piano a ritrovare coraggio e mettere punti a tabellino con una meta di Koroibete frutto di una logorante battaglia sui 5mt inglesi e una punizione, con giallo a Smith per in avanti volontario, messa a segno da Lolesio che sembra aver preso confidenza e riuscire a dare ordine e ritmo alla propria squadra, insieme al solito White.
Al 64′ però una trovata di Farrell rompe definitivamente gli equilibri: cross kick millimetrico da touche a touche per le mani di Nowell che pesta sulle gambe e resiste alla difesa australiana, l’azione aumenta di giri e si arriva fino quasi alla segnatura inglese sotto i pali, evitata fallosamente dagli australiani. Farrell sigla la punizione del definitivo 17-25
Resta il tempo di segnalare un errore dello staff arbitrale: al 69′ O’Connor calcia una punizione in touche verso i 5mt inglesi, la palla supera il piano della touche (non è chiaro se dentro o fuori dall’area di meta), Care che si trova sul punto di caduta ma fuori dal campo salta e respinge il pallone in area di meta, sotto gli occhi dell’assistente Paul Williams. Da regolamento quel pallone sarebbe fuori, invece viene calciato in touche da un giocatore inglese e l’Australia vede così sfumare un’occasione importante.
Come per le altre serie tra le big dei due emisferi anche questa è adesso sul’ 1-1 quindi occhi puntati sabato anche su questa sfida decisiva.
