Un drop per la resurrezione: i turning points della carriera di Bryn Gatland

18 Giugno 2020

Quanto rumore può fare una partita di Super Rugby che si risolve grazie ad un drop? Infinito. Tanto da sovrastare il grande rumore che tale partita ha già fatto nei mass-media e nei cuori dei tifosi di rugby di tutto il mondo. Vuoi perchè Highlanders – Chiefs, match inaugurale del Super Rugby Aotearoa, era la prima partita di rugby post-pandemia, il primo evento sportivo al mondo ad avere aperto i cancelli dello stadio agli spettatori, la prima possibilità di vedere le novità regolamentari e le loro applicazioni in campo. Tanto è valso quel drop di Bryn Gatland a mettere il punto esclamativo su una partita piuttosto noiosa in tutto il suo svolgimento ma accesa e ricca di colpi di scena nel finale dove i Chiefs prima passano in vantaggio con un drop di McKenzie seguito a ruota pochi minuti dopo da quello vincente, appunto, di Gatland.

Ma come si suol dire there’s more than meets the eye, ci sono tanti retroscena molti dei quali coinvolgono proprio l’autore del drop vittorioso per gli Highlanders. Intanto quello più evidente parte dal cognome.

Si perchè Bryn Gatland è figlio di Warren Gatland, da poco nominato miglior allenatore di tutti i tempi, scelto tra 32 candidati dai lettori del popolare magazine inglese Rugby World. Un curriculum incredibile e prestigioso, basti pensare che da selezionatore dei B&I Lions risulta imbattuto in ben due tour, il primo vinto in Australia nel 2013 e il secondo pareggiato in Nuova Zelanda, sua terra natia, nel 2017.

Le strade rugbystiche di genitore e figlio si incrociano più volte, la prima proprio nel tour dei Lions del 2017.

La carriera dell’allora 22enne Bryn nel Super Rugby stenta a decollare, come injury replacement gira tutta la Nuova Zelanda senza un minutaggio consistente, senza la certezza di andare in campo e soprattutto senza un contratto. Con la maglia di North Arbour però sembra trovare il giusto spazio per esprimere tutto il suo talento tattico e ciò gli vale non solo un contratto, ancora come injury con i Blues allenati da Tana Umaga, ma soprattutto la convocazione per i New Zealand Provincial Barbarians che affronteranno i Lions nel primo dei test match che precedono la serie contro gli Allblacks. Il talento cristallino, l’intelligenza tattica e il gioco al piede sopraffino creano non pochi problemi ai colossi in maglia rossa e la vetrina vede tutti i fari puntati sul numero 10 della formazione di casa. Bryn Gatland ha messo alle corde i Lions (che riescono comunque ad uscire vittoriosi come da pronostico per 13-7) guadagnandosi i complimenti non solo del padre.

British and Irish Lions’ head coach Warren Gatland (right) with his son Provincial Union XV’s Bryn Gatland after the tour match at the Toll Stadium, Whangarei, New Zealand. (Photo by David Davies/PA Images via Getty Image

Quello che seguirà sarà un periodo molto positivo con i Blues, complici gli infortuni delle prime due scelte a mediano d’apertura, soprattutto quello più grave di Otere Black che gli costa la fine della stagione. Nel 2019, dopo due stagioni in ascesa ai Blues, Bryn Gatland approda agli Highlanders dove un altro turning point lo attende. Nel maggio 2019, nella partita contro i Sunwolves a Tokyo vinta dagli Highlanders per 52-0, Gatland entra al 60′ al posto di Josh Ioane ma uscirà dal campo sorretto dai compagni: si è procurato un brutto infortunio al piede e alla caviglia che richiederà un’operazione e un lungo tempo di recupero, si parla di 6 mesi.

“Mi sono un po’ impaurito sinceramente dopo il primo consulto medico a Dunedin” afferma Gatland in un’intervista a Rugbypass. “La prima cosa che mi è stata detta? ‘Si tratta di una brutta rottura, c’è una possibilità che tu non torni a giocare mai più a rugby’. Ovviamente capisco che ti debbano delineare il peggior scenario possibile, in caso può andare solo meglio, ma non è esattamente ciò che vorresti sentirti dire a 23 anni”

“Non pensavo assolutamente che questo avrebbe potuto fermarmi, che ci fossero voluti 6 mesi o ce ne fossero voluti 24. Qualunque fosse stato lo scenario futuro ho lavorato sodo e sono tornato decisamente presto rispetto alle aspettative. La riabilitazione è stata dura ma ho avuto l’aiuto di molte persone intorno a me.”

Anche Gatland senior anticipa il rientro in Nuova Zelanda per andare a sedersi sulla panchina dei Chiefs e lo fa per stare vicino al figlio durante la riabilitazione. Ciò farà sicuramente la differenza e renderà il ritorno di Bryn sul campo ancora più suggestivo.

Si perchè proprio contro il padre, in Highlanders – Chiefs, la partita di cui parlavo all’inizio, Bryn Gatland fa il suo rientro partendo dalla panchina. Rientro non previsto per quella partita, agevolato ancora una volta da un infortunio durante la settimana proprio a Josh Ioane, come se il destino avesse già un piano scritto da tempo. Il venerdì, durante il captain’s run, Bryn riceve la notizia: Mitch Hunt partirà titolare n.10 e lui andrà in panchina. Decide di non dirlo a nessuno, nemmeno al padre, visto che lo spostamento di Hunt da estremo ad apertura avrebbe potuto sconvolgere i piani di gioco degli avversari creando un vantaggio per la sua squadra. Il fatto è che, la sera stessa a cena, Warren Gatland riceve un messaggio in cui viene a sapere che il figlio sarebbe partito dalla panchina. “Mamma era molto entusiasta” afferma Bryn nell’intervista a Rugbypass “ma mio padre un po’ meno, ‘perchè diavolo non me l’hai detto?’ anche se poi ha capito le mie motivazioni. Sapeva che l’unico mio pensiero era rivolto al mio rientro in campo. E per scherzo durante la cena gli ho anche detto ‘guarda, entrerò in campo e metterò dentro il drop della vittoria‘ ma stavo ovviamente solo scherzando Quando l’ho rivisto a fine partita mi ha detto un paio di parole che non posso ripetere, facendosi una grossa risata. Non era affatto felice del risultato finale ma lo era sinceramente per me.”

Dopo il grande aiuto di Warren Gatland al figlio, anche con l’invito durante il recupero ad allenarsi con il suo Galles prima dell’inizio del Mondiale a Tokyo (il primo allenamento di Bryn è stato proprio nello stadio del suo orrendo infortunio), tutto si sarebbe aspettato tranne che questa conclusione della storia.

Sembra un grande romanzo, ma alla fine è proprio quello che ci appassiona di questo sport che anche nel professionismo più spinto conserva ancora un alone mistico pieno di storie ed aneddoti.