Val di Farma: Canaloni del Farma, Ferriera di Torniella e Ferriera di Ruota – Trekking in Toscana

29 Marzo 2021

La Val di Farma è una zona molto estesa e piuttosto impegnativa da visitare. Vi consiglio vivamente di contattare una guida ufficiale per accompagnarvi in certi trekking, poichè anche dove i sentieri sono ben segnalati dai tipici tratti biancorossi, il percorso è spesso molto ripido e scosceso.

Vi voglio raccontare una camminata nella Val di Farma che, come al solito, parte per essere facile e veloce e finisce che ho fatto 16km in 6 ore, con 250 mt di dislivello, con deviazioni inutili e grosse perdite di tempo a fare foto e godersi il paesaggio. Quindi le mie tempistiche e percorrenze sono sempre da prendere con le molle.

Il mio percorso inizia dal centro di Scalvaia, in fondo al paese, dove sono ben visibili le segnaletiche per i Canaloni. Partendo da qui vi consiglio di seguire sempre e solo la segnaletica biancorossa che vi permetterà, oltre a non sbagliare, di effettuare il cammino più semplice. Scendendo in linea retta dopo alcuni minuti si interseca la strada a sterro che porta ai Canaloni, dove arriveremo più tardi costeggiando il fiume. Attraversando la strada e continuando a seguire la segnaletica giù per il crinale, dopo circa 10 minuti di discesa si arriva alla Steccaia (diga medieovale).

Da qui si comincia a costeggiare il fiume verso valle. Dopo un primo tratto molto scosceso e ripido, dove l’argine è stato probabilmente eroso dalle piene, il sentiero insieme al fiume incontra una zona pianeggiante e dopo qualche centinaio di metri si comincia ad intravedere, sulla riva opposta, uno dei siti di maggior interesse della zona, ovvero la Ferriera di Torniella. Qui la corrente del fiume piuttosto calma e il fondale basso permetterebbero di guadare agevolmente, magari scalzi per evitare di finire la passeggiata con i piedi bagnati. Ma io non sono uno da cose agevoli ed ho avuto la brillante idea di rischiare l’osso del collo guadando in equilibrio su un grande albero caduto. Cosa che vi sconsiglio vivamente di replicare.

Sopravvissuto alla caz… ehm al colpo di testa, mi avvicino finalmente alla meravigliosa Ferriera di Torniella, non prima di aver notato un barchetta brandizzata che, probabilmente, viene usata per agevolare l’attraversamento ai turisti (quelli un po’ meno pazzi di me).

Il sito è tra i più belli e meglio conservati del suo genere, nonostante proprio questa zona sia spesso soggetta ad alluvione a causa delle piene del Farma. L’origine della struttura sembra risalire addirittura al XIII secolo, con una prima costruzione adibita a mulino e altri stabili adibiti a ferriera risalenti circa al 1600. Per approfondire di più la storia del sito e rendere omaggio alle fatiche per la sua conservazione da parte della famiglia Cuccia, gli attuali proprietari, potete prenotare una visita ai locali interni attualmente adibiti a museo.

Se volete potete bypassare la Steccaia ed evitarvi le fatiche del tratto che conduce alla Ferriera cominciando questo trekking dal centro abitato di Torniella per scendere agevolmente al sito della ferriera attraverso una strada sterrata.

Da qui per me comincia l’avventura. Si perchè per la prima volta la app che mi guida sempre nelle mie visite, ovvero View Ranger (che vi consiglio vivamente di scaricare da questo link), mi ha giocato un brutto scherzo. Visto che non volevo di nuovo fare l’equilibrista sul tronco e che non mi fidavo della chiara segnaletica che vedete nell’immagine qui sotto, ho deciso invece di fidarmi della app che segnalava una agevole strada sterrata culminante in un guado dall’aria ancor più agevole.

“seguite sempre le indicazioni!” e poi sono il primo a non farlo…

Dopo un paio di km di cammino su questa meravigliosa strada a sterro, nonchè dopo una simpaticissima e ripida salita, mi sono imbattuto in un allevamento di mucche, ovviamente recintatissimo. Dunque dopo aver evocato qualche demone ed aver salutato le placide mucche me ne sono tornato indietro.

E qualcuno dirà “sarà tornato al guado segnalato”… eh no! Troppo semplice! Visto il tiro mancino di View Ranger ho deciso di seguire l’istinto e il senso dell’orientamento, quindi mi sono gettato giù per il crinale in mezzo a rovi di ogni tipo e specie e dopo qualche minuto di graffi e inciampi sono finalmente giunto ad un campo pianeggiante odendo il torrente finalmente riavvicinarsi. Tutto bello se non fosse per la rete e il filo spinato in prossimità dell’argine. Ma si supera anche questo, rischiando probabilmente una fucilata dal proprietario del fondo. Ovviamente da qui in avanti il sentiero è un concetto astratto, mi divincolo tra rovi e greti vari sperando prima o poi di incontrare un guado che mi riporti sulla sponda giusta. Nel frattempo faccio un piacevole incontro.

Salutata la raganella e qualche santo giungo infine ad una decisione sofferta. Davanti a me i rovi lasciano spazio ad una parete rocciosa verticale, dall’altra sponda invece intravedo il campo che mi potrebbe condurre finalmente ai Canaloni (il condizionale a questo punto è quasi scontato). Dunque guado. Non ci sono foto a riprova perchè ho dovuto fare peripezie allucinanti per non entrare nell’acqua, quindi o guado o faccio le foto.

Una volta guadato proseguo lungo la sponda per qualche centinaio di metri e per pura casualità trovo una strada a sterro che View Ranger mi segnala correttamente, la seguo e finalmente, dopo una leggera risalita, interseco la strada a sterro che avevo già attraversato sotto Scalvaia. E stavolta la seguo girando verso destra e camminando alcuni minuti. Fino a quando mi imbatto in una vera e propria meraviglia. Ovvero la sorgente dell’ Acqua Ghiaccia.

Questa meraviglia della natura non è che un piccolo antipasto di quanto troveremo poco più a valle. In linea d’aria ci sarebbe da coprire poca distanza ma il sentiero in questa zona risale e si allontana dal corso del fiume per reincontrarlo, dopo una diramazione verso destra, poco più giù.

Il fragore della corrente mi accoglie in uno degli spettacoli più belli che si possono trovare da queste parti, le cascate naturali create dall’incessante scorrere delle acque nei millenni.

Questo spettacolo ha un nome: i Canaloni del Farma.

Già arrivare qui ripaga la fatica del cammino, e vi ricordo che giungere solo ai Canaloni (bypassando quindi Ferriera di torniella e Steccaia) in realtà è più agevole dato che c’è una strada sterrata comunale che arriva fino alla sorgente. In estate il luogo si riempie di bagnanti quindi consiglio di venire a visitarlo durante la mezza stagione, magari lontano dal weekend.

Potreste finire la camminata qui e rientrare facendo a ritroso la strada comunale e risalendo il crinale fino a Scalvaia, ma se siete malati come me c’è un ultimo sito da visitare. E se siete matti come me non vi deve interessare se c’è da risalire dal fiume all’intersezione e, mentre sulla sinistra c’è la strada di casa, a destra udite il canto delle sirene che vi invita a risalire ancora e a proseguire un altro kilometro circa. E io i tappi di cera me li ero dimenticati a casa.

Dunque da qui il sentiero risale di nuovo, si fa complicato fino ad intersecare, per fortuna, una strada a sterro che riscende veloce verso un’ansa del fiume e, sulla riva sinistra, nascosta da fitti rovi, si intravede la sagoma di una delle ferriere più importanti della zona (o almeno quel poco che ne resta) ovviero la Ferriera di Rota.

Dell’impianto si hanno notizie fin dal XIII secolo, ha subito molte vicissitudini e cambi di proprietà. A monte c’è anche una diga e una chiusa che porta l’acqua alla gora (oramai poco visibile) che alimenta l’impianto. Oggi l’unica cosa integra ed osservabile è il camino da cui l’acqua cadeva sulla ruota che azionava i mantici e il maglio della ferriera.

Apro una piccola parentesi: come per altri siti che hanno una storia molto interessante, è spiacevole osservare l’incuria in cui riversano. Capisco le difficoltà per raggiungere certi luoghi, sommate forse anche ad uno scarso interesse del pubblico e a dei costi di manutenzione molto alti, ma sarebbe bello poter osservare da vicino certi edifici se non fossero inglobati da decine di metri di rovi. La ferriera che si trova sotto al torrente Ricausa nella riserva Alto Merse, ad esempio, per quanto inghiottita dalla vegetazione, presenta delle tabelle informative piuttosto interessanti.

Prima di ripartire dalla ferriera, grazie alla cortesia di qualche avventore del luogo, ho potuto anche riposarmi in una antica vasca abbandonata. Ringrazio pubblicamente l’autore del gesto incivile.

Per il rientro da questa zona ci sono varie opzioni, io ho scelto la meno impervia ma più faticosa, visto che si deve risalire rapidamente di quota di circa 250 mt, ma una volta raggiunta Croce a Consoli, girando a sinistra si percorrerà agilmente la strada a sterro sul crinale che in circa 20 minuti riporta al cimitero di Scalvaia, poco prima del parcheggio fuori dal centro abitato. Durante il cammino di rientro potrete incontrare anche un reperto archeologico moderno, una bella Fiat 131 1300/TC rossa fiammante da cui è stato sbarbato tutto e che viene utilizzata come discarica a cielo aperto.

Infine vi ricordo che oltre all’app View Ranger, che a breve pare verrà inglobata da Outdooractive ma è al momento ancora attiva, potete consultare percorsi già registrati anche sull’app Wikiloc, che potete scaricare da questo link. Mentre per le informazioni sui vari siti da visitare vi consiglio il sito della Rete Sentieri Monticiano di Claudio Cereda.

Detto tutto ciò vi sconsiglio assolutamente di partire impreparati, vi suggerisci di indossare calzature adeguate e di rivolgervi a guide ufficiali, soprattutto in zone impervie e tecnicamente difficili come queste.

Aspetto i vostri commenti, qui e sulla pagina facebook, ditemi se vi è piaciuto il percorso, chiedetemi info aggiuntive o ditemi se mi sono fatto sfuggire qualcosa.